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Bentornati a un nuovo appuntamento con “Cinema Tips”, la rubrica sul cinema che vi tiene compagnia in questa quarantena e che trovate solo su Toscana Today e Pannunzio Magazine. Questa settimana spazio alla fantascienza di qualità, con narrazione complessa e avvincente e con molte tematiche affrontate. Mi riferisco al film “Arrival”.

Basato sul racconto “Storia della tua vita” di Ted Chiang, la regia è ad opera di Denis Villeneuve mentre la sceneggiatura è di Eric Heisserer. Il cast è principalmente composto da Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker.

Partiamo dal presupposto che il rapporto umani-alieni non prevede qui nessun tipo di invasione bellica, anzi. Il contatto che cercano gli alieni viene puntualmente frainteso dall’umanità, che come al solito nel momento in cui non comprende qualcosa, anziché impegnarsi e applicarsi per capire ciò che è celato, decide di passare alla distruzione. È proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e l’umanità anche in questo caso si dimostra incapace di ascoltare. E qui fortunatamente entrano in gioco quelle che sono le menti brillanti che non hanno basato le proprie conoscenze e competenze esclusivamente su un piano freddo e razionale, ma che le hanno arricchite con la capacità di saper aprire il proprio cuore e dunque di fornirle la possibilità di ascoltare ciò che l’uomo medio non sa comprendere.

Non è un caso che a compiere il miracolo della salvezza e della capacità di far interagire il linguaggio umano con quello alieno sia una donna: essendo la perfetta metafora della culla capace con la sua generosità e la sua forza d’amore di dare origine alla vita e di saperla accudire con quel prezioso calore in grado di far crescere un minuscolo seme, non poteva che essere una donna colta che, nonostante abbia saputo e capito, accetta il proprio destino per salvare il prossimo, anche se questo prossimo è una razza aliena proveniente da un angolo dell’universo e al contempo di far conoscere la vita e il suo significato a chi, invece, non la potrà vivere a lungo. In fondo, la straordinaria potenza d’amore che una madre dovrebbe saper donare è un bene prezioso che in pochi sanno dare e anche ricevere.

Un lungometraggio dalla narrazione affascinante in grado di aprire nuove porte nelle nostre menti e nel nostro animo, che ci fa capire quanto l’umanità possa diventare importante se riesce ad accogliere nuove forme di linguaggio che parlano non soltanto alle nostre orecchie ma ci aprono a nuove conoscenze. Nel nostro caso la metafora della presenza aliena è il salto fantascientifico per indicarci che queste aperture si dovrebbero formare tra le diverse culture del nostro mondo e non è un caso che la nuova acquisizione avvenga proprio grazie al successo dell’interazione fra culture diverse. L’odio, la guerra e la distruzione hanno solo annientato e mai arricchito. Sottomettere non è arricchire, è soggiogare. Le culture umane non dovrebbero soggiogarsi, ma arricchirsi l’un l’altro. Chissà se oggigiorno un virus (e non al momento gli alieni) ci farà capire l’importanza di questa pacifica interazione.