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Vittorio Emanuele III sott’accusa, di Pier Franco Quaglieni

Oggi

Il processo a Vittorio Emanuele III promosso a Torino dal centro studi “ Vittorio Emanuele Orlando “ha rappresentato un tentativo di riaprire il caso del  terzo re d’Italia anche lui “bestemmiato e pianto”,come diceva Carducci di Carlo Alberto.

Molti anni fa, mi riferisco agli Sessanta del secolo scorso, si favoleggiava di un diario o memoriale  di Vittorio Emanuele che ,quando fosse stato reso pubblico,avrebbe potuto rappresentare le ragioni del re che avrebbero potuto anche modificare certi giudizi negativi sul suo operato. Di questo memoriale  non ho mai più sentito  parlare neppure dopo la morte di Umberto II. Ritengo quindi che questa preziosa testimonianza storica fosse inesistente o sia stata distrutta, anche se Francesco Perfetti scrisse sul diario del re . Memoriale e diario furono cose differenti ,il primo venne scritto nell’esilio volontario in Egitto e di questo si sono perse le tracce.

Chi voglia ricostruire storicamente la figura del re ha a sua disposizione più libri apologetici,che libri contrari che non hanno mai focalizzato la figura di Vittorio Emanuele sul cui giudizio storico si sono espressi in tanti ,ma scrivendo libri specifici sugli accadimenti storici del suo lungo regno : dall’età giolittiana alla Grande  guerra ,dalla marcia su Roma al delitto Matteotti ,dalle leggi razziali alla seconda guerra mondiale ,dall’8 settembre al regno del Sud ,per non parlare delle guerre coloniali . Tutti temi controversi,come si può notare .

I testi  apologetici sul re sono stati opera di Gioacchino Volpe, Alberto Bergamini,Carlo Delcroix , Nino Bolla,Piero Operti, Nino Consiglio, Aldo Mola .Trascuro i titoli giornalistici che non hanno valore storico. Non ricordo il nome di  uno studioso di parte repubblicana  che si sia dedicato al  re, forse perché è  ritenuto non meritevole di  una biografia .

Andrebbero altresì citate le interviste rilasciate da Umberto II nei decenni dell’ esilio durante i quali l’ultimo sovrano difese sempre l’operato del padre, dimostrando come la venerazione affettuosa  del figlio fosse superiore ad ogni tentativo di storicizzazione .Nino Bolla intitolò  un suo libro “ Processo alla Monarchia “ e quindi l’idea torinese ha illustri precedenti proprio nel campo monarchico .

Bolla tentò un processo di tipo storico, anche se non aveva le qualità e la documentazione necessaria per farlo .

Salvatore Sfrecola, giurista e storico, ha promosso l’idea di un processo in termini giuridici .

Al processo intentato a re Vittorio si può solo obiettare che un processo di tipo  giudiziario non coincide con quello storico .Luigi Firpo insisteva nel sostenere che i giuristi non possono essere degli storici ,anche se lui stesso era laureato in Giurisprudenza.

Ciò che è legale giuridicamente – diceva- non è detto che sia produttivo in termini storici . Le scelte politiche infatti  si giudicano dai risultati ottenuti ,perché l’albero si valuta dai frutti che porta ,affermava Firpo.Questo in effetti  è l’unico modo non ideologico di confrontarsi con il passato. Pertanto andrebbe evitata  a priori la pregiudiziale monarchica o repubblicana ,anche affrontando il tema del re. L’esempio di Benedetto  Croce che fu monarchico ,ma criticò  il re per le sue responsabilità nei confronti del fascismo va considerato .

Stando alle conclusioni a cui è giunto il giudice torinese ,il re è stato assolto per l’ingresso nella prima guerra  mondiale perché, stando allo Statuto, era di sua stretta competenza dichiarare la guerra che venne ratificata dal Parlamento. Anche la segretezza dei Patti di Londra con gli alleati e’ stata quindi  considerata legittima . Cio’ non significa però valutare quella guerra in termini storicamente positivi . Forse l’Italia non poteva sottrarsi ,ma la guerra in sé distrusse i risultati raggiunti con Giolitti nei quindici anni precedenti e germinò tensioni sociali talmente forti da mandare in crisi lo Stato liberale .Anche la designazione a

Presidente del Consiglio di Mussolini nel 1922 è stata considerata legittima dal giudice  perché il governo Facta dimissionario non poteva proclamare lo stato d’assedio voluto dal ministro della guerra Soleri per fermare la Marcia su Roma .Ma lo storico deve guardare anche alle conseguenze di quella scelta, anch’essa avallata dal Parlamento .Filippo Turati in esilio scrisse : “ Abbiamo consegnato noi l’Italia al fascismo “ . Chiamare in causa il solo Vittorio Emanuele era un grave errore che alcuni storici hanno corretto .Le conseguenze si videro negli anni successivi a partire dal delitto Matteotti di fronte al quale il re non ritenne di dover prendere posizione, malgrado l’Aventino.

Il giudice torinese condanna invece all’ergastolo il re per la firma delle leggi razziali : difficile dargli torto perché il discorso secondo cui il re non poteva non firmare crea alibi storici non accettabili  in quanto il  disconoscimento della deriva razziale del regime non era cosa di routine e disconosceva il rapporto storico con gli Ebrei dal Risorgimento in poi . Chi parla di un voto  favorevole del Parlamento non considera che la Camera dei fasci e delle corporazioni non era un libero Parlamento, come anche il Senato  che era ampiamente fascistizzato nel 1938 .Questo è un esempio di formalismo giudico travolto dalle ragioni della storia .

De Felice ha scritto una storia sugli ebrei in Italia che resta una testimonianza conclusiva ,ammesso che nella ricerca storica si possa parlare di ricerche conclusive in particolare  per il caposcuola del revisionismo .

Infine il giudice ha amnistiato il re  (forse andava assolto almeno per insufficienza di prove) per l’ 8 settembre e la “ fuga di Pescara “.Le massime responsabilità storiche dell’8 settembre furono di Badoglio che nei 45 giorni dopo il 25 luglio 1943 non seppe agire in modo  adeguato .L’8 settembre Roma non era più difendibile e il trasferimento veloce del re e del governo fu indispensabile per garantire, sia pure fortunosamente, la continuità dello Stato. Dal regno del Sud ,di cui scrisse Agostino degli  Espinosa, rinacque l’esercito italiano dopo lo sbandamento imputabile soprattutto a Badoglio e agli Stati Maggiori che lasciarono senza ordini truppe sparpagliate nei diversi territori di guerra . Ciò che accadde a Cefalonia resta come una macchia indelebile. Sarebbe interessante se Sfrecola organizzasse un processo a Badoglio a partire dalla Grande Guerra .

Poi ,oltre ai temi affrontati nel processo, andrebbe anche messa in discussione la tardiva abdicazione del re il 9 maggio 1946 che non consenti ‘al nuovo re Umberto II ,già  luogotenente generale del Regno, di affrontare il referendum in modo più adeguato .E’ una questione solo politica ,ma certo peso’ sulle sorti della monarchia sabauda .

Comunque il processo di Torino ha smosso le acque e c’è da  augurarsi che in futuro ci sia  uno storico che voglia affrontare la vita di questo re. La storia non è mai giustiziera, diceva Croce e anche per re Vittorio deve valere questo principio. Perfino il trasferimento della sua salma da Alessandria d’Egitto a Vicoforte qualche anno fa suscitò polemiche ma, ad ottant’anni anni dal referendum istituzionale, sarebbe bene voltare pagina e  storicizzare anche il piccolo re, diceva Croce. Anche per il piccolo re deve valere lo stesso criterio spassionato .Dopo 80 anni dal referendum è forse possibile .

17 Maggio 2026/da Redazione
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