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Nessuna persona di media cultura ha rinunciato a leggere o rileggere qualcosa di Albert  Camus, mancato nel 1960. Basterebbe il titolo “La peste” per renderlo drammaticamente attuale. Camus è vissuto tra dittature, guerre, stermini: un ‘900 devastato, in cui il tema dell’assurdo agostiniano da cui anche lui  parte, lo conduce a delle conseguenze estreme in cui e la vita stessa  ad essere un assurdo. Difficile per Camus preservare fiducia nella libertà dell’ uomo, impossibile credere  nella Provvidenza di Dio. Simone Veil, sua amica, ha una religiosità in lui impensabile che le cambia l’esistenza, senza mai operare scelte definitive. Paolo VI la considerava una santa. Il grumo che non si può spezzare  e ci soffoca il respiro è il male a cui non c’è riparo e non trova  soluzione nella preghiera. Il Credo quia absurdum agostiniano, che diventa l’assurdo  dell’esistere. Neppure il socialismo da’ risposte ,aggiungendo violenza a violenza, dolore a povertà è servitù che distrugge la dignità stessa dell’ uomo. Non basta avere consapevolezza della propria  oppressione. La fine possibile la pazzia  ,a volte il suicidio.  Spesso la morte e il gulag o i campi nazisti. Dio che vede le tragedie e non interviene è un tema non risolvibile dalla mente umana. La pandemia non è una scelta dell’uomo, forse è il risultato dei suoi errori e delle sue colpe, ma resta un buco nero imperscrutabile. Perché pregare? Così’ si possono chiedere in molti. Eppure Dio è onnipotente, misericordioso, padre amorevole, non solo giudice implacabile. Io anni fa conobbi un vecchio salesiano che, reduce  dalla prima guerra mondiale dove aveva visto morire e forse lui stesso aveva ucciso, si fece prete con una vocazione adulta che forse non è stata analizzata con attenzione nella storia della Congregazione. A me ragazzino raccontò pochissimo, ma quella vocazione dopo la guerra mi ha sempre fatto riflettere molto. Durante le tumultuose giornate della liberazione di Torino quel prete andava, a rischio della pro proprio vita, in piedi su un“ auto, inalberando un crocifisso. Salvò molte vita umane nei giorni più sanguinari anche di fascisti. Natale in età di pandemia non può essere gioia. E troppi hanno agito e parlato  come se se quasi esistessero solo i divieti del governo. Ritorna invece  il grumo  straziante del dolore e della morte comminata agli innocenti. A volte c’è da pensare alla storia come al mattatoio hegeliano. Anche Hegel credeva in Dio ,ma una realtà incompatibile con la capanna di Betlemme. Il Dio di un filosofo tedesco ,non degli uomini di buona volontà. Si è pensato di ridurre, alla  sudamericana, il Cristianesimo a sociologia politica, evitando solo i preti guerriglieri, quelli che ci facevano studiare a Scienze politiche a Torino come nuovi libri sacri nel 1970. Non si è rivelata una buona strada. Cosa direbbe se fosse vivo, il salesiano che scelse la tonaca a contatto con la guerra?  Cosa avrebbe saputo dirci, malgrado non fosse un oratore? Era un uomo che aveva sofferto e tanto bastava. Anzi, era un uomo con  la u maiuscola.