Vacanze Romane: terza puntata, di Ilaria Rizzinelli
Mi scuso con i lettori per la lunga assenza dalle pagine del Pannunzio Magazine. Riprendo il racconto odeporico dal pomeriggio del secondo giorno (per la precedente puntata vedere https://www.pannunziomagazine.it/vacanze-romane-seconda-puntata-di-ilaria-rizzinelli/).
Terminato il tour della mattina e ristorati da una breve pausa in hotel, ci dirigemmo alla tappa pomeridiana: piazza di Spagna e Trinità dei Monti. Il mio consiglio è di iniziare da Trinità dei Monti, poiché è più facile scendere dalla scalinata, che percorrerla tutta in salita, soprattutto sotto la canicola. Per arrivare da Barberini a Campo Marzio si può salire a bordo di un bus, a mio avviso, microscopico. Dovete sapere, infatti, che a differenza delle altre grandi città, dove i mezzi hanno misure standard, a Roma i pullman hanno dimensioni differenti a seconda della tratta: si va da 6 a 18 metri di lunghezza. Una volta scesi dal lillipuziano mezzo pubblico, si può ammirare dall’alto la Barcaccia, commissionata a Bernini in ricordo dell’alluvione del 1598. Proprio là incrociammo un papà con un bambino che indossava la maglia della nazionale di Israele. Da notare che non accadde nulla, a parte la solita ressa per avvicinarsi a qualsiasi monumento della capitale. Il che mi ha ridato fiducia nel nostro Paese. Dopo la breve sosta a Piazza di Spagna fummo attratti dalle artistiche vetrine di via dei Condotti, dove notammo sconfortati che sul Caffè Greco campeggiava la scritta affittasi. Amareggiati proseguimmo fino a Campo dei Fiori: non potevamo non portare omaggio al monumento a Giordano Bruno, che, quel giorno, era stato preso da molti per un parcheggio per monopattini. Qui si chiudeva la seconda giornata in un ristorante, dove consumai un’ottima amatriciana, ma dove non tornerei. In ogni caso, il conto era all’altezza del locale: per due primi e una pizza circa 25 euro totali (sempre con il 50% di sconto, prenotando tramite una nota app).



