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Esprimo un pensiero sull’ormai imminente tornata referendaria, che arriva in un momento estremamente delicato. E’ un parere del tutto personale, ma deriva da una riflessione che non può non tenere in considerazione le mie radici religiose. Perché se è vero che stato e religione debbono (dovrebbero) essere reciprocamente liberi e non interferire, è altrettanto vero che il bagaglio culturale di ciascuno di noi determina le nostre scelte. Il referendum di settembre inoltre ha più che mai una connotazione trasversale, extra partitica, pertanto con quello che scrivo non ho alcuna possibilità né intenzione di schierarmi a favore o contro alcuno schieramento di parte. Essendo nato cristiano e cresciuto scientologo ho sempre, in qualche modo, tenuto in considerazione – anche quando me ne sono allontanato per battere sonore capocciate – quelle regole auree, comuni a tutti i massimi principi delle grandi religioni. Che poi sono naturalmente affini ai grandi principi laici, come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. E’ questo che mi spinge ad esprimere un pensiero su questo argomento: in realtà stiamo toccando l’argomento dei Diritti Umani, come il Diritto alla Democrazia, descritto all’Art. 21 della Dichiarazione Universale ritenuta un documento fondamentale dallo stesso L. Ron Hubbard, fondatore della religione di Scientology, come da molte altre grandi guide spirituali. A proposito di diritti umani il Sig. Hubbard aggiunse che il più grande diritto che esista tra i diritti umani è il diritto di aiutare, sottolineando inoltre il fatto che il ruolo di qualsiasi leader è mettersi al servizio degli altri per il bene comune. Consapevole di non aver scoperto l’acqua calda, questi concetti mi hanno portato a riflettere sul fatto che i leader che dirigono il nostro paese sono i Ministri e che la parola “Ministro”, come noto, accomuna ruoli di servizio, sia in ambito religioso, sia in ambito istituzionale e politico. Una delle definizioni è: “ministro s. m. [dal lat. minister -stri «servitore, aiutante»]. In genere, chi è al servizio di una persona, di un’autorità, di un’amministrazione, con funzioni esecutive di assistenza, di collaborazione o anche con mansioni più propriamente servili”. Benché le definizioni e le etimologie abbiano i loro sviluppi e le loro trasformazioni, il fatto di rivederle aiuta a capire ciò di cui stiamo parlando. Stiamo parlando di scegliere se limitare o meno il numero di persone che rappresenteranno il popolo, dalle quali scaturiranno i “servitori”, gli “aiutanti”, cioè i nostri Ministri, i nostri aiutanti, coloro che dovrebbero essere al nostro servizio. Si tratta quindi di diminuirne la quantità dando per scontati, forse, un risparmio economico, di burocrazia, di privilegi e una migliore qualità della politica? Ho letto il documento che descrive le modifiche che avremo nel caso in cui prevalessero i Sì. Per me, comunissimo cittadino, non è così facile da comprendere. Servirebbe una osservazione più tecnica e colta della mia. Tuttavia rappresento un cittadino medio, mediamente informato e osservando la questione da questo punto di vista posso rendermi conto che probabilmente prevarrà il voto “a sensazione”, o meglio “a percezione”; qualcuno lo ha definito “voto di pancia.” Cosa percepisco dalle informazioni disponibili? Percepisco tanta propaganda, poca chiarezza. Siamo chiamati ad approvare una sensibile modifica del nostro ordinamento democratico in un momento storico e sociale molto confuso ed incerto. La mia pancia, la mia sensazione, la mia percezione, mi fanno propendere per la prudenza. Non sarà meglio impegnarmi ed impegnarci a migliorare ciò che abbiamo, piuttosto che modificare così drasticamente la Costituzione da non poter più tornare indietro? Se ogni popolo ha il governo che si merita, preferisco agire per meritare un governo migliore, senza però mettere ulteriormente a rischio la volontà popolare.