1,120 utenti hanno letto questo articolo

Non si tratta di fare il moralista. Dal secolo scorso moltissimi, sportivi e non, ritengono che
nel calcio ci siano evidenti storture rispetto alla vita comune. Nella serie A, meno nella B, ci
sono emolumenti per i calciatori con cifre paurose, per campioni veri e anche fasulli.
L’ingaggio medio per la serie A (cifre di Repubblica) è di € 120.000 all’anno, con una
differenza spaventosa tra i 31 milioni di Ronaldo (!!!) e i 40.000 di un diciottenne dell’Udinese.
Ho sempre ritenute vergognose le somme versate per acquistare calciatori e gli stipendi pagati
ai medesimi dalle grandi squadre. Soprattutto mi domandavo come fosse possibile trovare
tutti quei soldi in un paese come l’Italia, oberata di debiti e in piena crisi economica non da
ieri. Gli amici tifosi mi dicevano che era giusto che dei campioni fossero strapagati, perché
facevano vincere la loro squadra e riempivano gli stadi, per cui c’erano introiti milionari,
anche grazie agli sponsor. Poi è arrivato il Covid ed ha stravolto abitudini, commerci, lavoro,
rapporti umani. Anche il mondo del calcio si è scoperto fragile: molti calciatori e allenatori
sono risultati positivi al virus, anche se generalmente hanno reagito bene e sono stati
asintomatici o paucisintomatici. Il guaio sono stati gli stadi vuoti, con gli introiti limitati
ormai solo agli sponsor – che hanno i loro guai -. Il risultato è che tutte le squadre, a quanto
pare, sono in rosso più di prima (già erano noti i bilanci traballanti di molte squadre di serie A
e B) : si parla di una perdita stimata di seicento milioni di euro! Ecco allora la proposta dei
presidenti di dimezzare gli emolumenti ai calciatori, come è già avvenuto in Spagna. Non so
come evolverà la situazione calcistica (mi preoccupa molto più quella generale, economica e
sanitaria, degli Italiani ); attendiamo gli sviluppi, anche se non credo che per i “campioni” sia
così grave uno stipendio dimezzato. Nell’attesa speriamo che anche i parlamentari e i grandi
boiardi di stato sentano il bisogno di ridursi gli emolumenti, per dare un segno di solidarietà
con gli Italiani in gravi difficoltà.