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Le edizioni Mondadori ebbero una tradizione fondata sul pluralismo e sul rispetto di tutte Weltanschauung, comprese le opinioni più controcorrente ed indigeste, vedi il saggio di David John Cawdell Irving.  Poi, dopo l’infornata di comunisti voluta da De Benedetti, poco prima di essere defenestrato da Segrate, si distinse come gioiello dell’editoria vicina al Pci-Pds-Ds, senza, tuttavia, mortificare del tutto le vocazioni politico-culturali diverse o alternative. Quindi, fatti fuori i suoi migliori dirigenti, si aprì la stagione dei libricini fru-fru e delle robine alla moda, insomma meno cultura, meno congiuntivi e tanta superficialità nella stagione dei pentastellati. Ora, stando alle decisioni irrevocabili di Marina Berlusconi (“Come editori siamo un po’ il sistema immunitario contro le spinte autoritarie e illiberali. Basta distinguo, serve una scelta di campo per i valori dell’Occidente”), la Mondadori si avvia a diventare editoria da Big Brother, editoria da regime paradossalmente più arcigno ed occhiuto di quello fascista, che pur lasciava qualche rigagnolo – vedi Benedetto Croce o lo stesso “Primato” di Bottai – al pensiero non allineato.