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Esattamente un anno fa, quando eravamo sorpresi  e scossi dalle prime avvisaglie  del virus cinese, improbabili “architetti” e volutamente virgoletto , avevano lanciato fantasiose, assurde e dannose proposte. Queste proposte ebbero un certo risalto, anche su noti quotidiani, suscitando in me ed altri bravi ed autorevoli colleghi, sdegno e vergogna che portatori insani di un titolo che appartenne, solo per citare sei nomi, a Brunelleschi, Juvarra, Borromini, negli anni 30 Libera, Mazzoni e al torinese Sartoris, di cui ricorrono quest’anno i 120 anni della nascita, lo svilissero a tale punto. Mi riferisco alle quinte, ai paraventi in plexiglas per ristoranti ed addirittura in spiaggia per salvarci, sostenevano i geni ,dai contagi  ma mantenere la nostra abituale vita sociale, la convivialità,  le vacanze. I nostri eroi, con tanto di rendering pubblicitario sul plexigas, spacciavano come idee originali, cortine già in uso da anni nelle banche, poste  ed in tanti uffici, questo per quanto riguarda il terziario. Quello che è grave voler traslare questo sistema di separazione viceversa negli esercizi pubblici, nei ristoranti, teatri, rendendo di fatto questo momento di socialità simile ad un colloquio carcerario. Occorre ricordare che quando eravamo studenti del Politecnico di Torino,  uno degli esami da superare, era Igiene Edilizia, ed un altro Caratteri Distributivi, in cui si doveva dimostrare di aver appreso quali fossero le regole e le norme per progettare in sicurezza ambienti con varie destinazioni d’uso. Persino Plautilla Bricci “ l’architettrice”, la prima donna architetto al mondo, di cui ho scritto recentemente, già  nel XVII sec.  raccomandava l’uso sapiente degli spazi  e distinzione netta tra zona giorno e notte, per la famosa villa del Vascello, semidistrutta dai francesi durante  i moti  nel periodi della Repubblica Romana. Poi negli anni ’40, in Germania fu edito da Hoepli un tomone a firma di Ernst Neufert, il famoso Manuale dell’Architetto, un compendio  di facile lettura di formule e disegni, dagli elementi strutturali agli arredi, dove tra le innumerevoli nozioni, vi erano anche quelle del giusto distanziamento dei tavoli nei ristoranti, delle scrivanie negli uffici o dei banchi nelle scuole. Se gli architetti o ingegneri progettassero usando queste semplici regole avendo anche un minimo di razionalità, usando oltretutto materiali di facile manutenzione ed ecologici sia per le abitazioni, non ci sarebbe bisogno di attrezzature “da antirapina”. In molti miei interventi di ristrutturazione ho diversificato per ristoranti ed esercizi pubblici in generale, l’entrata e l’uscita, pensando anche a passaggi fluidi per evitare percorsi incrociati, è quindi una doppia responsabilità di progettisti ma anche di gestori, che in piena pandemia  per rifarsi delle chiusure, hanno ammassato gli avventori come sardine. L’incapacità progettuale, l’avidità di taluni ristoratori, la mancanza di controlli, hanno fatto saltare tutto lo stile di vita ante pandemia, stoppando  anche tutta una serie di attività, specie nel settore culturale, in primis Musei, Teatri Cinema.  Anche qui la corretta progettazione  è fondamentale: due anni  fa, nel corso di un mio intervento di recupero di un Teatro danneggiato dal sisma del maggio 2012,a Finale Emilia in provincia di Modena, constatai che mentre la capienza era di 650 posti, il foyer poteva contenere neanche 60 spettatori. Un clamoroso  errore dell’ingegnere progettista del 1908 che ho cercato di ovviare  con una sala parallela ed anche qui aggiungendo e diversificando entrate ed uscite …ovviamente si trattava di un progetto prima dell’arrivo del Covid, adesso oltre a queste mie migliorie, occorrerebbe anche alternare le sedute, ad esempio un posto occupato su due. In conclusione professionalità, raziocinio, non smodato interesse affaristico, avrebbero potuto  e potrebbero renderci la vita nuovamente piacevole e degna di essere vissuta in serenità e senza ansia, la socialità e la cultura fanno parte del nostro essere persone e l’architettura è il contenitore di questi bisogni, che definirei, primari.