L’attualità inattuale, di Ludovico Fulci

Da qualche tempo cerco di scrivere qualcosa di sensato su quanto sta accadendo. Non mi riesce. Gli scenari mutano quasi di giorno in giorno e spaventosi sono quelli relativi alla cronaca sia politica, sia culturale, proprio perché di politico e di culturale i fatti che accadono e i giudizi che si esprimono hanno in sé assai poco.

In questo quadro dare anche un modesto, modestissimo contributo all’informazione è difficile perché è impossibile informarsi, fino a farsi un’idea precisa di quel che accade.

Siamo come dentro delle nuvole e le nuvole sono discorsi sempre più sconnessi, a volte farneticanti forse perché non si sa più che cosa inventare. Chi dovrebbe avere le idee chiare smentisce il giorno dopo quel che ha detto il giorno prima. Le trattative su Gaza è come se non ci fossero state e circa quelle sull’Ucraina la sensazione è che ci sia una sorta di teatrino che non si capisce quando e se finirà. Per non parlare del Sudan.

L’Europa non esiste più ma reclama il suo diritto a esserci. Purtroppo, e lo dico con dolore, è tardi. Bisognava pensarci prima, o, per meglio dire, bsognava darsi da fare qualche anno prima.

Se i “grandi” recitano una commedia all’improvviso, noi piccoli e piccolissimi che abbiamo bisogno di prendere sul serio le cose, non sappiamo più che pensare. Per noi la vita è una cosa importante e non sappiamo metterla in parentesi, nascondendoci negli intermundia di epicurea memoria. Del resto gli intermundia erano per Epicuro, gli spazi in cui vivono gli dei e non so quanto ironico fosse nei confronti degli uomini il buon Epicuro nel riferirsi ai protagonisti dei miti.

Si avvicina Sanremo, il Festival che con la lotteria di Capodanno prepara alle follie del Carnevale, a cui terrà dietro la Quaresima. Nel frattempo le svendite di chiamano saldi, le tredicesime vanno in fumo per prelibatezze di una cucina che, riconosciuta patrimonio dell’umanità (si noti il tempismo!), non ha più nulla di tipico. Sappiamo tutti che né il formaggio, né il vino, né i pomodori, né il pescespada, né la bistecca chianina, né lo zampone che mangeremo a capodanno hanno la genuinità d’una volta!

Non resta che complimentarsi col ministro Lollobrigida per aver rifilato al mondo un’altra favola sulla creatività del genio italico. Come se nessuno lo sapesse!

I libri in cima alle classifiche delle vendite, scritti da nomi noti, riferiscono sul fascismo, sui femminicidi, la storia del cristianesimo e l’intelligenza artificiale. Tutte cose dette e ridette.

I film, dopo le prime scene, vanno faticosamente verso un finale che possa accontentare tutti e non accontenta nessuno. La televisione ha trasformato tutto in pubblicità e ci sono programmi e personaggi che vengono riproposti ossessivamente con un’attualità artefatta che di attuale non ha proprio nulla.

In fondo, del resto, che cos’è l’attualità, se non una cosa che, per farla diventare tale, basta chiamarla così?