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Con la scomparsa di Gian Piero Bona viene a mancare un poeta e uno scrittore importante, ma anche un piemontese e un moncalierese cosmopolita. Appartenente all’agiata famiglia Bona di origini biellesi con fabbriche tessili a Carignano e a livello internazionale, viveva da tanti anni sulla collina di Moncalieri in una bella villa che era stata dei frati cistercensi. Di lui mi parlò per primo il filosofo e critico Oscar Navarro che lo considerava un personaggio importante della cultura non soltanto italiana. La comune collaborazione alla “ Gazzetta del Popolo” ci consenti ‘un rapporto più ravvicinato. Mario Soldati fu suo grande amico e con lui avrebbe dovuto fare un film che poi non ebbe seguito. Io non ho la cultura letteraria necessaria per dare su Bona un giudizio critico. Fu amico di grandi figure europee, da Ionesco a  Cocteau che vennero trovarlo a Moncalieri. Se penso ai tanti scrittorelli piemontesi molto grossolani e provinciali che hanno grande notorietà , e penso a questo eremita di Moncalieri , trovo conferma ad una mia vecchia idea e cioè che il Piemonte è avaro di riconoscimenti ai suoi figli migliori. Grande e raffinato tradurre di  Rimbaud, si dedicò anche  alla televisione. Fu uno studioso di cultura orientale come il grande Zolla. Fu allievo dell’ Istituto sociale e compagno di classe del cardinal Martini. Ettore Cozzani gli fece conoscere Gabriele d’ Annunzio. La sua vita longeva gli consentì una vita  davvero eccezionale.
Non senti ‘ l’impegno politico come tanti anni e forse questo è il vero motivo dello scarso successo. Anche la sua omosessualità seppe viverla con naturalezza e discrezione , lontano dai clamori fastidiosi e ostentati  di molti gay. Era un borghese grande grande con la raffinatezza dell’ intellettuale di livello internazionale.
L’agiatezza economica gli consentì di non venire a compromessi malgrado i tempi calamitosi che visse. Ma io sono certo che la sua indipendenza Bona avrebbe saputo difenderla, a prescindere dalla condizione privilegiata. Sono fiducioso che la portata della sua opera verrà riconosciuta in futuro, dandogli quel tributo di cui la vita non gli è stata generosa  anche se alcuni necrologi  già rivelano un’attenzione nuova nei suoi confronti. Fu anche sincero amico del Centro Pannunzio alle cui attività partecipò su invito di Navarro nell’eroica sede di piazza da uomo libero che non seguiva le mode e le sbornie ideologiche del ‘68.