Vacanze romane. Quarta Puntata. Vaticano, di Ilaria Rizzinelli

Mercoledì mattina. Terza intensa giornata. Partimmo con una colazione di tutto rispetto per pellegrini pronti a recarsi all’udienza papale. L’arrivo a destinazione in metropolitana non inficiava il nostro cammino, che, a ben vedere, era iniziato lunedì mattina dall’aeroporto di Linate. A queste considerazioni si aggiunge che la fermata più vicina a piazza san Pietro si trova a un chilometro di distanza. E che si arrivi da Conciliazione o da Ottaviano poco importa: quando si giunge al colonnato, che da lontano sembra abbracciare i fedeli in cammino. E là, in cima ai gradini, la Basilica ci attendeva. Ora, per essere ammessi all’Aula Paolo VI, bisognerebbe essere ben più mattinieri di tre turisti alloggiati in hotel. Quindi, a quel punto, dovemmo decidere se fermarci nella Basilica o prendere posto in piazza San Pietro. Il sole a picco ci fece optare per i banchi della chiesa. Al termine delle parole del Pontefice sul perdono che Dio aveva riservato a Giuda – nonostante tutto – si poteva respirare tanto sobrio entusiasmo tra i presenti quando papa Leone XIV nominava i vari Paesi da cui provenivano i vari gruppi: Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Finlandia, Malta, Senegal, Australia, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Capo Verde e molti altri (l’elenco completo è disponibile in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2025/documents/20250820-udienza-generale.html). Ma la sorpresa più grande ci colse quando uscimmo dalla Basilica. Dal marciapiede potemmo ammirare una delegazione africana, in arrivo da Viale della Conciliazione, che in una processione danzante e festante si avviava verso San Pietro. Mi sembrò così strano vedere tante persone, che non si vergognavano di essere cristiane, ma, anzi, così felici di esserlo e di esserci. A volte basta poco per cambiare le nostre prospettive da occidentali e vedere che il mondo è anche altrove.