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L’ex magistrato Paolo Borgna, biografo ed amico di Sandro Galante Garrone, come presidente dell’ Istoreto, ha condannato il manifesto della Regione Piemonte sul Giorno del ricordo del 10 febbraio. Borgna ha contestato che ci sia stata una pulizia etnica al confine orientale dal 1943 al 1945. Ha invece parlato di una  strage “politica” da parte di Tito  che si aggiunse alla pulizia etnica che , mio modo di vedere, ci fu.  Lo stesso esodo imposto con il terrore fu pulizia etnica non cruenta. Ci fu la caccia agli anticomunisti ma anche la caccia agli Italiani in quanti tali, come ha rilevato Gianni Oliva , lo studioso più autorevole sulle foibe e l’esodo. Certamente Borgna è molto distante dal minimizzare le foibe e l’esodo, come il libellista – guida turistica che lo  scorso anno ha addirittura giustificato le foibe con la complicità dell’editore Laterza che fu l’editore di Benedetto Croce. Ha espresso un’opinione che non ha nulla a che vedere con le posizioni negazioniste o ad esse assimilabili. L’Istoreto ha sempre, tra l’altro,  collaborato al 10 febbraio con l’Anvgd, l’associazione degli esuli. Appare sconcertante la minaccia dell’assessore  regionale promotore del manifesto di parlare dell’Istoreto con l’assessore regionale alla cultura , sottintendendo  la rappresaglia di un taglio ai finanziamenti della Regione all’Istoreto. Forse non sa chi è Paolo Borgna con cui si può dissentire , ma che va sempre rispettato come un autorevole e pacato  interlocutore. L’Istoreto è anche Il direttore Luciano Boccalatte, uno studioso di rara obiettività che ha partecipato in settembre al convegno su Renzo De Felice  promosso dal Centro Pannunzio. Non si può minacciare una vendetta di quel tipo che fa emergere una concezione della cultura incompatibile con la libertà e  con la stessa  idea di cultura come confronto civile di opinioni. L’Avgd di Torino ha pesantemente condannato il manifesto regionale , una posizione molto significativa perché è la posizione degli esuli e dei parenti degli infoibati. La Regione Piemonte deve prendere le distanze da posizioni che fanno pensare ad una sorta di squadrismo censorio intollerabile.