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L’11 febbraio 1921 nasceva nell’italianissima Ragusa in Dalmazia  Ottavio Missoni, stilista di fama internazionale, atleta olimpionico, combattente ad El Alamein, prigioniero per quattro anni degli Inglesi con cui non volle collaborare. La sua vita è stata travolta dalla guerra fascista che egli considerò sbagliata, ma non gli impedì di restare orgogliosamente italiano. Nato a Ragusa, la sua famiglia si era trasferita a Zara, la città distrutta dai feroci bombardamenti anglo-americani e poi selvaggiamente conquistata dai partigiani comunisti di Tito che cercarono in ogni modo di distruggerne l’Italianità, cacciandone gli italiani attraverso una pulizia etnica che era iniziata con le foibe. Lucio Toth, il Mosè dell’esodo degli Italiani del confine orientale italiano, mi parlò spesso di Missoni, che conobbi  il 10 febbraio 2005 quando fui oratore ufficiale al primo Giorno del Ricordo a Palazzo Carignano di Torino. In quell’occasione, Missoni volle essere presente e mi disse che scelse la città del Risorgimento che amava molto e che aveva accolto l’esule Niccolò Tommaseo. Poi abbiamo avuto altre occasioni di incontro e andò vicinissimo al conferimento del Premio “Pannunzio”, ma le sue condizioni di salute non lo consentirono. Missoni conosceva anche la poetessa zaratina in esilio Liana De Luca, una delle prime socie del Centro che illuminarono noi giovani universitari  sul dramma delle foibe e dell’esodo negli anni nefasti del ’68. Era un uomo ironico e disincantato che non amava la retorica. Ma si sentì sempre orgogliosamente italiano e fu impareggiabile Sindaco di Zara in esilio. Mi è spiaciuto che l’amico Claudio Magris, ricordandolo, abbia voluto sminuire il ruolo di Missoni tra gli esuli dalmati in Italia. Fu un uomo di successo, un artista del colore, i suoi tessuti facevano pensare ai colori di Chagall, di Matisse, di Balla e gli diedero fama mondiale. Ma si sentì anche profondamente e intuitivamente  un esule di Zara a cui rimase legato per la vita intera. Non esibiva il suo aver combattuto ad El Alamein nella battaglia più eroica dell’Esercito italiano in Africa, ma volle sempre ricordare i cinquemila  caduti che Paola  Caccia Dominioni raccolse pietosamente nel grande sacrario in terra d’Africa. Era anche lui convinto che a quei soldati non mancò il valore, ma la fortuna, pur considerando quella guerra assurda. Missoni è stato un grande italiano e un patriota in un Paese che dimentica o rinnega la sua storia. Un uomo di successo che mai ha scordato le tragedie della Patria. Rendiamo onore ad Ottavio a cent’anni dalla sua nascita. Io conservo gelosamente le coloratissime cravatte che mi ha regalato. Le indosso quasi solo nel Giorno del Ricordo quando si dovrebbero ricordare le foibe e l’esodo, oggi messi in discussione da un negazionismo e un giustificazionismo che avrebbero suscitato il suo sdegno  e che provocano la riprovazione di tutti gli italiani che conoscono la loro storia.