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Ricordare il 25 aprile è difficile, di Pier Franco Quaglieni

Oggi

È comprensibile che un quadro internazionale come quello attuale provochi ripercussioni anche sul 25 aprile. Anime candide vorrebbero un 25 aprile rievocativo senza implicazioni politiche legate all’oggi. Diceva Croce che ogni storia è storia contemporanea e il 25 aprile è una evidente conferma di questa affermazione. Lo storico dovrebbe avere un distacco critico rispetto al passato, ma spesso la contemporaneità finisce per deglutire il passato, che resta divisivo anche oggi. Parlare della Resistenza come delle guerre puniche diventa impossibile, anche se gli storici non dovrebbero lasciarsi trascinare nella polemica settaria e dozzinale. Oggi il clima avvelenato impedisce la serenità di giudizio.

In effetti, tuttavia, va detto che la Resistenza non ebbe la coralità concorde che alcuni vorrebbero attribuirle.

Luigi Longo, capo delle Brigate Garibaldine nella Resistenza, in una intervista sostenne che i comunisti, i socialisti e gli azionisti furono i veri protagonisti attivi della Resistenza, mentre democristiani e liberali furono “attendisti”, poco desiderosi di combattere, in attesa che gli Alleati liberassero il territorio italiano occupato. Longo sostenne che la Resistenza ebbe un contenuto di classe che altri resistenti non potevano condividere. Parlò esplicitamente di un contrasto di fondo tra le diverse componenti. Ovviamente Longo ignorava o trascurava il contributo dato dalle Forze Armate del Regno del Sud e il contributo determinante degli Alleati anglo-americani, che militarmente furono, in termini assoluti, decisivi.

È evidente che quelle differenze sottolineate da Longo non possono essere ignorate neppure oggi, perché la vulgata di una Resistenza tricolore fu un desiderio di un numero limitato di patrioti, più che di partigiani. La primavera è stata prevalentemente “rossa”. Negarlo sarebbe sbagliato perché non corrispondente alla verità storica. Basterebbe pensare all’episodio drammatico di via Rasella, che provocò la strage delle Fosse Ardeatine, per vedere che i comunisti ebbero una visione della guerra partigiana almeno diversa da molti resistenti. Su un tema molto divisivo come il terrorismo la Resistenza si divise. Anche l’omicidio di Giovanni Gentile non fu condiviso da tutti i partigiani. Il CLN fu anche un momento di discussione sovente molto animata.

L’operato di partigiani come, ad esempio, Moranino non fu condiviso.

L’unità politica di cui parlava Longo era di fatto una subordinazione ai comunisti, anche se parlò di una unità a carattere “popolare e nazionale”, che si realizzò solo in parte. Due aggettivi non a caso gramsciani. La polemica di Longo era rivolta alle “formazioni che facevano capo a militari o a elementi influenzati dalla ventennale propaganda anticomunista dei fascisti”.

Il modello a cui guardava Longo era la guerra civile Spagna o qualcosa di molto simile. L’unità per Longo era rappresentata dal superamento delle “prevenzioni anticomuniste”. Il problema era assai più complesso, perché il riferimento esplicito dei comunisti all’Unione Sovietica rappresentò per una parte dei resistenti un che di inaccettabile, perché la loro lotta era ispirata dal rifiuto di ogni regime totalitario.

Si potrebbe dire che le idee di Longo appartengono al passato. In effetti non è così, perché quella intervista rispecchia il modo di intendere l’antifascismo anche oggi. Senza una riflessione spassionata non si giungerà mai ad un superamento del settarismo che quest’anno si è manifestato attraverso il divieto di manifestare o di esibire bandiere e non solo. Lo stesso episodio dell’ebreo che spara pallini di gomma contro iscritti all’ANPI dovrebbe far meditare sulla carica di pazzia e di odio scatenati. Ha ragione la senatrice Segre a sentirsi sconcertata. Violenza genera violenza. Questa è la lezione del 25 aprile 2026. Molti speravano che almeno questa lezione fosse stata recepita. Invece sembra che la seduzione della violenza sia superiore alle istanze di pace che la fine della Seconda guerra mondiale aveva suscitato. Fu liberazione dal nazifascismo, ma per molti italiani fu la fine dell’incubo della guerra, degli sfollamenti, della carestia, dei bombardamenti che distrussero le nostre città.

In effetti non si parla della “zona grigia”, che rappresentò la scelta di tanti italiani che, per le ragioni più diverse, non scelsero o non poterono schierarsi. Anche solo considerando questa cospicua, anzi maggioritaria, parte di italiani, il giudizio complessivo diventa necessariamente diverso. Oggi riempire le piazze è facile; opporsi al fascismo quando era regime aveva invece dei prezzi che molti non vollero pagare, salvo poi schierarsi con i vincitori, anzi, come diceva Flaiano, andare in soccorso ai vincitori.

30 Aprile 2026/da Redazione
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https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/pexels-balloons-1869269_1920.jpg 1280 1920 Redazione http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png Redazione2026-04-30 17:05:382026-04-30 17:05:40Ricordare il 25 aprile è difficile, di Pier Franco Quaglieni

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