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A centocinquant’anni dalla morte di Giuseppe Mazzini, avvenuta a Pisa il 10 marzo 1872, la pubblicazione dei “Doveri dell’uomo”,  da parte della casa editrice Pedrini, in una edizione che inizia con la prefazione del Prof. Pier Franco Quaglieni e prosegue, prima del testo vero  e proprio, con un saggio inedito di Renzo De Felice, relativo ai rapporti tra il pensiero del patriota genovese, il marxismo ed il liberalismo, è una iniziativa coraggiosa, oltre che importante.

Infatti, in un tempo, quale è il nostro, che sembra considerare ed invocare esclusivamente diritti, pubblicare un volume che rovescia completamente la prospettiva, sin dal suo inizio (“Io voglio parlarvi dei vostri doveri“, scrive Mazzini rivolgendosi agli operai italiani), rappresenta un atto di altissimo valore e dissidenza intellettuale e morale.

Prima di addentrarmi in alcune  brevi riflessioni sul testo, ritengo importante sottolineare l’originalità della copertina del volume, curata dal Maestro Ugo Nespolo, grande artista contemporaneo che delinea il grande patriota genovese con la severità di espressione che lo contraddistingue, ma con vivaci colori che stanno ad indicare, probabilmente, che un’attenta lettura de “ I doveri dell’uomo”, farà emergere un Giuseppe Mazzini intellettuale vivace nel pensiero e visionario, diverso dallo stereotipo dell’uomo severo e cupo che è stato tramandato nel tempo.

Mazzini, infattti, è fautore di un pensiero rivoluzionario, e proprio per questo non sufficientemente valorizzato,  forse anche per i suoi ideali repubblicani, in contrasto con il disegno di unità italiana 

sotto la guida di casa Savoia e forse perché emarginato dall’ascesa del pensiero materialista di stampo marxista, incompatibile con la visione mazziniana della società.

In ogni caso, come ben precisa il prof. Quaglieni nella prefazione del volume, Giuseppe Mazzini resta attuale in quanto “Riusci’ a coniugare l’etica della responsabilità individuale con l’etica della solidarietà sociale”, riuscendo a realizzare una sintesi perfetta tra l’individualismo che aveva  portato alla rivoluzione francese e quello che oggi potremmo definire “socialismo”, ben diverso, come spiega il prof Quaglieni, dal marxismo. 

Dunque, viene smentito, così, il pensiero di Antonio Gramsci, che definiva Mazzini un utopista impolitico e del giovane Piero Gobetti, che riteneva la rivoluzione  russa del 1917 una  “rivoluzione liberale”.

Peraltro, è un dato storico inconfutabile, che mentre la caduta delle ideologie ha provocato la caduta, oltre che del fascismo, anche del marxismo, tale situazione non ha fatto venire meno il pensiero mazziniano, ancora oggi attuale e più vivo che mai.

La vitalità di tale pensiero si spiega , a mio modesto avviso,  in quanto molto più avanzato

rispetto al tempo in cui venne elaborato, tanto che da alcuni punti di vista esso può essere definito utopistico. Ma in realtà così non è, in quanto molte delle idee mazziniane si realizzeranno, effettivamente, successivamente alla morte del patriota genovese.

Anzitutto, l’idea che i diritti non possano essere dissociati dai doveri: nella prospettiva mazziniana, 

non può esistere libertà senza uguaglianza e nn possono esistere né uguaglianza, né libertà senza una profonda coscienza dei doveri cui tutti siamo chiamati.

I doveri, dunque, come un imprescindibile richiamo alla responsabilità individuale e sociale, all’etica ed alla solidarietà, in correlazione ai diritti, come la Costituzione repubblicana ci ricorda, associando il riconoscimento di un diritto ad un dovere, che lo possa rendere realizzabile.

L’equilibrio tra diritti e doveri,  nella prospettazione mazziniana, è la visione di una società che, se da un lato esalta l’idea di patria, di famiglia, di nazione, dall’altra declina l’educazione popolare al patriottismo, in ottica di federazione europea di nazioni in pace tra di esse, dove il lavoro deve avere 

una sua dignità, anche dal punto di vista economico e la solidarietà umana è un valore che lega i singoli individui alla società in cui vivono e operano, per il bene comune.

Dunque, un’attenta lettura de “I doveri dell’uomo” delinea un Mazzini che vedeva oltre i suoi tempi, che pensava una società molto diversa da quella in cui si trovava a vivere, in cui tutti avessero una dignità e un’educazione al senso collettivo e in cui la legge fosse garante dei diritti individuali,  in correlazione a quelli sociali.

Se, poi, si leggesse con attenzione la Costituzione elaborata durante l’esperienza della Repubblica Romana, emergerebbe un testo molto simile all’attuale Costituzione italiana, così come  il pensiero mazziniano della vita come “Servizio”collettivo ci fa riflettere sui nostri doveri di cittadini nei confronti della colletttività, soprattutto in momenti difficili e bui come quello che stiamo vivendo, tra guerra e pandemia.

Infine, credo possa essere importante evidenziare il pensiero mazziniano che si trova nel capitolo dedicato alla famiglia, con riferimento  all’uguaglianza, o meglio alla disuguaglianza tra uomo e donna.

Il grande pensatore e patriota genovese, che rappresenta a tutti gli effetti il formatore della coscienza unitaria dell’Italia appena realizzata, nell’anno di pubblicazione del volume in commento, il 1860, al riguardo si esprime, con estrema chiarezza, per la complementarità tra uomo e donna, per l’assenza di superiorità del genere maschile rispetto a quello femminile paragonando, con una metafora musicale bellissima,  uomo e donna a “Due note senza le quali l’accordo umano non è possibile”, in quanto manifestazioni dell’umanità intera.

Inoltre, Mazzini sembra delineare quella che oggi viene definito “Genere”, vale a dire il prodotto di una visione sociale che plasma l’individuo in un certo modo, a seconda di come si vuole che risulti socialmente, a prescindere da ciò che è effettivamente, nella parte in cui scrive che “Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione diseguale e una perenne oppressione di leggi, quell’apparente inferiorità intellettuale, dalla quale oggi argomentano per mantenere l’oppressione”

Alla fine di questa breve sintesi de “I doveri dell’uomo”, non si può che ritenere che tutti noi dobbiamo molto a Mazzini, al suo pensiero, all’azione e alla spinta ideale che ha animato la sua intensa vita. E proprio per questo, concludere questa breve nota con le parole del Prof. Quaglieni il quale, alla fine della prefazione al volume, espressamente indica ai giovani d’oggi il pensiero mazziniano come “Un’ancora di salvezza che dia un senso alla vita in cui molti di loro stentano ad orientarsi”.