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Cortei violenti dei no pass in tutta Europa ormai. Venerdì scorso è stata la volta dell’Olanda. Con a Rotterdam due feriti e spari della polizia (durante “un’ orgia di violenza”, come l’ha definita il sindaco della città) ed ieri sera all’Aia. E sono in atto forti agitazioni in Austria. Una indagine critica sulla composizione sociale e ideologica degli attivisti, dei partecipanti alle predette “orge”, sarebbe dispersiva e non riconducibile ad unità. Vi partecipano fra gli altri gruppetti di anarchici, di associati a piccole associazioni politicamente estremiste, di destra o di sinistra, di desperados della asocialità, ma la componente che appare la più agguerrita è formata da persone che vogliono comparire, atteggiarsi a capi, facendo credere che hanno qualcosa da dire e che potrebbero una volta presi sul serio competere nell’agone politico del Paese…. è anche così che possono nascere fortunate carriere politiche!             Una parola primeggia su tutte, nelle urla e nelle scritte dei cartelloni dei dimostranti: la parola libertà. A quale libertà costoro si riferiscono? Stando alle classificazioni nel campo di dispute di impegno teorico altamente speculativo e rifuggendo dai lunghi elenchi proposti da letterati e da linguisti (Becherelle ne propone circa una quarantina) valga affidarsi alle grandi distinzioni filosofico politiche e giuridiche, per scoprire che  le predette urla e scritte si vorrebbero accampare nel campo teorico della libertà di non fare. Di non fare che cosa? Ciò che è imposto dalle leggi? Le leggi in un Paese democratico sono fatte , sono approvate, da legislatori eletti dal popolo, o in via referendaria, popolare. Solo predicando il principio della negazione della necessità di un’ organizzazione sociale non retta da principi istituzionali (democratici, nel nostro caso) il popolo può rifiutare le leggi.  Per altro verso, le leggi che non si accettano, seguendo gli stessi criteri quo ante possono essere democraticamente annullate in parlamento o dal popolo su iniziativa referendaria. Le leggi non sono mai perfette, e seguono i percorsi del progresso civile. Tanto, in una società civile. Che si organizzi sempre più secondo il più grande dei principi, quello di una libertà che è stata conquistata da una comunità di uomini liberi.