Carnevale, schiena diritta, di Pier Franco Quaglieni

Poche righe sui giornali per la morte, a 95 anni, del giudice Corrado Carnevale, presidente della Prima Sezione della Corte di Cassazione, dove giunse a 55 anni, il più giovane in assoluto in Cassazione. Giorgio Bocca lo definì “l’ammazzasentenze” perché bocciava sentenze fatte male, che contenevano errori e carenze di motivazione. La Cassazione ha questo compito: annullare sentenze inadeguate, e Carnevale lo ha svolto con diligenza e indipendenza, augurandosi inutilmente che la qualità delle sentenze migliorasse, come mi disse una volta. Aveva la schiena diritta e, dopo l’assoluzione, già in pensione, pretese di recuperare gli anni perduti, ottenendo la reintegrazione nel grado e nella funzione. Fu un magistrato esemplare, vincolato solo alla legge. Non si lasciò mai invischiare nella politica, come capitò ad altri giudici, anche di Cassazione. A lui accomuno almeno in parte un altro insigne magistrato, Filippo Mancuso, che fu ministro con Governo Dini, dimissionato a forza per il suo spirito libero. In politica Mancuso commise errori, ma si ritirò a vita privata. Carnevale seppe invece essere coerente con se stesso e venne odiato perché mise in evidenza i limiti inaccettabili dei magistrati dalla condanna facile, ma caratterizzati da un’incompetenza tecnico-giuridica disarmante, che Carnevale non esitò a censurare. Oggi balzano fuori, nella loro ignoranza e malafede, anche i giornalisti che lo crocifissero.