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Nella Città intra muros salgono le strade dal Borgo Navile – luogo dell’antico porto in riva al Po, in prossimità del ponte e dello storico mercato del bestiame-. Salgono le vie dalla Porta Piacentina e dal lungofiume in riva destra. Salgono i brevi vicoli interni, ripidi da trovarsi in parte gradonati. Anche la stessa rinomata Piazza civica, con la Chiesa Collegiata, la sede municipale, la chiesa francescana e i palazzi nobiliari che ne cingono il perimetro, giace in forte pendenza. Tutto l’abitato protende al Castello.

 E dal Castello sembra discendere/derivare/dipendere la Città medesima.

 Il Castello di Moncalieri, oggi, è il portato di innumerevoli trasformazioni nei secoli: una rocca alto medievale sorge sul bastione che sbarra il corso del Po poco prima di lambire la base delle alture. Non si tratta certo di un sito “qualunque”: vi giunge da Asti la romana via Fulvia, proveniente da Tortona quindi collegata con tutta la transpadania e il Mar Ligure. È un fondamentale punto di osservazione, di controllo sul passaggio obbligato e sull’attraversamento di più fiumi che confluiscono nella piana sottostante.

  Il Castello si erge ancora come una fortezza, massiccia, rinserrata nella propria materia. Un vasto quadrilatero murario poggia su un pianoro scavato nel pendio della collina ed è delimitato da quattro torrioni angolari, possenti e tozzi quasi a contraffortare la solida geometria del sistema. In corrispondenza dell’ingresso centrale svettano due esili torri cilindriche scampate alle trasformazioni degli ultimi secoli svelando qualcosa della precedente fisionomia. Un “gradone” posteriore, notevolmente più alto, racchiude una traccia di giardino “all’italiana” incompleto. Un parco collinare retrostante – ora  di pertinenza comunale e che sarà adibito ad uso pubblico – conclude compositivamente il complesso donandogli un rilievo panoramico di particolare qualità.

  Ai primitivi elementi di distinzione – città medievale, città ducale e poi règia, mercatale, fluviale e agricola di collina e di pianura, crocevia di importanti itinerari – si sono via via aggiunte realtà relativamente più recenti. Intanto, la crescita di un variegato tessuto residenziale collinare – che ha avuto inizio dalla trasformazione di vigne e frutteti in ville padronali circondate da parchi e giardini che coesistono con serre e coltivazioni confinanti -; successivamente  e fin quasi ai nostri giorni, una consistente attività edilizia di carattere per lo più estensivo ha interessato anche le più alte quote dei colli. Toccata dalle prime ferrovie del Regno, Moncalieri partecipò allo sviluppo industriale dell’area torinese nelle zone pianeggianti adiacenti al centro antico. L’espansione residenziale di pianura aumentò di pari passo, occupando principalmente le zone situate lungo le storiche vie di collegamento, giungendo a saldarsi con gli abitati degli altri comuni confinanti. Questo fenomeno è particolarmente evidente in relazione ai quartieri sud di Torino, fatto non privo di criticità e che richiede una aggiornata riflessione. In tale zona, infatti, sono da tempo iniziate trasformazioni significative in termini di nuove destinazioni d’uso fortemente incisive e di infrastrutture di trasporto tali da riorientare i flussi. Si costituirebbe in ogni caso e in futuro prossimo una “polarità” intercomunale inedita e incisiva sul “baricentro” metropolitano.

  La Città è un organismo che si trasforma anche quando il ritmo della crescita sembra arrestarsi, ma altre forme di evoluzione, più aderenti all’interesse generale, sono disponibili e possono essere messe a punto. E Moncalieri non manca di ambiti da valorizzare.

Non dimentichiamo che il luogo è doppiamente riconosciuto e protetto dall’UNESCO, in quanto dal 1997 è inserito nella Lista del Patrimonio Culturale dell’Umanità nel Sito seriale delle Residenze Sabaude (primo riconoscimento UNESCO ottenuto dal Piemonte e primo sito seriale in Italia) ed è anche ubicato in una vasta fascia antropizzata che è riserva di biosfera (MaB UNESCO Parco Collina Po dal 2016). E’ il sistema detto del Po-Collina e della Corona Verde, di eccezionale valore culturale ed ecologico: i programmi MaB perseguono la compatibilità possibile fra gli ecosistemi e il diffuso insediamento umano circostante. D’altro canto, il sistema delle “Residenze Sabaude” – ormai entrato nella considerazione generale come un bene di arte, storia e cultura fra i più ricchi e significativi del nostro Paese – mantiene ancora un sufficiente contesto paesaggistico e un rapporto percettibile con il panorama agrario: situazione del tutto persa altrove.

Nel contesto delle Residenze Sabaude, però, il Castello Reale di Moncalieri costituisce un’anomalia (dominio regio per secoli e zona militare da ottant’anni, sono inaccessibili da sempre). L’edificio, le pertinenze ed il parco sono sempre stati poco fruibili pur essendo, nel sistema, il sito più vicino al centro di Torino e l’unico raggiungibile attraverso un percorso di forte suggestione per il turista: l’asse fiume/collina. La privilegiata posizione topografica dei luoghi svela facilmente la loro potenzialità di servizio alla cittadinanza. L’aspetto più promettente, seppure di complessa e graduale risoluzione, è rappresentato dal settore esterno, con il giardino “formale” e il ninfeo e, più in alto, dal parco con l’edificio del Roccolo e la casa del Vignolante.

Consapevole di ciò, l’Amministrazione ha deciso di farsi parte attiva, fornendo un concreto contributo all’apertura del complesso: il Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2016 tra il Ministero della Difesa, MiBACT, Agenzia del Demanio e Città di Moncalieri costituisce l’innesco di un processo sul tema dello sviluppo turistico e culturale, non solo a livello locale, un fattore di trasformazione del territorio a sud di Torino. L’iter è stato chiuso nel 2018 con la firma accordo dell’accordo di valorizzazione ex D. Lgs. 85/2010 (“Federalismo demaniale culturale”).

Dunque, nei piani della Città le “pertinenze verdi” del Castello sono diventate la chiave di volta dei percorsi di valorizzazione intrapresi: il fattore capace di orientare un processo evolutivo di forte beneficio pubblico e tale da influenzare ambiti anche lontani e tempi non immediati. La disponibilità ad uso pubblico, come “polmone verde” nel centro urbano, doterà infatti la Città di un forte attrattore, oltre che di un doveroso ed esemplare episodio di recupero e valorizzazione di un bene storico-ambientale di considerevole valore.

 Laura POMPEO