La cucina italiana riconosciuta dall’ UNESCO patrimonio dell’umanità, un successo che ha alla base il mondo agricolo e le sue eccellenti produzioni, di Salvatore Vullo
L’Italia è poggiata nel cuore del Mediterraneo, dove è nata la storia e la civiltà.
Un Paese che è sempre stato al centro della attenzione mondiale per qualità della vita, per bellezze ambientali e paesaggistiche, per il suo clima ideale, per creatività, capacità tecniche e umane; ed ancora, una enorme ricchezza in biodiversità vegetale e animale che consente una vasta gamma di eccellenti produzioni agricole, agroalimentari e zootecniche; produzioni tante e diverse, derivanti dai tanti e diversi microclima e condizioni pedoclimatiche di quella Italia che si posa per circa 1500 chilometri, da nord a sud, dalle Alpi alla Sicilia.
“Una bella miscela”, come l’aveva definita il Censis, “Che ha come elemento unificante le radici della cultura contadina, in quella dimensione di raccordo tra memoria e futuro, nel rapporto tra antiche vocazioni e nuove frontiere della tecnologia”.
Quella cultura contadina che deriva da una agricoltura che si pratica in un territorio composto prevalentemente in alta collina (gli Appennini) e le montagne, dove è stato sempre preponderante la presenza e il lavoro diretto dell’uomo, con una prevalenza di piccole e medie aziende agricole e allevamenti, che utilizzano sistemi tradizionali, biologici, ecocompatibili per le produzioni agricole e zootecniche; condizioni che esaltano le qualità e le peculiarità delle produzioni agricole e agroalimentari.
L’Italia, infatti, è al primo posto a livello europeo per numero di prodotti con marchi di qualità riconosciuti dalla UE: Sono 167 i prodotti a DOP (Denominazioni di Origine Protetta), e 130 i prodotti a IGP (Indicazione Geografica Protetta), riferiti a formaggi e prodotti caseari, salumi e carni, frutta e ortaggi, legumi e cereali, olio di oliva, prodotti da forno e da pasticceria.
E l’Italia è anche la terra per eccellenza dei vini: sono 350 le DOC (Denominazione di Origine Controllata), e 75 le DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), prodotti in tutte le regioni, derivanti da oltre un centinaio di Vitigni Autoctoni, che esprimono la ricchezza della biodiversità. Sempre a proposito di biodiversità e di ricchezza di produzioni, l’Italia vanta ancora circa 3500 prodotti, censiti e riconosciuti dalle Regioni come PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), che comprendono: Bevande Distillati e Liquori, Carni Fresche, Condimenti, Formaggi, Grassi, Prodotti Vegetali (naturali e trasformati), Paste fresche e prodotti della Panetteria Pasticceria e Confetteria, Pesci e Molluschi, Prodotti vari di origine animale.
Una sterminata gamma di produzioni che sono sinonimi di bontà, genuinità, apoteosi del gusto, che sono diventati simboli e oggetto di culto. Prodotti profondamente legati ai territori che li producono e li propongono, che ne hanno modellato il paesaggio agrario e rurale, che fanno parte della storia di quei luoghi, che hanno ispirato tanti grandi scrittori che ne hanno fatto elementi importanti delle loro opere letterarie. Territori che ogni anno ospitano milioni di visitatori, quelli che costituiscono il turismo rurale ed enogastronomico.
Prodotti che, come componenti principali e peculiari, sono alla base della fama e prestigio raggiunti nel mondo dalla cucina e dalla enogastronomia italiana.
Anche da questi dati e da questa elencazione si deduce il primato dell’Italia in Europa per valore aggiunto agroalimentare (stimato in circa 180 miliardi di euro), e per il valore dell’export agroalimentare (intorno ai 35 miliardi di euro).
Dunque, il riconoscimento UNESCO come patrimonio dell’Umanità per la Cucina Italiana, è stato un ulteriore grande e autorevole suggello, che rappresenta anche un premio indiretto al grandioso e misconosciuto lavoro, anche di resistenza, svolto negli ultimi 50 anni, in ogni regione d’Italia, da generazioni di produttori e coltivatori, uomini e donne di quel mondo agricolo e rurale, e le azioni delle loro organizzazioni professionali, associazionistiche ed economiche, supportate e sostenute dalle Istituzioni: Ministeri, Regioni, Province, Camere di Commercio, Comuni e altri enti e organizzazioni come Slow Food. E citando tali soggetti parliamo di intere generazioni, milioni di persone, che hanno contribuito, con il loro piccolo contributo di idee e lavoro, a costruire la grande storia dell’Italia agricola, agroalimentare, zootecnica ed enogastronomica.



