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C’è una materia nella scuola italiana che non è una materia. È l’Alternativa alla Religione Cattolica. Essa impegna solo una o due ore a settimana, ma rappresenta stancamente e ripetutamente un’occasione perduta.  Perduta, poiché chi non frequenta le lezioni di Religione, solitamente opta per uscire da scuola oppure per svolgere un’attività in autonomia (nella migliore delle ipotesi, portandosi avanti con i compiti o leggendo un libro, seduti in una classe diversa dalla propria; nella peggiore, facendo colazione al bar del Liceo).  Perduta, malgrado sussista ancora una sparuta minoranza di famiglie (per lo più genitori degli alunni della scuola primaria), che richiede quasi coriacemente l’attivazione dell’ora di Alternativa alla Religione Cattolica.  Perduta, in quanto a chi viene assunto, per svolgere solo questa tipologia di insegnamento, non viene riconosciuto alcun punteggio in graduatoria. Quindi, spesso per le segreterie diventa difficile reperire personale che si prenda carico di tale mansione. Ma quale sarà il programma di questa mitica ora di Alternativa? Quali gli obiettivi? Quali le competenze da acquisire? Non si sa. Le Indicazioni Nazionali del 2012 non le dedicano nemmeno una riga, lasciando invariate le Circolari Ministeriali 129 e 130 del 1986 (diciamolo: non sono proprio recentissime), secondo le quali ogni Istituto dovrebbe stabilirne i contenuti, che permettano l’”approfondimento di quelle parti dei programmi più strettamente attinenti ai valori della vita e della convivenza civile”. Uno potrebbe pensare, allora, che si possa parlare di Filosofia o Storia o Diritto. E invece no, perché non si possono sviluppare argomenti curricolari, cioè i non avvalentesi non possono avere un carico di lavoro maggiore rispetto ai loro compagni: ciò sarebbe ritenuto discriminante per gli uni e per gli altri.  E quindi? La conclusione è che il Ministero dovrebbe accorgersi dell’esistenza di questa ora, che dovrebbe essere garantita a un numero – lentamente ma costantemente – crescente di famiglie, i cui figli decidono di non frequentano Religione. Perché far seguire un’ora (o due alla primaria) in meno ogni settimana non significa risparmiare sullo stipendio di un docente, ma privare di un’occasione di formazione coloro che saranno i futuri cittadini italiani.