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Per tanti italiani ormai l’augurio sarebbe che il dopo Draghi arrivasse fra il maggior numero d’anni possibile. Perché l’attuale Capo del Governo, per la sua fama di statista, di economista e di reputato specialista a livello europeo nei grandi temi dell’Amministrazione, ha dato subito buona prova. E sul piano personale poi, appare distaccato e fermo, e porge le sue conclusioni oratorie con lo stile staid di un inglese memore sempre della sua appartenenza ad un club esclusivo.   E’ stata cosa  magnifica che applicando una formula, se pur anomala,  di “unità nazionale” il livello della discussione in parlamento che si svolgeva in una sterile logica  di parte, abbia perduto la pratica di polemiche faziose, irriducibili e frontali in un falsificante contesto di sedicente democrazia posta in essere da rappresentanti del popolo, i quali provengono in realtà da una logica elettorale  costruita secondo metodi clientelari i quali con la democrazia  hanno per davvero ben poco a che fare. Ma avevamo cominciato col dire: “e dopo?”. È ben vero che il futuro inventa sé stesso, ma vi sono piste di indagine che seguono una loro convincente logica di persuasione, se pur limitata, la quale vale a porgere prospettive di previsione di una certa suadenza. La domanda che precede quella del dopo, è quella di chiedersi il quando: fino a quando sarà disponibile per l’Italia la carta Draghi nel gioco politico nazionale? Ci sono delle scadenze, vicine: l’elezione di un nuovo presidente della repubblica; e le votazioni politiche per il rinnovo del parlamento. L’attuale Presidente, il mandato del quale scade nel febbraio del prossimo anno, ha già fatto sapere che non accetta che lo si candidi per un secondo, consecutivo mandato. Il suo è stato un mandato caduto in un periodo molto difficile, nel quale con abilità politica e con fermezza di principi ha svolto i suoi compiti facendo valere autorità ed alta competenza. Non sarà facile trovargli un degno successore, ed ecco che una candidatura di Draghi appare assai forte anche ove egli dovesse essere ancora capo del governo. Quanto alle elezioni politiche nazionali, che si dovrebbero svolgere nel 2023, e per le quali si era a suo tempo parlato di anticiparle, quale che sia la posizione politica di Draghi quando si svolgeranno, è azzardato pensare ch’egli si ponga a capo di un partito o di una alleanza di partiti per partecipare alla lotta elettorale. Giunti a questo punto si attenua non poco la nostra pretesa di formulare previsioni per così dire indiziarie sul futuro. In conclusione, un avvenire non lontano, concede non lunga vita all’attuale regime politico instaurato dal governo Draghi. Nel quale gli italiani hanno ritenuto cosa più nobile la politica, ed i partiti politici hanno trovato stimoli per un loro rinnovamento dei modi di partecipazione dialettica in parlamento e nel Paese. Ed ecco che il problema del dopo Draghi, diventa un problema difficile. L’esperienza di un governo che ha saputo veleggiare sopra le parti, per certo tornerà utile, ma il grave problema sarà fatalmente quello del lancio di una concezione della democrazia che faccia valere i più alti principi che la caratterizzano, al di sopra delle clientele, e grazie a provvide leggi elettorali super partes. Si tratterà di ritrovare le vie della democrazia in una logica di morale civile che è sempre stato facile indicare e sempre ben difficile poi da porre coscientemente in essere. E di trovare strutture nuove rinnovando schemi organizzativi che concretizzino   alfine gli ideali democratici  del principio rappresentativo  in azione concretamente controllabile.

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