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Il presidente della Campania Vincenzo  De Luca avrebbe posto il veto alla partecipazione di Roberto Saviano e Roberto  Speranza alle iniziative culturali della Fondazione Ravello, presieduta da Antonio Scurati che non è certo un esempio di imparzialità, come dimostra il programma di iniziative che aveva in mente. De Luca non doveva certo interferire ed ha sbagliato clamorosamente, ma avrebbe dovuto prevedere che, scegliendo Scurati come presidente, come era nei suoi diritti e nei suoi poteri,  faceva una scelta politica con inevitabili, prevedibili  conseguenze. Scurati, ad esempio, non avrebbe mai invitato Buttafuoco o Veneziani, ma neppure personalità della cultura liberale perché Scurati è schierato quasi ossessivamente in una sola direzione politica. De Luca, fatta quella scelta, doveva sorbirsi in silenzio le scelte del Presidente da lui nominato. La cosa si sta anche  rivelando una penosa  bega, tutta interna al Pd, che per bocca del Segretario Letta esprime solidarietà a Scurati, Speranza e Saviano, invitandoli alla festa dell’Unità. Saviano ha protestato contro De Luca, scrivendo delle parole che per la prima volta posso condividere e addirittura far mie: “Purtroppo i festival culturali sempre di più sono determinati dalla politica e quindi sono una compagnia di giro, amici, amichetti, aspiranti“. Parole sante, di potrebbe dire. E chi scrive è stato spesso una vittima designata di queste compagnie di giro. Anche il Centro Pannunzio ha subito delle discriminazioni lampanti in tante occasioni. Quindi i politici alla De Luca non ci piacciono e non ci sono mai piaciuti. A polemizzare con De Luca e a  solidarizzare con Scurati che intendeva il suo mandato assurdamente  svincolato  anche dal Comitato di indirizzo della Fondazione e quindi si è sdegnosamente dimesso da Presidente, e ‘ incautamente intervenuto  anche il direttore del Salone del libro di Torino Lagioia con vero inno alla libertà . Diventa  allora inevitabile ricordare a Lagioia, all’ex presidente della Regione Piemonte  Chiamparino e all’attuale sindaco di Torino Appendino che loro tre impedirono, all’ultima ora, uno stand al Salone del libro di Torino ad una piccola casa editrice che aveva regolarmente pagato gli spazi, ma aveva il torto di aver pubblicato un libro – intervista con il ministro degli interni in carica Salvini. Un veto improvviso e del tutto illegale perché in violazione di un contratto liberamente sottoscritto dal Salone. Ai tempi di Picchioni  Presidente e Ferrero  direttore il Salone del libro era aperto a tutti, anche alle case editrici più lontane dalle idee dei promotori. Lo scrisse persino Giovanni De Luna che ricordò di avervi comprato libri di estrema destra, altrimenti introvabili. Sia quindi posto sul rogo De Luca che ha osato intaccare l’autorità  insindacabile di Scurati da lui stesso nominato  presidente, ma il direttore  Lagioia  almeno in questa occasione doveva  tacere perché De Luca ha fatto una cosa assai meno grave di quella accaduta a Torino nel 2019. L’antifascismo è libertà e non è pensiero unico. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. La politica in una libera democrazia deve star fuori dalle scelte culturali specifiche. Ma queste dichiarazioni non possono essere tacitamente  accolte se  chi le pronuncia oggi, per primo , le ha clamorosamente contraddette molto prima di De Luca.