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Senza alcun dubbio la civiltà europea trae origine dalla civiltà greca, che ha dato vita alle tensioni
concettuali del pensiero e alle forme della conoscenza. I Greci ci hanno donato i nomi e i modelli
classici di ariosi percorsi, le cui tappe sono l’epos, la poesia lirica, bucolica, l’amore della sapienza,
la tragedia e la commedia, la categoria della storia, la tecnica della persuasione. In sostanza, dai
Greci derivano quasi tutti i generi letterari noti all’Occidente.
Nell’epoca ellenistica, il patrimonio della civiltà greca ricevette organica sistemazione e quando la
Grecia venne assorbita dall’impero universale di Roma, essa seppe trasmettere a Roma e al mondo
i propri ideali e saperi, e fornì gli strumenti dottrinali per il nuovo messaggio cristiano.
La civiltà greca ci ha trasmesso cultura e arte, e ci ha consegnato un universo di valori che restano
ancora fondamentali per la mente dell’uomo di oggi e per una attenta riflessione sul significato dell’esistere
umano.
Ricordando lo storico Paolo Desideri, grande è il riconoscimento del debito che la cultura moderna
ha nei confronti della grecità: nessuna istanza, pur nella consapevolezza delle profonde differenze
che comunque da questa ci separano, dovrebbe poter avere la forza di impedirci di avvertire che,
quando ci muoviamo all’interno di quell’ambito, respiriamo per così dire “un’aria di famiglia”. Il fatto
innegabile è che questa nostra cultura si è venuta formando sulla base dell’eredità di quel mondo
con il quale il pensiero romano aveva voluto mimetizzarsi.
I modelli greci furono il fondamento su cui vennero plasmandosi e propagandosi le letterature
d’Occidente, fino all’età moderna. Infatti fu la Grecia a trasmettere le forme alla letteratura romana
dapprima, e poi, per mezzo di questa, in generale, alle successive letterature europee, applicando
su tutte la sua indelebile impronta. Questa continua imitazione dei “generi” greci ha dominato per
secoli, dall’antichità ai tempi nostri, ripetendosi di epoca in epoca, e ha giovato a diffondere la cultura
in ogni parte del mondo occidentale, alimentando i saperi e costruendo il senso dell’ordine e
della coscienza intellettuali.
La Grecia ci ha dischiuso tutte le categorie del pensiero, ha portato ad altezze vertiginose
l’intelletto umano, ha espresso il più incomparabile ideale di bellezza con l’impressionante perfezione
dell’arte, declinata in tutti i suoi aspetti.
Dal carattere di idealità, di potenza fantastica, di aspirazione al sublime della Tragedia, che specialmente
si riferisce al lato eroico della vita, dalla grande poesia di Eschilo alla suprema armonia
di Sofocle, che esalta l’onnipotenza degli dei e si duole della fragilità dell’uomo, a Euripide, poeta
grandissimo che scopre la tragicità straziante nella miserabile mistura della vita ordinaria, tanto
intrisa di dolore.
Dalla Commedia “antica”, con Aristofane, che ci trasporta in un mondo sovrumano e mitico anch’esso,
dove le cose e le persone della vita comune perdono le loro fattezze naturali e assumono
aspetti straordinari e favolosi, mentre la libertà sfrenata del riso scioglie ogni inibizione, alla Commedia
“nuova”, che sorge nel secolo della scienza e della prosa, essa rappresenta l’aspetto umile
della realtà quotidiana, tanto che di Menandro l’autore latino Quintiliano dice: “omnem vitae imaginem
expressit”, una commedia, quella menandrea, che è descrizione di costumi e qualità morali,
opera di riflessione sui problemi dell’uomo e del suo destino e su tutto ciò che fa parte della condizione
umana.
Dall’”amore del sapere”, la “philosophia” socratica, alla fede nella conoscenza, nella virtù, nella
giustizia, insomma nel Bene della dottrina straordinariamente complessa di Platone. In Grecia
scienza e arte si toccano, e Aristotele pone le basi di un severo metodo scientifico studiando le
forme del pensiero e creando nella logica lo strumento perfetto. Così come sapienza e bellezza
sono inscindibili nella grande poesia di Pindaro, espressione di quei valori che raggiungono la natura
intrinseca del pensiero e dell’arte.
Dalla Sofistica, che aveva fissato le regole della retorica, l’arte della parola, pronta a gareggiare
con la poesia per perfezione stilistica e andamento ritmico, alla grande eloquenza politica, a Isocrate,
a Demostene che, con le Filippiche, giunge al culmine della sua azione e della sua eloquenza.