Pensieri sulla salute, di Marco Calzoli
Nella medicina cinese è fondamentale il concetto di Chi. Esso è la forza fondamentale che anima l’universo e l’essere umano. Scorre all’interno del nostro organismo lungo canali detti meridiani, più o meno in corrispondenza dei vasi sanguigni, viene influenzato soprattutto dalla respirazione e dalla mente. Un suo equilibrio determina la salute, mentre lo squilibrio in un organo lo fa ammalare.
Il Chi viene considerato simile all’energia elettromagnetica, anche se non è stato scoperto dalla scienza occidentale. Tuttavia millenni di osservazioni da parte dei cinesi ne svelano l’intima natura.
Nondimeno anche la medicina occidentale scopre sempre meglio dei fenomeni elettromagnetici nel corpo umano. Dagli anni Sessanta gli scienziati rilevano come le ossa siano piezoelettriche: cioè quando vengono sottoposte a sforzo, l’energia meccanica si trasforma in energia piezoelettrica sotto forma di corrente. Attualmente il cibo e l’aria vengono considerati come il combustibile che genera elettricità nel corpo mediante una reazione biochimica: questa elettricità, che circola in tutto il corpo mediante i tessuti elettroconduttivi, è una delle principali fonti di energia che mantengono in vita le cellule. Leviton riferisce che ogni cellula funziona come una batteria ed è capace di immagazzinare cariche elettriche. Allo stesso modo, in Occidente si impiegano flussi di energia elettromagnetica strumentale per curare il corpo, il cervello e anche la depressione.
Il significato primitivo del termine cinese Chi è “trave maestra”, che sorregge tutto il tetto. Poi passa a indicare in genere il culmine di qualche cosa, quindi l’energia interna.
Negli organismi la spina dorsale dritta è associata a uno scorrimento ottimale del Chi, che arriva facilmente al cervello e permette la coscienza e una mente potente, come avviene negli esseri umani. Ma la schiena dritta ha anche degli svantaggi per quanto riguarda il corpo.
Gli animali hanno la spina dorsale orizzontale come una trave, quindi hanno una intelligenza limitata e poche abilità. In vantaggio gli organi interni sono ad essa appesi, quindi quando un animale salta gli organi si contraggono nello sforzo per poi rilasciarsi finito il salto, di modo che le viscere hanno una lieve capacità di manovra, si strofinano tra di loro. Questo permette ai tessuti connettivali di essere più resistenti, cosa che determina una maggiore salute degli organi degli animali rispetto a quelli dell’uomo. Invece l’uomo, avendo una schiena diritta, ha gli organi interni ammassati l’uno sopra l’altro, senza grande movimento tra di loro. Questo produce calore umido e conseguentemente vapore che va a ledere la loro funzionalità: per questo gli uomini sono meno resistenti e meno potenti fisicamente degli animali e si ammalano più spesso. A ciò però pone rimedio il Tai Chi Chuan.
Le arti marziali cinesi si dividono in esterne e interne. Le prime, che risalgono al monastero di Shaolin, si basano sulla forza muscolare e sulla velocità; le seconde, che risalgono al monastero di Wudang, si basano sulla coltivazione della energia interna, del Chi, mediante movimenti lenti, respirazione controllata e meditazione. Il Tai Chi Chuan è la più importante arte marziale cinese interna e ha come obiettivo finale di far confluire il Chi nel basso addome, in un punto detto Tan Tien, tre dita sotto l’ombelico.
Tutto il lavoro interno del Tai Chi Chuan è teso al benessere e al combattimento. Se dopo una lunga pratica il Chi sprofonda nel Tan Tien, esso permette capacità di manovra degli organi interni, di modo che essi tra di loro sfregano, si toccano e poi si allontanano. Questo movimento dissipa il vapore e garantisce salute e longevità. Nonché forza nel combattimento: la forza altro non è che salute!
I maestri di Tai Chi Chuan insegnano che la schiena deve essere sempre dritta, è il principio detto in cinese Wei Tso. Nell’uomo la schiena è verticale, ma non sempre, quindi il praticante deve imparare a tenere più spesso la schiena rigida di modo che essa permetta una migliore circolazione del Chi e uno sviluppo ottimale della mente.
Il carattere Wei implica anche un potenziale pericolo: questo perché se la schiena non è adeguatamente diritta può procurare dolore, si può rompere oppure il sé non si sviluppa adeguatamente.
Il famoso spadaccino giapponese Musashi diceva che lo scopo ultimo delle arti marziali è quello di non essere usate. Tutte le arti marziali cinesi, anche quelle esterne e il lavoro esterno presente persino nelle arti interne, hanno un solo obiettivo finale: la salute e lo sviluppo del sé, scopo che si chiama in cinese Yangsheng. Il combattimento è solo propedeutico allo Yangsheng.
Secondo la filosofia cinese, il principio e il fine ultimo di tutto l’universo, nonché ciò che lo sostiene in continuazione, è il Tao. Il Tao quindi è sia trascendente sia immanente. Il Tao si esprime attraverso la polarità Yin e Yang. Yin è passivo, inattivo, recettivo, femminile, invece Yang è attivo, energico, espansivo, maschile. Yin e Yang non sono categorie fisse e assolute, bensì in continua relazione e si trasformano a vicenda. Una madre è Yin per il marito, ma è Yang per il figlio.
Nel Yi Ching è scritto: “Una volta Yin, una volta Yang: questo è il Tao”. Il Tao è l’unità di Yin e Yang. Il Tao, unità, si esprime nelle cose con questa dualità, che non è rigida, ma in continua trasformazione. Granet scriveva che Yin-Yang sono “rubriche-guida”, cioè grandi contenitori attraverso i quali classificare ogni singolo fenomeno che accade nel cosmo e nell’uomo.
Alcuni ritengono ci siano organi interni Yin e organi interni Yang, ma non tutti i medici cinesi condividono tale prospettiva. In ogni modo, nel corpo umano c’è sempre un interscambio Yin-Yang. Nel morto il Chi residuo è Yin (debole) rispetto al vivo, che ha un Chi forte (Yang). Il Chi del sole è Yang rispetto a quello dell’uomo, che è Yin: il Chi della luna è Yin rispetto al sole ma Yang rispetto a quello dell’uomo, che è sempre Yin rispetto a quello della luna.
Anche la mente umana ha un aspetto Yin e uno Yang. Il primo (passivo, ricettivo) è la personalità, intesa come la parte dell’interiorità modellata dalla società mediante la educazione. Invece l’aspetto Yang (attivo, espansivo) è l’individualità, vale a dire l’insieme di quei tratti stabili e permanenti per tutta la vita della persona.
Nel Tao Te Ching (42) Laozi così scrive:
Ecco i Diecimila Esseri:
Se Yin porta, Yang abbraccia,
E fondendo assieme i soffi vitali (Chi), creano armonia.
I Diecimila Esseri indicano la molteplicità delle cose, cioè tutto quanto è presente tra il cielo e la terra. Il modo, con cui tutto ciò che esiste, interagisce pare regolato e orchestrato dalla complementarietà Yin-Yang. Yin è visto come “portare” e ciò che porta è sotto ciò che è portato, quindi è l’elemento femminile. Yang è visto nell’atto di abbracciare, quindi come custode di latenza o efficacia e pertanto viene associato alla idea di mascolinità. Pertanto il Chi ha un aspetto Yin e un aspetto Yang: solo se il Chi ha entrambi gli aspetti in equilibrio, vi è armonia nel corpo e nell’universo. Nelle pratiche taoiste ha molta importanza la respirazione: espirando e inspirando vi è il giusto ritmo Yin-Yang relativamente al Chi, quindi questa armonia procura salute e longevità.
È impossibile concepire alla mente umana come sia possibile che il Tao sia la unità di una dualità. Infatti la tradizione cinese afferma che il vero Tao non ha nome, cioè non si può indicare o esprimere in alcuna maniera.
Addirittura Liezi nella sua opera (5, 4) va oltre la formulazione che abbiamo riportato di Laozi e afferma in maniera vertiginosa:
Tuttavia vi è qualcosa la cui nascita non dipende dalla Potenza Spirituale (Shen Ling), la cui forma non dipende dallo Yin e dallo Yang, che non è illuminato dal sole e dalla luna, che ha vita breve senza che vi sia qualcuno che lo uccida, che vive a lungo senza che vi sia qualcuno che glielo permetta, che non ha bisogno dei cinque cereali per sostenersi, che non ha bisogno di seta per vestirsi, che non ha bisogno di barche e carri per viaggiare. Si tratta del Tao che è così per sé. È qualcosa che neanche il saggio è capace di comprendere”.
Un’altra opera fondamentale del taoismo, il Zhuangzi (22), così recita riguardo il Tao:
Ciò che fa sì che le cose siano non è separato dalle cose. Sono invece le cose ad essere separate tra di loro ed è questo che noi chiamiamo separazione tra le cose. Il separatore che non è separato è il non separato che origina la separazione.
Perché? Perché il Tao non è una cosa. Detto in termini occidentali, una cosa ha una forma, un posto nello spazio e un divenire nel tempo, quindi può essere indicata, nominata e categorizzata. Ma (Zhuangzi 22)
Wu wu zhe fei wu
Ciò che fa sì che le cose siano cose non è una cosa.
Lo scopo ultimo delle arti marziali non è quello di ledere il prossimo ma di rinforzare la propria persona, sia fisicamente ma soprattutto interiormente, indirizzandola (senza forzarla) all’armonia di Yin-Yang nell’unità del Tao, che dir si voglia in questa maniera. Questo processo equivale allo sviluppo del Chi.
Se si nutre il Chi facendolo scendere nel Tan Tien, si hanno benefici fisici ma soprattutto mentali, per questo il filosofo cinese Mencio consigliava, nel coltivare il Chi, di cercare “di liberare la mente”.
Prima di scendere nel Tan Tien, il Chi deve prima salire lungo la schiena, quindi più essa è dritta, meglio è. I cinesi chiamano il Tan Tien così: Chi Hai, “mare del Chi”. Questo per enfatizzare la sua grande capienza. Infatti i maestri sostengono che non c’è limite nella coltivazione del Chi: i classici cinesi affermano che “il Chi è sempre alimentato senza danno”.
In italiano “rinforzare” si dice anche: “irrobustire” oppure “corroborare”. Questi ultimi due verbi derivano dal sostantivo latino robur, che significa sia “forza” sia “quercia”. Questo rimanda al significato simbolico dell’albero nelle culture di tutte le latitudini.
L’albero è spesso associato all’uomo, che con i rami si staglia fino al cielo (mediante la sua spiritualità). Ma è l’uomo anche perché la sua dimensione materiale lo fa essere ciclico, con una nascita, uno sviluppo e una morte. Non per nulla per la cultura cinese è l’albero Kien-Mu a stare al centro del mondo. Quindi, detto in altri termini, il mondo trova la sua massima espressione nell’essere umano.
Nella cultura occidentale abbiamo il simbolo del Caduceo ermetico: una croce con attorcigliati due serpenti. I simboli sono tali perché serbano più significati. Quindi anche il Caduceo può essere interpretato in maniere differenti. Per alcuni i due serpenti sono due parti che costituiscono l’uomo, simboleggiato dalla croce di legno: la sua natura materiale e la sua natura spirituale, oppure l’Io inferiore e il Sé superiore.
Il simbolo della croce è un’icona profondamente radicata nella storia e nella cultura, con significati che variano a seconda del contesto. In ambito cristiano, la croce simboleggia la passione, morte e risurrezione di Gesù, rappresentando al contempo amore, speranza e redenzione. Al di là del cristianesimo, la croce è un simbolo antico e universale, spesso legato a concetti di orientamento, connessione tra cielo e terra, e elementi fondamentali della natura. La croce può simboleggiare i punti cardinali e l’orientamento nello spazio, rappresentando un legame tra il mondo terreno e la dimensione spirituale. In alcune culture, la croce è associata ai quattro elementi fondamentali della natura: terra, aria, fuoco e acqua. In alcune tradizioni pagane, la croce è legata a poteri solari e cosmici. L’ankh, o croce ansata, è un antico simbolo egizio che rappresenta la vita e deriva (dal geroglifico) per via della stilizzazione della suola della scarpa, e quindi rimanda sempre alla dimensione umana dell’universo, come se quella umana fosse la vita per eccellenza del pianeta.
È una vita tanto importante, quella dell’uomo, che ad un certo punto della storia il potere decide di controllare anche il corpo del singolo cittadino. Prima il potere aveva appannaggio soprattutto sul pensiero, sulle idee, quindi anche sui comportamenti, ma dal XVIII secolo c’è una svolta: mediante la medicina il potere aggioga il corpo umano. Ciò che prima era riservato agli schiavi senza diritti, dal XVIII secolo inizia ad essere applicato al comune cittadino. Il capitalismo pone al centro il corpo umano nel processo di medicalizzazione e lo fa per avere una forza lavoro più duratura e più efficiente.
Inoltre la medicalizzazione della società diviene oggi sempre più estesa: l’anestesia permette di condurre operazioni chirurgiche ben più lunghe e penetranti nonché a volte invalidanti; sussiste il fenomeno della medicalizzazione indefinita, come nei tumori; il fatto che l’intervento medico non si riduca più solo alle malattie.
Pensiamo anche al fatto che con la psichiatria pure la mente viene giudicata se essere idonea o no alla società e quindi sottoposta a TSO, cioè a trattamento coatto per farla aderire ai parametri del sociale. Insomma, un lavaggio del cervello permesso e portato avanti dallo stato verso chiunque “dissenta” dall’ordine costituito dalla idea della maggioranza.
Tutto questo si chiama “medicina sociale”. Anticamente lo sviluppo e la cura del corpo e della mente erano una libera scelta, adesso sono un obbligo. Ciò che prima era appannaggio solo di iniziati, che avevano strumenti e energie per sviluppare il corpo e lo spirito, si sta trasformando lentamente in un fenomeno di massa, sempre più crescente. E obbligatorio! Con una esigua libertà e possibilità di scelta.
Pensiamo anche allo psicologo, che cura non solo le malattie psichiatricamente definite tali ma anche il malessere. Pensiamo addirittura al counselor, il quale si permette di mettere bocca finanche sulle scelte da fare.
Siamo tutti spinti alla ricerca di un benessere a tutti i costi: o per coazione o perché sollecitati comunque dai modelli che imperversano nei media e sui social.
È un bene o un male che ciò che prima era una scelta adesso è un obbligo o comunque un modello sociale quasi imposto?
Prima la forza a cui attingere era il Tao, adesso è lo stato. Nel passato era il Signore la fonte dei miracoli: a Dio si chiedeva aiuto e sostegno, adesso ci sono figure professionali in giacca e cravatta, simboli della società, dello stato, del potere degli esseri umani.
Il Salmo 18 (versetti iniziali) invoca Dio come l’unica salvezza del suo popolo fedele:
2 Il SIGNORE è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore;
il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio,
il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio.
3 Io invocai il SIGNORE ch’è degno d’ogni lode
e fui salvato dai miei nemici.
4 I legami della morte mi avevano circondato,
i torrenti della distruzione mi avevano spaventato.
5 I legami del soggiorno dei morti mi avevano attorniato,
i lacci della morte m’avevano sorpreso.
6 Nella mia angoscia invocai il SIGNORE,
gridai al mio Dio.
Egli udì la mia voce dal suo tempio,
il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi …
Oppure pensiamo al Salmo 29, uno dei più antichi del salterio, che nell’esaltare Dio come potenza dell’universo, lo chiama altresì per il vigore del suo popolo:
1Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
2 Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore in santi ornamenti.
3 Il Signore tuona sulle acque,
il Dio della gloria scatena il tuono,
il Signore, sull’immensità delle acque.
4 Il Signore tuona con forza,
tuona il Signore con potenza.
5 Il tuono del Signore schianta i cedri,
il Signore schianta i cedri del Libano.
6 Fa balzare come un vitello il Libano
e il Sirion come un giovane bufalo.
7 Il tuono saetta fiamme di fuoco,
8 il tuono scuote la steppa,
il Signore scuote il deserto di Kades.
9 Il tuono fa partorire le cerve
e spoglia le foreste.
Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
10 Il Signore è assiso sulla tempesta,
il Signore siede re per sempre.
11 Il Signore darà forza al suo popolo
benedirà il suo popolo con la pace.
È significativo che la parola ebraica qol vuol dire sia “voce” sia “tuono”. È nella natura che si esprime la potente voce di Dio, la quale trova un riverbero in ogni singolo essere. Nel popolo cananeo si venerava Baal-Hadad, il Signore della tempesta: in questo Salmi vi è una tenue eco di questi antichi culti.
Molti altri passi dell’Antico Testamento riportano che Dio dà la propria forza ai deboli: “Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore allo spossato” (Isaia 40, 29). Il Salmo 68, 35 canta che Dio dà forza al Suo popolo: “Oh Dio, tu sei tremendo dal tuo santuario; il Dio d’Israele è quello che dà forza e vigore al popolo. Benedetto sia Dio!”. Spesso leggiamo che la forza di Dio viene data ai re (1Samuele 2, 10) e ai profeti: “Io invece sono ripieno di forza dello Spirito dell’Eterno, di giustizia e potenza, per far conoscere a Giacobbe la sua trasgressione e a Israele il suo peccato” (Michea 3, 8).
Ora, se lo stato prende il posto della religione nell’aspetto più intimo della persona (la salute del corpo e dell’anima), non dobbiamo meravigliarci che ci sia un ateismo dilagante.
Heidegger osservava che oggigiorno la tecnica ha preso il posto della metafisica. Anziché inchinarci di fronte a Dio ci inchiniamo di fronte al progresso. In questo nichilismo imperante si manifesta la vera malattia spirituale dell’Occidente.
Bibliografia
- M. Foucault, Medicina e biopolitica, Roma 2021;
- R. Guénon, Il simbolismo della croce, Milano 2012;
- Y. Jwing-Ming, Le radici del Qiqong Cinese, Roma, 2003;
- R. Leviton, “Healing with Nature’s Energy”, in East West Journal, giugno 1986;
- Liezi, La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema, Torino 2008;
- H. G. Moeller, La filosofia del Daodejing, Torino 2007;
- H. J. Tsung, Il tao del Tai-chi chuan. La via del ringiovanimento, Roma 1986.



