Prendiamo un caffe? di Mara Antonaccio
Per noi Italiani il caffè non è semplicemente una bevanda ma un rito, una pausa che scandisce la giornata, una pausa da trascorrere con chi ci piace o semplicemente verso il quale vogliamo fare un gesto di cortesia. Ma la nera bevanda di origine africana, nelle ore lavorative diventa un alleato prezioso, capace di sostenere l’attenzione e dare quella spinta mentale che spesso fa la differenza tra stanchezza e lucidità; non secondaria la sua capacità di spezzare la fame fuori orario.
La caffeina, principale componente attiva, anzi un vero e proprio farmaco, agisce sul Sistema Nervoso Centrale riducendo la percezione della fatica e migliorando la vigilanza; una tazzina al momento giusto riattiva il pensiero, rende fluido il ragionamento, sostiene la produttività. Il consumo moderato di questa amata bevanda può far parte della quotidianità senza problemi: tre o quattro caffè distribuiti nell’arco della giornata non rappresentano un rischio per la maggior parte delle persone sane.
Naturalmente, come sempre accade in nutrizione, il contesto individuale conta: chi soffre di reflusso gastroesofageo o di gastrite deve prestare maggiore attenzione, perché il caffè può stimolare la secrezione acida e accentuare i sintomi; in questi casi non è necessario eliminarlo, ma occorre assumerlo a stomaco pieno, evitando la tazzina a digiuno che irrita ulteriormente la mucosa gastrica.
Il problema nasce quando si supera la soglia della moderazione: oltre i cinque caffè al giorno, infatti, gli effetti della caffeina possono portare a nervosismo, tachicardia, disturbi del sonno e aumento dello stato ansioso, con una sorta di paradosso per cui ciò che inizialmente migliorava la performance, finisce per comprometterla. A questo si aggiunge un possibile affaticamento del sistema cardiovascolare e una minore qualità del riposo notturno, elemento fondamentale per il recupero fisico e mentale.
C’è poi un aspetto spesso trascurato, ma nutrizionalmente rilevante: il caffè interferisce con l’assorbimento di alcuni nutrienti; assumerlo insieme a cibi ricchi di vitamina C non è una buona abitudine, perché la caffeina può contribuire a ridurne la disponibilità, mentre il suo effetto più noto riguarda il ferro, in particolare quello di origine vegetale, il cui assorbimento viene ostacolato dalla presenza di composti come i polifenoli contenuti nella bevanda. Per questo motivo, è consigliabile distanziare il consumo di caffè dai pasti principali, soprattutto quando questi includono fonti importanti di ferro.
Il caffè resta uno degli strumenti più facili e immediati per sostenere la giornata lavorativa, purché venga utilizzato con equilibrio e consapevolezza: poche tazzine, nei momenti giusti, possono diventare un supporto efficace; troppe rischiano di trasformarsi da alleato a ostacolo, alterando proprio quell’equilibrio che cerchiamo di costruire.



