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‘…. I loro interessi, infatti, contrastano con quelli di tutti gli altri, poiché essi fanno i maggiori guadagni quando, dopo l’annuncio di una qualche sventura per la città, riescono a vendere il grano a più caro prezzo. Essi vedono così di buon occhio le vostre sventure, che alcune le vengono a sapere prima degli altri, altre le inventano essi stessi. O che le navi in navigazione nel Ponto sono state distrutte, o che sono state dirottate dagli Spartani, o che gli scali commerciali sono stati chiusi, o che la rottura della tregua è imminente … sono arrivati a tal punto di ostilità, che nei momenti critici tramano contro di voi, proprio come i nemici. Quando avete maggiore bisogno di grano, costoro ve lo strappano di bocca affinché non discutiate sul prezzo .…’  (LISIA – Contro i mercanti di grano – V sec. AC). Storie di 25 secoli fa o piuttosto dei giorni nostri? Del grano, del gas, del petrolio, dei farmaci, della tecnologia …. Davvero possiamo credere che le situazioni di crisi, vere o false, e la loro drammatizzazione politica e mediatica, non corrispondano alla convenienza economica di qualcuno e che nella società di oggi non esistano più i contrasti di interesse tra categorie, gruppi, classi? Negarlo è propaganda. La buona fede non è ammessa. L’ignoranza è colpevole. Le fake news possono essere private ma anche pubbliche, e avere dimensione globale, planetaria. I retori di duemila anni fa già denunciavano le dinamiche sotterranee, neppure troppo inconfessate, delle lotte civili.