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No, non sono nomi di Asi di saghe nordiche. Sono le città contese tra Russia e Ucraina. Sono gli argomenti della seconda superpotenza militare del mondo, che dopo trent’anni torna a farsi sentire sulla scena geopolitica internazionale. Così abbiamo imparato anche cos’è il Donbass. E appunto Donetsk e Luhans’k sono i capoluoghi del Donbass, regione separatista da Kiev, che aspira a ritornare sotto Mosca.  La questione assume contorni e significati evidentemente ben più rilevanti e rischiosi di una guerricciola locale a bassa intensità, dato il coinvolgimento in chiave espansionista dell’ex Impero del male. Per restare in un primo momento alle velleità separatiste della russofona regione di confine ucraina, in realtà questa sembra averne tutti i diritti, comunque gli stessi diritti che hanno portato l’Ucraina a rendersi indipendente dall’URSS nel ’91. E anche le stesse ragioni al riconoscimento dei diritti delle minoranze che portano l’Italia a tutelare, ad esempio, da settant’anni ormai, la minoranza tedesca in Alto Adige. Il fatto è, ancora una volta, che situazioni simili vengono valutate diversamente a seconda degli interessi e delle amicizie/alleanze. Niente di nuovo sotto il sole, ma non facciamone una questione di diritti e di equità. Cerchiamo di vedere piuttosto in maniera obiettiva i termini della questione ucraina, grande paese al confine russo, che sempre più strettamente viene attratto nell’orbita delle alleanze, anche militari, occidentali e che in un futuro molto vicino potrebbe portare le armi della Nato alle frontiere della Russia europea.  Qualcuno si ricorda (o ha studiato) cosa accadde quando Krusciov portò i missili (o stava per farlo) a Cuba? Qualcuno sa come ha funzionato la deterrenza nucleare per più di mezzo secolo? Ora non è per comprendere e spiegare gli argomenti di un Paese che ha terribili colpe storiche, verso la sua popolazione e verso il mondo, dai gulag staliniani ai disastri ecologici, dall’arretratezza economica alla distruzione di una speranza di libertà e giustizia che aveva illuso mezzo mondo, anche in Occidente. Però bisogna saper capire anche le ragioni degli altri. E gli interessi propri. E invece stiamo assistendo a una sequela di provocazioni americane, che rischia davvero di portare la guerra. Non in USA, ma in Europa. All’Europa conviene?