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Italia: una compagine trainata da un cocchiere d’eccellenza. No, non sto parlando di Draghi. Mi riferisco a Mancini, che è riuscito nel giro di poco tempo, senza clamori e polemiche, a trasformare un gruppetto di ragazzi, su cui nessuno avrebbe scommesso, in una squadra. Dove ognuno gioca costruendo azioni con gli altri, senza mettersi troppo in mostra o arrogarsi il titolo di fuoriclasse. Sarebbe bello se anche il nostro Paese fosse così. Se tutti giocassero nella stessa direzione per trarci dalle ambasce della recessione economica e dei debiti da pagare. Purtroppo non si può avere tutto. Ora, meglio guardare a Wembley, a una serata magica, in cui sembrerebbe che l’Italia si possa finalmente e magicamente riscattare, dopo essere stata additata l’anno scorso come untore d’Europa e del mondo (come dimenticare i terribili febbraio, marzo e aprile del 2020?). Tra poco vedremo una Nazionale a cui, all’inizio, erano stati riservati solo 7500 posti sugli spalti dello stadio, ma che ora potrebbe vederli anche raddoppiare. O almeno così si augura la Gazzetta dello Sport, che punta sui nostri connazionali residenti nel Regno Unito, i quali potrebbero accaparrarsi altri 7000 biglietti, aumentando vistosamente la presenza di azzurri alla finale degli Europei. Cifra raggiungibilissima, visto che, in base ai dati dall’AIRE, gli italiani che hanno scelto di vivere oltremanica sono settecentomila. Ma non tutti sono registrati all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, quindi questi numeri sono da leggere al ribasso. Sono cifre a cui di solito non si pensa. I nostri telegiornali ce li hanno fatti notare ai tempi della Brexit, quando l’UK è diventata un Paese extracomunitario, per poi farceli dimenticare, come ci siamo scordati di tutti gli altri italiani emigrati altrove per studio e/o lavoro. E vi stupirò: questi migranti non provengono tutti dal Sud. La graduatoria ufficiale degli italiani londinesi divisi per regione di provenienza è la seguente: Lombardia (15, 30%), Campania (13,73%), Lazio (10,61%), Sicilia (10,48%), Veneto (8,87%), Emilia Romagna (6,53%), Puglia (5,47%), Piemonte (4,75%). E qui mi fermo. Anche perché da noi – sia a destra che a sinistra – si può parlare solo di immigrazione. Di emigrazione, no, perché sa di Paese non in grado di garantire un futuro dignitoso ai propri cittadini. Peccato che negli ultimi anni la bilancia immigrazione/emigrazione sia stata spesso vicina al pareggio e recentemente sia stata anche negativa. Ma, ripeto, non si può mai parlare dei nostri emigrati se non per scandalizzarci del fenomeno dei cervelli in fuga – che secondo alcuni politici farebbero bene a non tornare o sono andati all’estero perché non avevano voglia di restare in Italia (!). Epperò non pensiamoci proprio oggi: tra poco Mancini metterà in campo la sua squadra di calciatori, provenienti da un Paese di migranti e sbarcati per la finale in un Paese ex-UE. Che dire? Evviva il sogno di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. E, senza amarezza, forza Azzurri, perché, in fondo, questo è l’unico momento dell’anno in cui ci sentiamo tutti italiani e sventoliamo -finalmente – il Tricolore con orgoglio.