1,417 utenti hanno letto questo articolo

No, niente paura, non è un’aggiunta alle Operette Morali del grandissimo Leopardi, non ce n’è bisogno e, oltretutto, un nanerottolo come il sottoscritto nulla potrebbe aggiungere all’opera del gigante di Recanati. Il titolo mi è venuto in mente dopo aver letto un ben centrato commento di Pier Franco Quaglieni, apparso sul quotidiano online Il Torinese, circa la scomposta reazione di Gad Lerner, il giornalista che proviene dalla nota serra di mammolette che aveva nome Lotta Continua, al fatto che, ormai da decenni, si vendono nelle edicole, a fine anno, calendari con immagini di Mussolini (cfr.https://iltorinese.it/2020/12/21/un-calendario-non-basta-a-minare-le-istituzioni/ ). Voglio qui ricordare un aneddoto che mi ha visto come spettatore, decenni orsono. Mi trovavo nell’edicola della stazione di Bolzano, in mezzo a tanta gente, a far la fila disciplinatamente aspettando il mio turno come si fa nelle città nordiche, quando un turista tedesco, che dall’aspetto fisico poteva interpretare benissimo la parte del caporal maggiore delle SS in un film di guerra, si mette a berciare e a strepitare come qualcuno a cui veniva tolto l’onore. Stupiti, il gestore e gli avventori riescono a capire che l’origine dello scandalo è, appunto, un calendario mussoliniano messo lì in vendita e che, fino ad allora, io manco avevo notato. Voleva addirittura farlo a pezzi e qualcuno provvedeva  a trattenerlo, mentre nell’edicola entravano due agenti della Polizia Ferroviaria richiamati dal trambusto. Ad essi, in tedesco, che i poliziotti capivano e parlavano come quasi tutti in Alto Adige, il turista spiegò che dovevano sequestrare il calendario. Gli agenti, perplessi, lo presero in mano, lo guardarono, lo sfogliarono, controllarono che fosse in regola con le leggi italiane sulla stampa (tipografia, direttore responsabile, data di pubblicazione, ecc.) e, costatatolo, dissero che non vi era alcun motivo per sequestrare la pubblicazione. A questo punto il turista andò ancor più in escandescenze e mi sembrava quasi che fosse il caso di chiamare non più due poliziotti, bensì due robusti infermieri dotati di camicia di forza. Invece, col telefono fisso dell’edicola (il cellulare non esisteva ancora), venne chiamato un funzionario della DIGOS che giunse in qualche minuto (a Bolzano la Questura è poco distante dalla stazione). Anch’egli fece ciò che avevano fatto gli uomini della POLFER e giunse alle loro stesse conclusioni, ma il teutone non si dava per vinto e aveva già la bava alla bocca e allora, per calmarlo, prese le sue generalità, gli fece firmare una specie di denuncia e quindi gli agenti della Polizia Ferroviaria lo accompagnarono al binario del treno per Monaco di Baviera che stava per perdere, non per nulla un vanto dell’Italia fascista erano i treni che partivano e arrivavano sempre in perfetto orario! Io rimasi lì tutto il tempo perché volevo vedere come andava a finire. Era talmente stupido ed arrogante il comportamento del folcloristico personaggio (folcloristico quanto per me è folcloristico Gad Lerner, intendiamoci…) che ero quasi tentato di acquistare un calendario sotto i suoi occhi, ma alla fine il diavoletto tentatore non l’ebbe vinta per due motivi: il primo perché di quel tipo di calendari me ne frego (e qui riprendo un motto dannunziano a Fiume, poi fatto proprio dal fascismo…), il secondo perché non volevo avere sulla coscienza un morto per infarto! Per me la libertà di stampa è assoluta, e qui mi rifaccio a Mazzini che mandava i carabinieri della Repubblica Romana a proteggere le tipografie e le redazioni dei giornali pubblicati dagli avversari della Repubblica e inoltre, qui mi rifaccio invece al diritto anglosassone, non concepisco assolutamente il delitto d’opinione. Si sa che, durante la guerra, chi veniva beccato ad ascoltare Radio Londra finiva in carcere, mentre in Gran Bretagna e negli USA non era vietato ascoltare le radio dei paesi nemici (e fu questa la base giuridica su cui vennero formulate le condanne di Lord Haw – Haw e di Ezra Pound). Volete che si vendano di meno i calendari di Mussolini? Non parlatene, e vedrete che le vendite caleranno… Ho poi notato che circolano calendari, tutti kitsch alla stessa maniera, di Lenin, di Che Guevara, di Padre Pio ecc. e ho il sospetto, dovrei però fare una ricerca per la quale non ho né tempo né voglia,  che l’editore sia sempre lo stesso… il denaro, il dio tondo che fa girare il mondo, non guarda in faccia destra o sinistra, dittatura o democrazia, santità o dannazione, purtroppo. Circa i nostalgici, che oramai dovrebbero essere tutti attempati e quindi  lasciamoli in pace per cortesia, riporto questo aneddoto: in epoca di Restaurazione, una nobildonna di Parigi nel suo salotto non faceva altro che tessere le lodi del Buonaparte. Gli esponenti del “politicamente corretto” dell’epoca, come sono oggi l’anonimo turista tedesco e Gad Lerner, corsero scandalizzati da Talleyrand a riferirgli che la nobildonna tale era una nostalgica dell’usurpatore e che urgevano severi provvedimenti contro di lei! Il ministro, scuotendo la testa, affermò: “Ma quale nostalgia di Napoleone, quella è nostalgica della sua giovinezza…”. E li liquidò. Intelligenti pauca.