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Inizio di estate vissuto pericolosamente, tra un’epidemia silenziata per scelta politica, una guerra troppo vicina sulla quale si vogliono chiudere gli occhi, problemi climatici che hanno perso visibilità mediatica (non sono più ‘à la une’), e le fibrillazioni preelettorali dell’anemica democrazia autoreferenziale di questo Paese. Per contribuire a comprendere l’essenzialità e la misura delle cose, al di là della propaganda, delle fake news, degli schieramenti ideologici più o meno conformisti e opportunistici, può forse valere anche la riflessione semantica sull’uso e abuso, improprio, di alcune parole guida che poi condizionano e pregiudicano la comprensione delle cose. Se le parole sono parte integrante dell’essenza delle cose, ricordare a noi stessi, in questi tempi di desolante approssimazione e povertà lessicale, i significati originari di certi termini importanti può servire a chiarire anche contenuti fondamentali che interrogano nel profondo la vita individuale e collettiva, e dunque con un passaggio ulteriore ad apprezzare con più fondamento e lucidità il senso, il valore e la misura delle concrete problematiche di attualità su menzionate. Il mito. Il sogno. I miti, belle storie tramandate dalla tradizione popolare, significative, emblematiche, che sanno dare tanto alla cultura collettiva e alla formazione individuale. Questo erano, dalla Grecia antica alle saghe medioevali. Belle storie, leggende, con un senso, una morale, un’etica. Storie mitiche appunto, non reali, e anche da questo traevano la loro forza espressiva e il loro impatto emozionale. Poi, di recente, le parole ‘mito’ e ‘mitico’ sono passate a indicare qualcosa sì di inusuale e particolare, ma certo di molto più vicino alla quotidianità e alla realtà di tutti i giorni. Uno sportive, un cantante, uno spettacolo, un divertimento, un comportamento strano. Una sorta di smitizzazione del mito. Qualcosa che assomiglia a un modello amplificato dai media e dai social, forse non facile da eguagliare, ma comunque possibile per tutti. Un po’ come è avvenuto per la parola ‘sogno’. Oggi è normale che tutti perseguano i propri sogni, nella convinzione che tutto sia realizzabile. Si è persa la consapevolezza della differenza tra la realtà del presente quotidiano e la dimensione fantastica, inarrivabile, del mito, del sogno, del desiderio. Si è persa la saggezza di capire che in molti casi le utopie (più o meno sensate) sono davvero tali, inarrivabili, sono davvero sogni irrealizzabili, per quanto belli e talvolta (non sempre) desiderabili. E molti si comportano di conseguenza, senza connessione con la misura e il senso della realtà, confidando, credendo che tutto sia possibile, basta volerlo, che tutto sia praticabile, basta provarci. Senza condizioni, senza limitazioni. Senza la consapevolezza dei limiti propri e altrui, individuali e sociali, fisici e intellettuali, materiali, morali e culturali. Sotto un certo aspetto è il portato della dilagante cultura acritica dei diritti, associata agli estremismi del relativismo etico e del politicamente corretto. Il cuore oltre l’ostacolo. Bello, ma non sempre si può, non sempre si deve. I sogni spesso sono solo sogni, l’onirico non è realtà. I miti sono miti, altrimenti si chiamerebbero opportunità. E allora, a ben riflettere, si vedrà che anche la libertà è un mito, con tutti I condizionamenti a cui volenti o nolenti siamo soggetti. E così pure l’uguaglianza, vera e propria araba fenice dell’idealismo politico e religioso di ogni epoca, se solo consideriamo a quante differenze naturali, geografiche, sociali, culturali, caratteriali, di sorte, di capacità, di fortuna, di salute, le creature umane sono soggette senza possibilità di affrancazione. E l’amore è un mito, per molti. E la democrazia, di cui crediamo pretenziosamente di essere infallibili portatori e interpreti. E la solidarietà, solo che si guardi lucidamente il mondo e le persone. E la felicità, chimera della quale non siamo neppure in grado di dare una definizione condivisa e sensata. La realtà e i suoi condizionamenti non possono essere negati, misconosciuti, cancellati, neppure facendo leva sulla forza della volontà, sulla debolezza dell’ignoranza e sulla leggiadria dell’immaginazione. Il resto sono storie, favole, fantasie, leggende. Miti.