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La criminologia è la disciplina che studia il crimine nella sua genesi e evoluzione. La criminologia è una disciplina fondata su assunti scientifici e su metodi ben convalidati dall’esperienza che quindi nulla ha a che vedere con i dibattiti televisivi. L’approccio è scientifico perché è oggettivo e i metodi sono rispondenti a procedure convalidate dall’esperienza. Il criminologo non deve mai basarsi sull’intuito ma su prove, indizi, procedure fondamentali della professione. Nei dibattiti televisivi c’è sicuramente la possibilità da parte di un criminologo di esprimere una opinione personale, ma la perizia criminologica si fa in un contesto ufficiale e si fonda sulla lettura dei fascicoli processuali e sull’analisi della scena del crimine. Il criminologo deve rispondere ai quesiti postigli e, nella pratica, sono molte più le cose su cui non si può pronunciare che quelle da affermare sulla base di dati oggettivi. Nella perizia il criminologo cerca di scoprire il PERCHE’ del delitto violento, quindi non fa l’analisi personologica dell’autore, ma mira a capire scientificamente ciò che è avvenuto. Si ricostruisce lo schema comportamentale sulla base dei dati della scena del crimine e del colloquio effettuato con l’autore del crimine e i testimoni. La perizia criminologica non è mai una opinione personale, ma deve rispondere a criteri di scientificità. Inoltre, è un’opera di equipe (ogni esperto della sua disciplina dà un contributo: chi preleva le impronte digitali, chi esamina il proiettile, chi fa l’autopsia, chi fa il colloquio, e così via). Dallo studio del VISSUTO dell’autore del delitto si arriva alla criminogenesi, cioè si capiscono i fattori e i motivi che hanno portato un individuo a compiere un grave reato. Nel crimine non c’è mai un motivo che si conosce in anticipo, i motivi possono essere molti e si ricostruiscono solo dall’analisi del vissuto del delinquente e della scena del crimine. È possibile però fare delle statistiche e indicare delle probabilità. Per esempio, Wilson e Seaman, rifacendosi alla piramide dei bisogni di Maslow, osservavano che nel passato si uccideva soprattutto per povertà, per fame; in tempi più recenti, cioè nell’Ottocento, si uccideva soprattutto per la propria sicurezza; invece oggi si uccide quasi sempre per gratificazione sessuale e inoltre per gratificazione psicologica (autostima, piacere psicologico, sadismo, bisogno psicologico). Poi non bisogna mai correre il rischio di innamorarsi della tesi: si deve analizzare il fenomeno da più punti di vista e vedere quello che si adatta meglio (analisi delle discriminanti). In ogni modo la criminologia, anche se basata su assunti scientifici e su metodi convalidati, non è una scienza esatta. Ci sono dei casi in cui trovare il DNA o le impronte digitali dell’imputato sulla scena del crimine potrebbe togliere ogni dubbio circa la colpevolezza, anche se il giudice è libero o meno di accogliere le prove fornite. Ma in questi e negli altri casi si tratta sempre di una verità processuale, diversa dalla verità assoluta e dalla verità di quelle discipline basate sul calcolo. La verità processuale riconosce delle gradazioni, da quella più certa a quella meno certa, però si tratta sempre di asserzioni solo al di là di ogni ragionevole dubbio. Pensiamo anche al fatto che non si conosce un metodo per stabilire se un soggetto menta oppure no. Dal siero della verità alla macchina della verità, e così via, sono tutti esami che possono essere influenzati da altri fattori, come lo stato emotivo. Anche l’analisi del linguaggio non verbale non dà una certezza. Ad oggi lo studio di Bella DePaulo e colleghi (2003) ha formalizzato una delle più importanti ricerche sul riconoscimento della menzogna chiamata Cues to Deception (i segnali più indicativi su cui puntare l’attenzione sono: pressione delle labbra, sollevamento del mento, incoerenze verbali, elementi della voce, segnali di autocontatto). Non esiste il delitto perfetto. In ogni reato c’è sempre una traccia che l’autore lascia (teoria di Locard), sia essa oggettiva (per esempio, impronte digitali, DNA, impronte di passi, però tale traccia oggettiva potrebbe non essere trovata) oppure comportamentale (il delitto dice della personalità dell’autore). Gli psicologi insegnano che noi siamo più veri nell’amore e nel delitto in quanto in entrambi i casi emerge prepotentemente l’inconscio. Per esempio spesso nei delitti passionali (femminicidio) e negli omicidi in famiglia l’autore colpisce la vittima anche oltre la morte (over killing) infierendo con molte coltellate o molti colpi di pistola: questo è indice dell’inconscio, soprattutto del legame affettivo tra l’autore e la vittima. Inoltre, nei delitti nulla accade per caso, è tutto conseguente al vissuto, alle emozioni. In Italia gli omicidi in famiglia sono i più diffusi tra gli omicidi, soprattutto in provincia. Spesso si tratta di “suicidi allargati”, cioè l’autore prima stermina la famiglia poi si toglie la vita. Spesso sono compiuti da adolescenti: in questo caso il minore uccide i componenti del nucleo familiare per eliminare una parte di sé non accettata (cosa analoga al figlicidio, nel quale la madre uccide il frutto del proprio grembo non ancora differenziato psicologicamente da lei).

Per questi delitti la criminologia parla di Family Murder (FM), che può essere:

  • Figlicidio: uccisione del figlio;
  • Uxoricidio: uccisione del coniuge;
  • Matricidio, patricidio: uccisione dei genitori;
  • Fratricidio: uccisione dei fratelli.

Il FBI fa rientrare il FM nel Mass Murder, cioè la strage. Sempre il FBI distingue tre tipi di omicidi plurimi: mentre il serial killer uccide tre o più persone dopo un intervallo di tempo da un delitto all’altro, il mass murderer uccide più persone in una sola azione.; invece lo spree killer uccide più persone in luoghi diversi ma in un lasso di tempo molto ristretto ed è spinto dalla stessa motivazione. De Pasquali differenzia il serial killer dal multiple killer (pluriomidica): mentre il serial killer, spinto da motivazioni psicologiche, non può smettere, il pluriomicida può smettere quando vuole ed è spinto da interesse, motivazioni politiche, ideologiche.  Per alcuni ricercatori il serial killer sarebbe un omicida sessuale, cioè usa l’omicidio come orgasmo. Quindi la grande categoria degli omicidi sessuali sarebbe distinta in: sex murder (il killer uccide per dominare la vittima e usa il sesso come strumento di dominio) e lust murder (il killer uccide per impulsi sessuali perversi). Ma Holmes&Holmes non considerano il serial killer come una tipologia dell’omicida sessuale, anche se può uccidere per diverse motivazioni, anche quella sessuale.  

Il FBI classifica il Mass Murder in due tipologie:

  • Classic Mass Murder: si uccidono soggetti estranei ai problemi o comunque simbolici, come gli adolescenti che entrano in una scuola e compiono una strage;
  • Family Mass Murder: l’omicidio della famiglia.

Il Classic Mass Murder ricorre soprattutto negli USA, dove è frequente che un ragazzo risentito entri in una scuola con intenti omicidiari, invece il Family Mass Murder è frequente in Italia. Questo perché negli USA si considera la società allargata come il garante dei diritti dell’individuo, mentre in Italia questo ruolo è svolto dalla famiglia. Malmquist distingue il Mass Murder dallo Spree Murder: in quest’ultimo omicidio il killer uccide in modo compulsivo compiendo una serie di atti violenti e uccisioni in un momento solo. Minuchin ha osservato che in ogni famiglia esiste il conflitto, che è un elemento salutare in quanto permette il perfezionamento della comunicazione. Ma il conflitto logora anche colui che lo sperimenta. Pertanto è inevitabile che accada e che logori chi lo subisce. Ma se accade troppo spesso, fa ammalare il membro della famiglia sul quale si concentra. Gli studiosi spiegano il FM come un conflitto familiare così parossistico che ha portato il membro della famiglia a commettere l’omicidio. Di che conflitto si tratta? Nel FM spesso il minore si sente isolato dal resto del nucleo familiare. Per Magni la motivazione principale del FM è l’isolamento. Questo processo può essere determinato da varie cause. Per esempio abbiamo a che fare con un Genitore Fantasma, che è presente fisicamente ma assente emotivamente, quindi non crea con il figlio l’alleanza, la comunicazione affettiva, dando un doppio messaggio distruttivo nei confronti del minore che non si sente amato, partecipe della famiglia. La conseguenza dell’isolamento è che la famiglia viene vista come il luogo che non permette la propria realizzazione, come invece dovrebbe fare. Quindi alla base del FM vi è una famiglia considerata un ostacolo tra il minore e la sua realizzazione. Il minore si sente un corpo estraneo, vede la famiglia come un impedimento allo sviluppo del progetto di vita. Gli omicidi possono essere d’impeto (caratterizzati da scena del crimine disorganizzata) o premeditati (scena del crimine organizzata). Nel nostro ordinamento la premeditazione è una aggravante, ma, psicologicamente parlando, come nota il criminologo Francesco Bruno, non esiste omicidio senza premeditazione, anche solo di qualche secondo. I crimini violenti possono avere sia motivazioni psicologiche sia motivazioni ideologiche (terrorismo) oppure utilitaristiche, come l’interesse economico. Il delitto di mafia, per esempio, è il classico omicidio per interesse. La criminalità organizzata è un fenomeno criminoso con caratteri propri, che Falcone aveva analizzato nel dettaglio. Certamente la mafia prolifera dove lo stato è meno presente, il generale Dalla Chiesa diceva che fino a quando una tessera di partito ha più valore di una carica statale, lo Stato avrà perduto. Oggi la mafia non usa più unicamente la lupara, ma è entrata nei settori finanziari ed economici dello stato e si pone spesso in concorrenza con lo stato anche offrendo a piccoli imprenditori servizi molto più convenienti. Questo perché le varie mafie italiane si sono evolute con un controllo totale della politica e della economia locali, oltre al fatto che hanno raggiunto enormi quantità di denaro, altresì da mettere a disposizione per le loro attività illecite. Un altro nuovo modus operandi delle mafie di oggi è la corruzione: corrompono il capo di una azienda e lo lasciano al suo posto usandolo come testa di legno che esegue gli ordini e con il quale condividono parte del guadagno. Si tratta di una azione criminale che richiama meno l’attenzione per via della apparente legalità. Molte aziende del Sud furono in gravi difficoltà nel 2020 ma si risollevarono rapidamente: il fatto che i loro capi non sono cambiati rivela la possibile nuova strategia mafiosa della corruzione.  Oggi in Italia sta crescendo l’attività delle ecomafie, cioè di quelle organizzazioni criminali di stampo mafioso che creano danni all’ambiente, per esempio con lo smaltimento illecito dei rifiuti. Il fenomeno mafioso italiano si sta sviluppando su diversi fronti ed oggi si parla di Quarta Mafia, cioè quella foggiana. Nata alla fine degli anni Settanta, impostasi prepotentemente di recente e ancora molto in ombra. Secondo l’ultima relazione della Dia, sarebbe divisa in quattro articolazioni principali: la società foggiana, la mafia ganganica, la malavita cerignolana, la mafia sanseverese. Usa enormemente la violenza, in controtendenza con le altre mafie italiane che puntano più sulla corruzione. La Quarta Mafia ha la spietatezza di Cosa Nostra, la consanguineità della Ndrangheta, il fiuto degli affari della Camorra. Oggi si parla anche di P4, cioè una rete di mafie, massonerie, alta finanza e politica che si pone in contrasto con lo stato democratico mediante attività ai vertici. È il fenomeno della collusione tra stato e mafia, già il bandito Giuliano diceva che il governo, la polizia e la mafia sono la stessa cosa. Gli storici fanno iniziare questi rapporti almeno dal voto di scambio che favorì Giolitti. Pure Falcone era consapevole che a volte i vertici dello stato tradivano a favore della mafia: per esempio, dopo il fallito attentato all’Addaura, Falcone disse che nessuno poteva sapere dove si trovava se non qualche alto funzionario dello stato che aveva tradito. Ma, mentre negli anni Ottanta e Novanta questa complicità tra alte istituzioni dello stato e mafia era perlopiù sporadica, oggi si assiste a un ingente tentativo della mafia di far parte dello stato. E ci sta riuscendo più facilmente di ieri con mezzi subdoli e non più con il sangue come era invece prassi negli anni di Falcone: ci stiamo riferendo a corruzione, false fatturazioni, consulenze, voto di scambio, elezione di propri affiliati, ammissione a club affaristici esclusivi. Mediante i favori la mafia si assicura altri favori da parte dello stato tesi a monopolizzarne il potere. L’attività mafiosa di alto rango permette una ulteriore evoluzione delle cosche italiane, quella di proliferare all’estero con possibilità di azione sofisticata. Prova ne sia l’uccisione in Slovacchia del giornalista Jàn Kuciak: egli aveva scoperto un trasferimento illegale di fondi europei da parte di soggetti con legami con la Ndrangheta. Oggi pure le mafie estere tessono normalmente le loro trame anche al di fuori dei loro confini nazionali, cosa che solo pochi anni fa non era così frequente, ne era specializzata per esempio la Yakuza giapponese. Oggi tra le attività di spicco a livello internazionale delle organizzazioni criminali ci sono il traffico di esseri umani, il traffico di armi, il mercato degli stupefacenti. Quest’ultimo sta divenendo sempre più sofisticato e vi ricopre un ruolo molto importante la mafia turca, ancora troppo sottovalutata. Mentre all’inizio l’ignoranza e la bassa condizione sociale erano tipiche dei membri delle cosche mafiose, cosa che spingeva Borsellino a dire che in sistema mafioso del Sud Italia i posti in alto sono ricoperti da imbecilli, oggi tali organizzazioni hanno raggiunto diversi gradi si specializzazione delle funzioni, sono infatti distribuiti i ruoli e, come abbiamo detto, i collegamenti internazionali sono capillari e tendono a inglobare le imprese locali. Il traffico illecito prevede diversi metodi assai raffinati per legittimare i capitali ottenuti, in particolare le fasi si possono sintetizzare in: 

  • Placement stage: le organizzazioni criminali si liberano del denaro sporco facendone perdere le tracce tramite versamenti frazionati e lo smurfing ossia l’utilizzo di prestanome e diverse banche.
  • Layering stage: operazioni di lavaggio per evitare la ricostruzione della scia del denaro, ossia un insieme di operazioni che interrompe la traccia documentale del trasferimento (trasferimento elettronico, uso di conti transitori, acquisto di beni di lusso, interposizioni societarie). 
  • Integration stage: i capitali divengono legittimi e sono a disposizione di una determinata persona fisica o giuridica. Una delle tecniche maggiormente impiegate è la loan bank, ossia la richiesta di un finanziamento presso un istituto bancario, un altro metodo è la costituzione di società di capitali oppure la rete internet. 

  In generale si può fare una classificazione della struttura del crimine organizzato, ci si può trovare di fronte a:

  • Organizzazioni come sistemi razionali: in questo caso la struttura è altamente gerarchizzata e l’organizzazione punta alla massimizzazione del profitto.
  • Organizzazioni come sistemi naturali: in questo caso i membri dell’organizzazione considerano quest’ultima come un fine in sé, dove si possano promuovere i valori del gruppo, mantenere la solidarietà e i rapporti sociali interni, non è quindi vista solo come mezzo per raggiungere i propri fini.
  • Organizzazioni come sistemi aperti: in questo caso l’interdipendenza fra i membri e l’ambiente in cui essi operano è molto evidenziata. Non sono presenti gerarchie e il modus operandi non è sempre il medesimo ma i membri del gruppo si adattano in base alle circostanze.     

 Cressey ha studiato approfonditamente il modello strutturale delle famiglie mafiose. In tale modello, le strutture dell’organizzazione sono formali e razionali dove i ruoli sono bene definiti e l’ingresso dei nuovi membri è limitato e si basa su regole ben precise in modo da mantenere un certo grado di stabilità. Secondo il modello di Albini, le reti criminali sono caratterizzate da un sistema di tornaconti personali a capo del quale si trova l’imprenditore che protegge e gestisce l’intera organizzazione, inoltre scambiano informazioni o favori con i loro clienti in modo da ottenerne il sostegno. I clienti includono i membri delle bande, i politici, funzionari del governo, e così via. È bene fare una distinzione fra le imprese che nascono in maniera lecita e che, per aumentare i loro profitti o mantenersi attive sul mercato, commettono illeciti e quelle imprese che sono di origine mafiosa ed adottano, fin da subito metodi illeciti per i loro traffici. Le imprese criminali fanno parte del crimine organizzato ma sono di stampo non mafioso e si differenziano dalla mafia poiché non si pongono come Stato nello Stato, non trafficano stupefacenti ma nella maggior parte dei casi si occupano di usura, furto di merci, tratta di prostitute, contrabbando di tabacco e auto rubate, inoltre generalmente operano nascondendosi dietro aziende internazionali o meno e non si scontrano con i poteri governativi. Dove vi è crimine violento c’è sempre una vittima. In una aggressione la vittima può riferire del colpevole. Per risolvere un caso di omicidio è necessario almeno uno di questi elementi: prova materiale (per esempio il DNA), arma, testimonianza (o confessione). Dato che sul cadavere possono esserci tracce materiali dell’offender, anche il cadavere può “dire” riguardo l’omicida.

 Di fronte a una aggressione fisica o verbale la vittima esercita tre possibili azioni:

  • Comunica innanzitutto ciò che prova mediante il volto e la voce, e così può anche coinvolgere gli altri nel farsi aiutare (in questa risposta è coinvolto il sistema vagale ventrale mielinizzato del nucleo ambiguo);
  • Attacco o fuga (mediante il sistema nervoso simpatico che accelera battito cardiaco e suscita altre risposte fisiologiche congeniali allo sforzo fisico);
  • Immobilizzazione (sistema vagale dorsale).

         L’attacco (Fight Reaction) è costituito da:

  • Aggressività;
  • Rabbia;
  • Odio.

         La fuga (Flight Reaction) è costituita da:

  • Paura;
  • Ansia;
  • Terrore.

        Il congelamento (Freeze Reaction) è costituito da:

  • Intorpidimento;
  • Impotenza;
  • Orrore     
  • Con il termine vittimologia si intende la disciplina che studia il crimine osservandolo dalla parte della vittima. L’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di diagnosticare la situazione e le problematiche che emergono. Mentre inizialmente lo studio della criminologia era diretto all’autore del crimine, con la separazione dalla criminologia la vittimologia ha intrapreso lo studio delle caratteristiche della vittima tanto da condurre alla costruzione di vere e proprie classificazioni:
  • Vittime passive: si tratta di quelle vittime nelle quali non si riscontra nessun atteggiamento psicologico o comportamentale capace di indurre l’autore a scegliere quell’individuo come vittima. A tale categoria appartengono le vittime accidentali (ossia quelle che si ritrovano causalmente nella zona), le vittime professionali (coloro che lavorano in luoghi degradati o in certe ore della giornata), le vittime simboliche (quando il criminale vuole colpire un individuo simbolo per colpire la collettività), le vittime trasversali (il criminale colpisce un individuo vicino al suo obiettivo poiché quest’ultimo è irraggiungibile)
  • Vittime attive: in questo caso le vittime hanno un ruolo attivo nel crimine poiché si distinguono quelle aggressive (uccise poiché hanno cercato di difendersi), provocatrici (le vittime che divengono tali dopo aver suscitato l’ira del criminale che reagisce per provocazione), favorenti (la vittima viene truffata ma cade nel tranello), disonoranti (in caso di tradimenti fra coniugi), consenziente (come nell’eutanasia attiva).
  • False vittime: si tratta di vittime che assumono atteggiamenti simulatrici per vendetta, ricatto, oppure sono vittime immaginarie cioè quando l’individuo finge di essere vittima           ma non è consapevole per via di malattia o immaturità.

         La vittimologia studia anche le particolari sindromi o disturbi che possono scaturire dai rapporti fra vittima e aggressore, la più nota è la Sindrome di Stoccolma. In questo caso tra l’autore di un sequestro e la vittima si crea un rapporto positivo che in alcuni casi può divenire sentimentale o sessuale. Tale condizione si genera per l’assoluta dipendenza della vittima dal criminale e la vittima si sente abbandonata dalle autorità e dalla famiglia se il sequestro si protrae nel tempo.

         Il sequestro di solito avviene in una rapina oppure in un attacco terroristico. Non esiste una sola definizione di terrorismo né di attacco terroristico.

          Il terrorismo moderno nasce in pratica con la Rivoluzione francese e poi si è evoluto nel tempo in finalità e modi molto diversificati. Un attacco può essere fatto da una regione separatista (e allora c’è possibilità di trattativa), può essere fatto da uno stato che cerca di espandere la propria influenza su altri stati (c’è possibilità di trattativa), può essere fatto da persone convinte della propria ideologia per esempio religiosa (non c’è possibilità di trattativa), può essere fatto da apparati di uno stato dittatoriale per rafforzare il potere interno innescando nelle persone delle paure e quindi spingendole a ricorrere allo stato stesso per sconfiggerle. E così via.

           Il FBI distingue il fenomeno terroristico in due grandi aree: terrorismo domestico o interno (fatto da frange eversive come le Brigate Rosse) e terrorismo internazionale (come quello islamico). Andando più nello specifico, valgono queste distinzioni di massima:

  • Terrorismo interno: di stato (a rafforzamento dello stato) e rivoluzionario (contro lo stato);
  • Terrorismo internazionale: conservatore (per estendere lo stato) e rivoluzionario (può essere indipendentistico, quando si vuole costruire uno stato indipendente, oppure separatistico, quando ci si vuole separare dallo stato di appartenenza).

        Gli attacchi terroristici sono: attacco armato e attacco esplosivo (i più frequenti), cyber-attacco, attacco biologico, attacco chimico, attacco atomico (bomba atomica o bomba sporca, cioè con del materiale radioattivo all’interno dell’esplosivo che viene vaporizzato nell’ambiente con l’esplosione).

         Sempre per il FBI esistono cinque tipi di attacco terroristico:

  • State-Sponsored terrorism: attacco di uno stato o governo contro altro stato o governo;
  • Dissent terrorism: attacco fatto da chi si ribella al proprio governo dall’interno;
  • Left and Right terrorism: attacco da chi è radicato in una ideologia politica, come le Brigate Rosse;
  • Religious terrorism: come quello islamico;
  • Criminal terrorism: è quello meno studiato, quando la criminalità organizzata come la mafia fa attentati terroristici per espandere la propria attività.

        In ogni modo l’obiettivo del terrorista non è mai la persona uccisa o il danno contingente (come nel cyberterrorismo) ma la paura rivolta ai civili scatenata dall’attacco. Questa paura deve tendere a creare disorganizzazione nella vita della comunità. Bauman: “Il terrorista sa di dover morire e così facendo abbatte d’un colpo tutte le difese dell’avversario, perché queste sono preordinate fino a quel limite che è segnato dalla convinzione che anche il nemico vuole far salva la sua vita. La dimensione suicidaria toglie anche quest’ultimo criterio di leggibilità, quello finora considerato il più sicuro, perché ancorato alla base biologica della vita umana. E allora l’angoscia – questo sentimento primordiale per difendersi dal quale l’umanità ha inventato tutta la sua storia – non può che espandersi e dilagare ossessivamente”. 

       Ultimamente il terrorismo sta utilizzando enormemente il web, e non solo per gli attacchi (cyberterrorismo) ma anche per il reclutamento e lo scambio di materiali. È questo il darkweb, un web parallelo al quale non si accede con Google ma con altri motori di ricerca nascondendo la tracciabilità. Oggi si paga con la moneta virtuale (per essere ancora meno tracciati) e si può comprare di tutto, dalla droga e dai passaporti falsi alle armi alle prostitute agli schiavi, e così via. Ci sono anche chat che addestrano al terrorismo, che insegnano l’uso delle armi e delle bombe, che scambiano informazioni, e così via.

        Nel darkweb è possibile radicalizzarsi. L’ISIS islamico ha siti specializzati per convincere a combattere per i terroristi islamici, e spesso sono specchietti per allodole per re-indirizzare la persona su siti ancor meno tracciabili. Poi l’ISIS ha persino delle proprie riviste (per esempio Al Naba, Al Anlaf, e così via) diffuse sottobanco in tutto il Medio Oriente. From Dabig to Rome è invece una rivista online.

       Secondo Stahelsky sono cinque i passaggi online per condizionare la vittima a arruolarsi nel terrorismo:

  • Depluralization: la vittima è spesso una persona che presenta complessità (momenti difficili) e non necessariamente patologie, e quindi si sente meno partecipe della società; allora la vittima è più introducibile in una società parallela che finge di amarlo e così lo convince ad essere parte di qualche cosa di necessario alla propria autostima; L’isolamento dell’individuo sta alla base del sistema.  
  • Self-deindividuation: entrata nel gruppo la vittima viene annullata mediante regole quotidiane (preghiere, andare in moschea) che la fanno entrare in un grande disegno che la riscatta dalle umiliazioni o dal senso di inferiorità che provava nel passato. Acquisto questo nuovo abito mentale il soggetto è pronto ad essere indottrinato e a ricevere istruzioni (materiale digitale) per fare bombe o sparare;
  • Other-deindividuation: acquisizione di una propria modalità di pensiero innescata dalla amicizia di facciata del manipolatore; la società esterna è vista come nemica e nessuno è degno del suo amore se non i membri del gruppo;
  • Dehumanization: annullamento di ogni sentimento umano nelle proprie azioni perché si devono colpire infedeli (kafiruna) senza dignità umana;
  • Demonizazion: è l’ultima fase dell’addestramento e dell’indottrinamento, tende a considerare come demoni gli occidentali.

        Non è possibile fare un vero profilo psicologico del terrorista vista la complessità del fenomeno, ma si può dire qualcosa dal punto di vista statistico. Inoltre, il serial killer lascia una propria firma psicologica sulla scena del crimine per via del bagaglio psicologico che lo rende un assassino seriale e quindi profilabile dalla polizia: il terrorista invece non ha un bagaglio psicologico tipico che lo renda un assassino.

        In linea generale, il combattente islamico si divide in due categorie principali. Il combattente Inghimasi (Istishhadiun) sceglie qualsiasi tipo di arma per fare il più grande danno possibile fino all’estremo sacrificio se necessario. Non è un combattente suicida (Shaid): il suicide bomber, infatti, ha la necessità di farsi esplodere durante l’attacco.

        Il più soggetto a manipolazione è il suicide bomber, che è anche il più giovane. Il più esperto nelle tattiche militari è l’Inghimasi (spesso fa parte delle elites dei corpi speciali). Quest’ultimo ha queste caratteristiche statisticamente ricorrenti:

  • Forte fede in Allah;
  • Si mimetizza col nemico;
  • È spesso un lupo solitario, cioè vive una vita ordinaria nella società occidentale fino a quando non sceglie di entrare improvvisamente in azione;
  • Apripista di altri militanti;
  • Ad esso sono destinate le più alte stanze del paradiso;
  • Agisce con armi leggere;
  • Può ritornare alla base a missione compiuta.

        Invece il combattente suicida ha queste caratteristiche:

  • Musulmano;
  • Combattente straniero figlio dell’immigrazione;
  • Consapevole di dover morire;
  • Si definisce martire;
  • Mercenario e abile con le armi;
  • Esperto in tattiche di guerra.

         Per quanto riguarda i combattenti attuali dell’ISIS, non sono stati segnalati casi di infermità mentale, ma non si escludono tratti abnormi di personalità. Una persona completamente pazza non ha il controllo delle proprie azioni e quindi non è operativo. I terroristi dimostrano una “razionalità calcolata”, anche quelli che si fanno esplodere.

        La logica alla base di questa “razionalità calcolata” non è una    logica comune; i terroristi comprendono fin troppo bene la loro   evidente inferiorità militare, ma capiscono anche che i loro  nemici, come tutti gli umani, vogliono vivere e hanno paura della  morte. Gli attentatori suicidi hanno sviluppato una mentalità che abbandona questa naturale volontà di vivere abbracciando la  morte.

        Quando l’impavidità viene aggiunta alla dinamica di una calcolata lotta per il potere, le vecchie regole della superiorità militare, del potere e della deterrenza semplicemente svaniscono. Ecco il punto archimedeo con il quale possiamo capire gli attacchi suicidi.

         Chi decide di diventare un attentatore suicida matura tre elementi di base presenti nella sua mente:

  • Aver vissuto in contesti nel quale ha subito violenza o ne ha inferta (spesso ci sono entrambe le cose);
  • Aver dato adito a idee del fondamentalismo religioso che giustificano il terrorismo;
  • Avere una serie di credenze e aspettative che spingono l’individuo ad accettare acriticamente il dover morire per una causa superiore.