Sovranità o libertà? di Paolo Vieta
La recente incursione statunitense che ha portato alla cattura di Maduro e ad un probabile rovesciamento del regime porta a situazioni paradossali, nelle piazze italiane: da un lato gli esuli venezuelani che plaudono ad una possibile ritrovata libertà, dall’altro i soliti faziosi che inveiscono contro la violata sovranità da parte dell’imperialismo americano.
Ciò mi spinge a qualche riflessione sul rapporto tra sovranità, dello stato, e libertà, del cittadino.
Con l’affermazione, ottocentesca, dei movimenti irredentisti e degli stati nazionali, si è dato per scontato che non vi potesse essere libertà senza sovranità della nazione. Il controllo straniero era visto come prevaricazione e sfruttamento, contro cui combattere, se necessario fino alla morte. L’altrui voglia era legge per lui, il suo fato un segreto d’altrui, la sua parte servire e tacer. Questa è la base del Risorgimento che ha portato all’unificazione italiana, secondo il principio di autodeterminazione dei popoli.
I regimi totalitari del ‘900 hanno messo bene in luce che vi può ben essere sovranità senza libertà. Non v’è dubbio che il Terzo Reich o l’Unione Sovietica fossero sovrani, ma la libertà per i cittadini era assai scarsa, almeno per quelli esclusi dalle gerarchie del potere.
Per contro, il modello occidentale, affermatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, nelle zone occupate dagli anglo-americani, quindi esteso all’est dopo il 1989, garantisce ampie libertà ai cittadini, anche in contesti di sovranità parzialmente limitate. Si basa sul modello romano che puntava sì a sconfiggere le altre popolazioni, per poi cooptarle ed assimilarle alla propria società, consentendo ad esempio ampia libertà religiosa, a patto che si venerasse l’imperatore. Con punizioni esemplari per chi non si adattava o tradiva: Cartagine, ma anche Capua o gli ebrei condannati alla diaspora.
Oggi la Repubblica Italiana è uno stato relativamente libero: non mi risultano carceri traboccanti di oppositori politici, torture, eccidi, fosse comuni. È pienamente sovrano? È in grado di garantire autonomamente la propria difesa e, conseguentemente la propria politica estera? Potrebbe sfilarsi dagli accordi internazionali (Nato), facendo chiudere le relative basi sul suo territorio, senza suscitare reazioni?
Il Regno d’Italia era autonomo e sovrano, il fascismo lo trascinò in una guerra infausta che determinò la distruzione delle sue forze armate, l’occupazione da parte di eserciti stranieri e la spartizione del suo territorio. Nel 1943 si presentarono ai cittadini italiani tre alternative:
- Combattere con gli anglo-americani, per abbattere la dittatura e riportare in Italia un modello liberale, sotto la protezione di forze armate straniere, tuttora presenti; contrariamente a ciò che aveva lucidamente scritto Machiavelli sui principati che s’acquistano con l’arme proprie e virtuosamente (badogliani cobelligeranti, forze minoritarie della resistenza FIVL);
- Combattere per la sovranità europea, con il Terzo Reich contro gli eserciti esterni, accettando però una Repubblica Sociale Italiana stato vassallo dei tedeschi, che ne avevano mutilato il territorio dell’Alto Adige e lo controllavano con 13 divisioni contro le 4 concesse al maresciallo Graziani;
- Combattere contro i tedeschi, sotto l’indirizzo dell’Unione Sovietica, con la prospettiva di collocare l’Italia nella sua zona di influenza, accettando l’egemonizzazione da parte del PCUS come già accaduto durante la Guerra civile spagnola, narrata da Orwell in Omaggio alla Catalogna (parte maggioritaria della resistenza, formazioni Garibaldi).
La prima è stata una scelta di libertà, con sovranità limitata, la seconda poteva essere una scelta di sovranità senza libertà, la terza di gran lunga la peggiore, una scelta senza libertà né sovranità, come si è appurato relativamente agli stati oltre cortina.
Hanno vinto i primi e, nella spartizione di Yalta che ha segnato la fine della sovranità europea, hanno collocato l’Italia nella propria sfera di influenza.
Chi ha perso e non ha visto realizzarsi il sogno di fare dell’Italia una repubblica socialista sovietica, ha difeso per decenni la violazioni di libertà e di sovranità commesse dall’Urss, salvo poi magari ripensarci a mente molto fredda. Ricordiamo i carri armati a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968 ed il conseguente sacrificio di Jan Palach.
Oggi gli eredi di quella linea politica difendono Maduro, dopo aver difeso Hamas, Khomeini, Pol Pot, Mao, Castro, etc. etc. Curioso il fatto che i venezuelani invece non lo hanno difeso se è vero che le guardie del corpo che si sono immolate erano cubane. Un dittatore talmente inviso al suo popolo che persino i suoi fedelissimi devono essere stranieri. Adesso è auspicabile che vi sia un rovesciamento del sistema di potere ed un’apertura alla democrazia, dubito che la mera sostituzione al vertice con la promozione della vicepresidente possa modificare un regime così radicato.
È possibile che questa azione non rimanga un caso isolato, soprattutto se Trump ha accantonato il progetto di concorrere al Nobel per la pace, avendone già ricevuta la medaglia da Maria Corina Machado. Un obiettivo, epocale per ragioni geostrategiche, sarebbe il rovesciamento del regime iraniano, cui si è rinunciato nel giugno 2025. Oggi reso impellente da un deliberato eccidio che in due giorni ha fatto migliaia di morti nelle strade, sotto gli occhi di tutti, come non si vedeva dal massacro di Srebrenica nel 1995, pur avvenuto in un contesto di guerra, per il quale sono stati condannati all’ergastolo Mladić e Karadžić.
Un attacco americano sarebbe indubbiamente una violazione della sovranità iraniana, a vantaggio della libertà della popolazione, dopo quarant’anni di oppressione ed un numero enorme di esuli (si veda: Libertà per la Persia).
Non è cosa da poco. Vogliamo davvero dirci contrari? Tuttavia non c’è da dubitare che, anche in questa occasione, ci sarà qualcuno a manifestare contro la libertà, in nome di qualche ideologia morta e sepolta.



