2,923 utenti hanno letto questo articolo

Napoleone non è solo quello che ha dato il nome ad un celebre solitario con le carte ma è anche quello che, pur tra sanguinose guerre e lutti conseguenti, ha fatto progredire l’Europa in pochi anni di un paio di secoli. Detto questo, sono d’accordo con chi ritiene inopportuno che in Italia si costituisca un comitato ufficiale, pagato con i soldi dei contribuenti, per onorarne la memoria nel secondo centenario della morte: qui da noi, tra ruberie e massacri compiuti dalle sue truppe, ha fatto più male che bene, per poco tempo non riuscì a nascere cittadino della Repubblica di Genova ma francese (anche se ci sono i complottisti i quali si sforzano di dimostrare che gli atti di nascita e di battesimo sarebbero stati alterati per “gallicizzarlo” del tutto…), quindi italiano non è mai stato. Manifestazioni locali si potrebbero anche fare (all’isola d’Elba ove ha vissuto in esilio, per esempio, o in altri posti che possono essere a lui legati ), ma che l’attuale Stato italiano debba onorarne la memoria, no, questo non mi trova consenziente. Rimango però stupito ad apprendere che neppure nell’Esagono dei nostri cugini francesi andrebbe commemorato. Eppure per la grandezza della Francia il corso Bonaparte, già Buonaparte, si è speso, eccome… Anche da ambienti della politica ufficiale, non dai soliti ottusi scalmanati, è piovuta una valanga di accuse secondo le quali Napoleone si sarebbe coperto di ogni infamia. L’ultima accusa, quella più ridicola ma che dovrebbe essere quella definiva nell’era del “me – too”, è di misoginia (e io che, da povero ignorante, credevo invece, che le donne gli piacessero anche troppo… non si finisce davvero mai di imparare…). Manca solo, ma tra un po’ arriva, tranquilli, l’accusa di fascismo… A chi volesse sostenere questa accusa, do una mano io: la categoria politica che oggi viene indicata come “fascismo”  (erroneamente, a mio avviso, e che butta nello stesso pentolone fenomeni politici e personaggi piuttosto differenti anche dal punto di vista ideologico e politologico: la Falange Spagnola di José Antonio Primo de Rivera e la Guardia di Ferro di Codreanu, Sir Oswald Mosley e Peron, Nasser e Mussolini, Hitler e Pétain, Salazar e il colonnello Papadopoulos, ecc.), prima del 1922 veniva indicata come “bonapartismo”. Dai, scatenatevi… La riscrittura della storia e della civiltà, operata in base all’ideologia del “politicamente corretto”, la forma moderna dell’ipocrisia, ha già mietuto parecchie vittime, alcune del tutto inaspettate. Dante, per esempio. Secondo alcuni la sua opera andrebbe censurata perché islamofobo (Inf.,  XXVIII), antisemita (Par., V), omofobo (Inf., XV), razzista, sovranista e nazionalista (il canto di Cacciaguida, XV e XVI del Paradiso…). Poi Gandhi, razzista e addirittura filofascista (venne ricevuto da Mussolini sia pubblicamente che privatamente e le sue memorie in italiano sono uscite con la prefazione di Giovanni Gentile).  Poi Giovanni Palatucci, questore di Fiume durante la Repubblica Sociale Italiana, il quale salvò tantissimi ebrei dall’olocausto avendogli fornito documenti falsi, nella mia città a lui è intitolata la piazzetta su cui si affaccia l’edificio della Questura, ma secondo alcuni bisognava togliere quel nome perché il povero Palatucci, morto a Dachau, sarebbe stato in realtà un artefice dell’olocausto!  E c’è già chi sta affermando che, per esempio, una barzelletta sulla tirchieria dei genovesi, magari narrata caricaturizzando l’accento di quella città, dovrebbe essere sanzionata perché anche questa sarebbe una forma di razzismo (chissà se io, di origine ligure, potrò continuare a raccontarle, così come Moni Ovadia nei suoi spettacoli può narrare storielle che, se narrate da un altro, verrebbero accusate di antisemitismo?). A proposito del razzismo, anche se è recente la sentenza di un tribunale marchigiano, il quale ha stabilito che la parola italiana “negro”, che deriva dal latino niger, non è offensiva, a differenza dell’americano nigger (che andrebbe tradotto non come negro, ma come negraccio), la parola non si può assolutamente scrivere o pronunciare, guai! Si può tranquillamente pronunciare in pubblico la parola con due zeta che indica l’organo riproduttivo maschile (le nostre nonne sarebbero svenute per questo…), ma guai dire “negro”, bisogna dire “di colore”. Tra un po’ avremo la Repubblica del Montedicolore, giocheremo con le carte prodotte dalla fabbrica Teodomiro dal Dicolore, mangeremo il salamino Dicoloretto e in Italia l’avanguardia della ricerca farmacologica sarà rappresentata dall’Istituto Mario Dicolore di Milano… Ridiamoci sopra, anche se da ridere ci sarebbe veramente poco. E notiamo anche che l’abolizione della parola negro non ha portato all’abolizione di un solo atto di discriminazione razziale in alcuna parte del mondo… Nel mondo della ricerca si sta affermando come bandiera del politicamente corretto, la casa editrice, già gloriosa, ora non più che tra i suoi fondatori può vantare don Benedetto Croce, che fu anche un grande storico, uno dei padri morali e spirituali del Centro Pannunzio. Dopo aver pubblicato qualche anno fa un indigesto mattone in cui si sosteneva che il fondatore del fascismo è stato Giuseppe Mazzini per il tramite di Federico Nietzsche, ora sta sfornando una bella serie di involontariamente umoristici libelli secondo cui le foibe sono una menzogna della propaganda fascista,  le atrocità descritte da Giampaolo Pansa nei suoi libri (il giornalista di Casale Monferrato non ha mai preso una querela per quanto documentato in quei libri!) sono fantasie e, da ultimo, si sostiene che il fascismo in Italia non ha mai fatto assolutamente alcunché di positivo. Tutto il contrario di ciò che ha affermato Benedetto Croce (il quale, per inciso, fu antifascista quando il fascismo era al potere, non ha atteso ottant’anni dalla morte di Mussolini per diventarlo). Croce affermò, infatti, una volta, che, se avesse dovuto scrivere la storia del fascismo avrebbe messo in risalto, per non essere accusato di faziosità politica in quanto antifascista dichiarato, anche ciò che di positivo si sarebbe potuto ritrovare nel movimento e nel regime fascista. Ma Croce era un gigante e i pigmei, anche se pubblicano presso il medesimo editore, rimangono comunque pigmei… Accidenti, mi sono accorto che mi è scappata un’affermazione politicamente scorretta dando una connotazione negativa ai pigmei, povero me! La mentalità del “politicamente corretto” ci sta portando verso il baratro e, se continuerà ad affermarsi, porterà a dei danni incalcolabili. La nostra società assomiglia sempre più a quelle descritte da George Orwell nel romanzo “1984” e da Jack London ne “Il tallone di ferro”. E’ ora di reagire. Ahura basta (ecco spiegato il titolo dell’articolo), lo dico in nizzardo, un dialetto che prediligo, il dialetto di una città che adoro, colla quale ho forti e stretti legami e che una volta era nostra (si può dire che Nizza una volta era italiana o si viola anche qui qualche regola del “politicamente corretto”)? Per tornare a Napoleone, ecco la meravigliosa ode del Manzoni recitata da Vittorio Gassmann: