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Il procuratore generale della Repubblica di Genova  Francesco Coco venne brutalmente assassinato nella sua città da brigatisti rossi, insieme ai due uomini della sua scorta, l’8 giugno 1976. Il nome di Coco per la coerenza adamantina che lo portò nel mirino dei terroristi, è un simbolo innanzi tutto  morale  per chiunque abbia rispetto per la storia ,fatta di un passato che non passa perché ancora grondante di sangue . Malgrado tutti gli appelli al perdonismo, ad esempio, del figlio di Luigi Calabresi che cinquant’anni fa venne ucciso da un commando di “Lotta Continua“ e il curioso scritto  di tal Culicchia che esaltò il suo cugino terrorista ed omicida Alasia, c’è in molti di noi che hanno vissuto e patito quei giorni un groppo in gola che ci impedisce di essere accondiscendenti a certe letture “comprensive“ del fenomeno devastante del terrorismo che minò le basi stesse della Repubblica. Io che fui amico di Carlo Casalegno, ad esempio, proprio non posso accodarmi a certi atteggiamenti volti a mettersi alle spalle il passato. Quanto è appena accaduto a Genova ci appare quindi uno sfregio alla memoria storica. La fondazione Diesse, per festeggiare il centenario del PCI, ha organizzato un convegno sui temi del terrorismo dal titolo “Da Moro a Rossa”. Nessuno mette in discussione Moro come vittima delle Br ,una vicenda ancora in parte oscura che portò il vecchio Saragat e parlare di fine della prima Repubblica e La Malfa ad invocare la pena di morte .Nessuno mette in dubbio il nobile sacrificio del sindacalista comunista  della GGIL che denunciò dei brigatisti suoi compagni di lavoro in fabbrica e scrisse così la sua sentenza di morte. Rossa rappresenta l’opposto dei tanti comunisti che parlarono dei “compagni che sbagliano“ e delle “sedicenti BR” in modo esilarante ,se non fosse stato drammatico. Rossa fece emergere un po’ di quella zona grigia che sostenne il terrorismo, cercando  furbescamente di non esporsi. Ma aver dimenticato Coco appare un’offesa alla verità che a Genova è davvero macroscopica. Si leggano il bel libro del figlio di Coco, Massimo: ”Ricordare stanca”, storicamente ineccepibile e  umanamente eccezionale, la testimonianza di un figlio orgoglioso di un grande Padre che solo certi genovesi un po’ ignoranti e faziosi dimostrano di non conoscere. Così capiranno l’errore macroscopico che hanno fatto.