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Sembra che la data del 20 settembre sia considerata oggi  quasi un fastidioso inciampo dai pochi  che guardano con amarezza alla caduta del potere temporale  e ne desiderano in silenzio una almeno parziale restaurazione. E’ quella attuale una situazione incerta complicata da una atmosfera politica dove molti valori, compresi quelli storici, vengono gettati acriticamente nel ribollente calderone degli interessi elettorali del momento. Perfino gli esuli italiani riuniti nella Mazzini Society di New York fondata da Gaetano Salvemini, pur nella evidente difficoltà del momento, organizzarono una imponente manifestazione commemorativa il 20 settembre 1940. Il 9 febbraio 1949 la Camera dei Deputati a Roma fu convocata, sotto la presidenza di  Gaetano Martino, per onorare il centenario della proclamazione della Repubblica Romana. Dopo i comprensibili interventi di elogio delle forze laiche (dai repubblicani Amodio, La Malfa, Pacciardi ai socialisti Malagugini e Longhena, al liberale Gaetano Martino) seguì l’inaspettata condivisione degli ideali della Repubblica Romana da parte di PCI e DC. Furono particolarmente incisive le parole del comunista Concetto Marchesi (magnifico rettore della Università di Padova) e del democristiano Igino Giordani( cofondatore con Chiara Lubich del movimento dei focolarini).  Marchesi disse, fra l’altro,” Non fu lunga la vita della Repubblica Romana. Ma la sua fine, così colma di eroismo ,contiene in sé i germi vitali dei grandi avvenimenti che furono poco dopo o che saranno domani :la caduta del principato civile del Pontefice e il Governo del Popolo…”. Giordani, per la democrazia cristiana esordì osservando come fosse solo apparentemente strana la adesione sua e dei cattolici a questa commemorazione e proseguì affrontando il rapporto fra libertà e uguaglianza e come Mazzini appartenesse ormai non più a un solo partito ma a tutti  “Io ricordo che nel 1849 da Roma Mazzini enunciò il suo programma di ricostruzione politica e sociale per l’Italia e l’Europa con una nettezza dal valore universale espressa dal binomio DIO e Popolo.”  E ancora…”Ecco perché noi celebriamo l’evento di oggi come l’insegnamento di eventi che veramente hanno giovato anche alla religione per cui oggi Pio XII gode   nel mondo di un molto più alto prestigio di Pio IX”. Unico intervento dissonante fu  quello del monarchico  Leone-Marchesani che auspicava analoga convocazione della Camera dei deputati per celebrare il 4 luglio, data in cui Pio IX tornò sul Soglio grazie all’intervento degli eserciti stranieri da lui sollecitati” contro gli autori e fautori della demagogica anarchia” ( lettera del 1 gennaio 1849) . Ancora il 20 aprile 1849  Pio IX nella sua allocuzione da Gaeta aveva scritto: “Chi non sa che la città di Roma, sede principale della Chiesa Cattolica, è ora divenuta ahi! Una selva di bestie frementi riboccando di uomini di ogni nazione, i quali o apostati, o eretici, o maestri del comunismo o socialismo, ed animati dal più terribile odio contro la verità cattolica, sia con la voce, sia con gli scritti, sia in altro qualsivoglia modo, si studiano a tutt’uomo d’insegnare e disseminare pestiferi errori di ogni genere…”Il 20 settembre 1870 la breccia di Porta Pia fu però solo la tappa di un percorso lungo e accidentato, iniziato il 9 febbraio 1849, che prevedeva la unità e la laicità dello stato, anche se ben altre tragedie avrebbero coinvolto l’Italia prima di giungere a quella forma istituzionale repubblicana che Mazzini avrebbe auspicato come cellula di una futura unità dei popoli di Europa. Ecco perché ,ancora oggi, è giusto non dimenticare la data del 20 settembre in quanto pagina davvero significativa delle nostre radici risorgimentali.