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Che fare? Analisi e ipotesi del dopo voto, di Tito Giraudo

Politica

Ho atteso per scrivere il mio pezzo l’esito dei ballottaggi, poiché il giudizio definitivo necessitava di questa verifica. Sorprese poche, il trend del primo turno, che vedeva i candidati della Sinistra prevalere su quelli della Destra, è stato non solo confermato ma addirittura ampliato. Esultanza a sinistra, balbettio salviniano e aggressività meloniana a destra, che invitava Salvini a lasciare il Governo. Penso tutto il male possibile di un centro-destra ormai ridotto a polo sovranista e caciarone, mancante di una visione, non solo dell’ineluttabilità dell’Europa, ma soprattutto della complessità dell’economia globalizzata, se vogliamo vivere in un sistema liberale e di mercato. Sul versante sinistro, usare l’arma (peraltro spuntata) dell’antifascismo per criminalizzare gli avversari, conferma la vocazione (aimè) fascista sempre presente nella sinistra, ridicola ora che si è talmente annacquata, da avere come referente principale quella media borghesia che fu all’origine del Fascismo stesso, per di più auspicando un Centro Sinistra con i Grillini loro sì, degni eredi del diciannovismo (sono disposto a dibattere sul tema). Visti questi chiari di luna, una destra moderata avrebbe davanti a sé una prateria sconfinata, peccato i moderati siano scomparsi o in via di dissolvimento. Quei geni della sinistra, con l’ossessione berlusconiana hanno fortemente contribuito alla liquefazione di Forza Italia anche se, per amore di verità, occorre fare la tara anche degli errori del Cavaliere, ma tant’è: il Centro Destra esiste solo nominalmente. Di ieri l’offerta di Salvini a Berlusconi di essere lui il referente unico di Draghi, vellicando l’inesauribile vitalità di Silvio sull’ipotesi di ascesa al Colle, magari trasformando il Quirinale in una RSA…. utilizzando il bonus. Personalmente avevo sperato che la partecipazione della Lega al Governo Draghi, portasse una ventata di novità, riportando il Partito delle autonomie in sintonia con i ceti produttivi. Non mi stupisco della posizione della Meloni rimasta all’opposizione, in quanto ideologicamente e per elettorato, lei sì sovranista. Ma che ch’azzecca il sovranismo nazionale con l’autonomismo regionalistico della Lega? Finché i due erano comprimari di Berlusconi, era folclore, tanto chi decideva era il Cavaliere, ora il gioco è nelle mani di Salvini e Meloni: il primo, per ragioni meramente elettorali è diventato nazionalista, calando come Garibaldi al Sud, inizia a vedersela con i Governatori del Nord e l’aver depotenziato Giorgetti nel Governo Draghi non servirà certo a spegnere le tensioni, peraltro aumentate dalle posizioni a dir poco paranoidi sul Covid e sul Green Pass. La seconda, è destinata meglio di Letta a prendere i voti Grillini del meridione e quindi, il conflitto con la Lega non sarà solo per la supremazia ma a tutto campo. Questa le mie dolenti note a livello di politica generale, ancora più dolenti dopo aver appreso che i sondaggi sull’intenzione di voto degli italiani sono sostanzialmente immutate, cosa che potrebbe sembrare strana se non si tiene conto che in questa tornata elettorale ha votato poco più del 40 % degli elettori penalizzando, per mille ragioni, più la destra della sinistra. Il vero problema è l’attuale composizione del Parlamento in una fase in cui, nonostante Big Mario, occorrerebbe anche un consesso all’altezza, ma questo Parlamento ormai non riflette certamente, né gli attuali equilibri esistenti, né quelli futuri. Vediamone i motivi. Il primo elemento è l’irreversibile crisi dei Grillini. Per poter governare con la Lega hanno avuto bisogno di uno che sapesse leggere e scrivere: “l’avvocato del popolo” che è transitato come Capo del Governo, dalla destra alla sinistra senza battere ciglio. Ora sta raccogliendo i cocci per salvare, oltre sé stesso, anche una pattuglia di Grillini… meno Grillini possibile; ciò non toglie che il Partito di maggioranza relativa del 2018 non esiste più, né nei numeri, tanto meno nei contenuti, per stravaganti che fossero. Quei geni della sinistra, pur di restare abbarbicati a un governo qualsiasi, hanno preferito per inseguire Conte, perdere Calenda prima e poi i Renziani a favore di voti del tutto provvisori che alla fine gli arriveranno lo stesso, almeno quelli provenienti da sinistra. Mi sento di affermare che Il successo romano di Calenda va ben al di là di quel 20% di elettori romani che l’hanno votato contro tutto e tutti, il risultato ha un significato che va al di là del contingente, segnala per la prima volta la possibilità si costituisca un’area cuscinetto che potrebbe vedere inglobati i Renziani purché Matteo capisca che per un po’ di tempo dovrà dedicarsi agli affari cui pare vocato, è giovane e così farà sedimentare l’antipatia che lo circonda. Poi, almeno quella parte di Forza Italia (si parla di Brunetta, Carfagna e la Gelmini) che non vuole morire salviniana, inoltre, i cespugli come Toti e altri che in questo momento non sono accasati e infine, io credo, la possibilità di uno sconquasso in casa Lega.  Gli errori di Salvini in questi ultimi due anni, stanno a significare come Matteo, pur essendo una macchina da guerra elettorale, non abbia statura né politica, né tattica. Una dimostrazione: pur il sottoscritto comprenda il suo terrore di vedersi sopravanzare dalla Meloni dopo essere entrato al Governo, solo così si spiega l’emulazione di quella tattica inventata dalle sinistre: Il “Partito di lotta e di Governo” che si era già dimostrata folle con il mio vecchio collega Bertinotti su temi ben più alti politicamente. Matteo, non ha trovato di meglio che seguire Giorgia sulla scombiccherata difesa di quel 10% di no vax, no green pass, gli adepti delle fake insieme a quegli eroi che alla fine hanno solo paura della punturina. Insomma, una compagine su cui il nostro ha pensato di investire. Risultato: nessun voto utile oltre all’incazzatura dei suoi Governatori e del 90% di noi deficienti che siamo vaccinati e abbiamo il green pass. Personalmente mi auguro che Salvini continui a rincorrere la sua concorrente e che nella Lega che conta davvero, quella dei ceti produttivi del Nord, si inizi a pensare come il Capitano forse dovrebbe fare un passo indietro. Fantascienza? Forse sì, forse anche chissà…Di qui al 2023 ne vedremo delle belle, a cominciare dall’elezione del Presidente della Repubblica che, Draghi o non Draghi, segnerà uno spartiacque a un anno dalla scadenza del mandato, la truppa parlamentare vivrà la sua Caporetto, sia per quei 400 Parlamentari in meno fortemente voluti dai Grillini (che saranno le prime schegge impazzite), sia perché di qui al 23, gli equilibri saranno ben altri. Speriamo si parli di politica e di economia e non della Marcia su Roma e dintorni.

22 Ottobre 2021/da user-pannunzio
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