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Sono passati vent’anni, c’è stato un processo in cui sono stati condannati i responsabili delle violenze che  subirono i manifestanti alla Caserma “Diaz”, violenze ingiustificabili che fanno orrore. Limitarsi di fatto a parlare di  quelle violenze, dimenticando che Genova venne messa a ferro e  fuoco dai black- bloc e dai centri sociali arrivati da tutta Italia, appare vistosamente – come sta accadendo oggi – come una mistificazione della realtà. Addossare al governo Berlusconi delle colpe è un altro segno non di buona fede  anche se il ministro degli interni Scajola non si rivelò all’altezza.  Sostenere che sia stata la polizia ad essere stata  la regista occulta di una vera e propria insurrezione, è un falso storico fondato su una frase di Giorgio Bocca. Bocca non fu mai sereno nei suoi giudizi ed anche quella volta dimostrò di essere fazioso.  La violenza eversiva e distruttiva  dell’estremismo di sinistra solo i ciechi non riuscirono e non riescono  a vederle. Mettere come icona di quel luglio genovese Carlo Giuliani che tentò di ammazzare  un carabiniere, lanciandogli addosso un estintore, è un’altra scelta scellerata perché in Giuliani si vuole vedere la vittima e non l’eversore violento. A Genova ci fu chi tentò di celebrarlo, sua madre venne eletta senatrice  di Rifondazione comunista che dedicò al figlio la sede del  suo gruppo parlamentare al Senato della Repubblica. Il carabiniere ventenne  Mario Placanica che sparò per legittima difesa – come venne riconosciuto in tutte le sedi giudiziarie anche internazionali – fu oggetto di un linciaggio intollerabile anche a livello mediatico  ed ancora oggi c’è chi lo cita in modo  non veritiero come fosse stato un pistolero assassino. Il carabiniere che non seppe difendersi al processo venne assolto per legittima difesa ma ebbe la vita rovinata in modo devastante.  Io sono anche disposto ad aver pietà per il giovane Giuliani che aveva alle spalle una vita molto travagliata , ma esigerei una ricostruzione storica non emotiva e unilaterale  che racconti la verità complessiva dei fatti. Le vulgate di allora di don  Gallo e di Franca Rame oggi non possono reggere. Don   Andrea Gallo lo conobbi qualche anno dopo in treno da Genova a Roma. Dopo poco ci mettemmo a parlare e devo riconoscere che, al di là delle sue idee, era una persona  molto simpatica. Parlammo anche di Don Bosco perché originariamente era stato salesiano. Provai ad avviare  inopportunamente un discorso sul giovane Giuliani così tenacemente difeso dal “prete degli ultimi“, molto caro a De Andrè. Ma subito si irrigidì  all’improvviso come lo avessi colpito in modo proditorio e il nostro dialogo si interruppe. Mi ero permesso di dirgli che io stavo dalla parte del carabiniere. Anche oggi stare da quella parte sembra ancora  difficile. E sono trascorsi vent’anni. Il Centro Pannunzio resta dalla parte del carabiniere aggredito dal contestatore eversivo Giuliani e condanna chi lo vuole celebrare.