Prendersene cura è l’unico modo per far funzionare il lavoro, di Mary Attento

«In Italia, i temi legati al lavoro sono appannaggio di giornali come “Il Sole 24 Ore” e “ItaliaOggi”, testate di economia – che non necessariamente significa “cultura del lavoro” – con un pubblico molto settoriale e con un approccio non propriamente divulgativo o popolare. […] “Forbes Italia”, “Millionaire” e “Business People” hanno obiettivi più commerciali che culturali e un pubblico molto circoscritto e autoriferito. Si sostengono prevalentemente grazie alla pubblicità, ai pubbliredazionali e alla diffusione, in alcuni casi piuttosto esigua. Trovare giornalisti esperti sui temi del lavoro, con un background che permetta approfondimenti e un livello di opinione qualificato, è abbastanza raro, motivo per cui sempre più spesso le testate si affidano ai tecnici o ai professionisti perché diano testimonianze e pareri specializzati».

Se sei un giornalista, forse questo è il brano che fa riflettere di più nel libro “Il lavoro trattato male. Dai social, dai giornali, dalla televisione, dalle aziende” di Osvaldo Danzi, esperto di risorse umane e tecnologia con un’esperienza trentennale nella selezione del personale. Oggi collabora con Scr Consulenza, seguendo le selezioni di middle e top management. È giornalista, saggista ed editore. Per completare – ma solo sinteticamente – il suo percorso professionale, aggiungiamo che è fondatore della community manageriale FiordiRisorse, che raccoglie oltre ottomila manager e liberi professionisti italiani ed è attiva con incontri tematici, un festival nazionale (Nobìlita), una testata giornalistica (Senza Filtro) e uno spin off di formazione (Scuderia Formazione), con l’obiettivo di divulgare una nuova e corretta cultura del lavoro.

Uscito per la sua casa editrice, “Il lavoro trattato male” è di grande attualità, anzi è lo specchio fedele della realtà contemporanea, in cui il lavoro resta un terreno di conflitto anziché uno spazio di realizzazione. Grazie a un’analisi lucida – corroborata da sottile ironia – il saggio racconta un lavoro sempre più maltrattato, svuotato di senso e di dignità, in cui il rapporto fra persone e occupazione si è trasformato radicalmente. Le aspettative, le priorità e persino il linguaggio di chi lavora non sono più quelli di vent’anni fa; eppure aziende e media sembrano muoversi come se nulla fosse cambiato, incapaci, o non disposti, a cogliere questa frattura profonda: «Il rapporto fra lavoro e persone è profondamente cambiato. Gli unici a non essersene accorti sono le aziende e i media» vien riportato in quarta di una bellissima copertina di Doriano Strologo.

Il modello che ne vien fuori è ormai logoro: mentre il lavoro chiede flessibilità, passione e sacrificio, offre in cambio precarietà, stipendi bassi e scarso riconoscimento. Oggi la realtà è rappresentata «da stipendi ai minimi storici, una cultura del lavoro insufficiente, sindacati e associazioni di categoria inadeguate ad affrontare cambiamenti profondi e aziende impreparate a trattenere competenze e accogliere nuove generazioni». Il quadro che emerge è quello di una responsabilità diffusa e di una crisi che non è solo economica, ma soprattutto culturale e strutturale. Gli ‘stipendi ai minimi storici’ sono il sintomo di un sistema che ha smesso di investire nel lavoro come valore, riducendolo a costo da comprimere. A ciò si aggiunge una cultura del lavoro debole, spesso fatta di slogan motivazionali al posto di diritti, visione e progettualità. E talvolta proprio i soggetti che dovrebbero fare da argine e da guida, sindacati e associazioni di categoria, appaiono spesso incapaci di leggere fino in fondo la portata dei cambiamenti in atto e di rappresentare davvero chi oggi lavora in forme frammentate e precarie. Nel frattempo le aziende, anziché interrogarsi su come trattenere competenze e dialogare con le nuove generazioni, sembrano stupite dal fatto che le persone se ne vadano o rifiutino modelli ormai superati.

Come trattare bene il lavoro, allora? Tornando a trattare bene le persone. Che significa pagare in modo giusto, ossia proporzionato al costo della vita e alle competenze richieste; investire nelle competenze, non spremerle; dare stabilità; ascoltare chi lavora; costruire una vera cultura del lavoro, fatta di rispetto, diritto, fiducia e autonomia.

Raccontando – tramite le testimonianze di lavoratori e imprenditori – le incoerenze del complesso mondo del lavoro del nostro Paese, infatti, l’autore non si limita soltanto a denunciare ma, nel contempo, anche a «proporre soluzioni sulla base di esperienze ed esempi virtuosi, ignorati dall’informazione di massa».

Osvaldo Danzi

Il lavoro trattato male

Edizioni FiordiRisorse, € 23