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La Pandemia da Covid-19, iniziata nel marzo del 2020, sembra non essere ancora totalmente superata. Essa ha avuto ripercussioni devastanti per tutti i Paesi Europei ma in particolare per l’Italia ma ha anche subito un grave crollo a livello economico. Oltre all’alto numero di morti si è verificata una preoccupante riduzione del Prodotto Interno Lordo (PIL): circa dell’8,9%.

In risposta alla situazione di difficoltà in cui si trovavano molte nazionii, l’Unione Europea ha sviluppato un piano chiamato Next Generation EU (NGEU). L’obiettivo di questo programma è quello di accelerare la transizione ecologica e digitale di ciascun Paese, tramite una serie di riforme e investimenti, utilizzabili tra il 2021 e il 2026. Inoltre, tali misure sono volte a risanare i gravi danni economici e sociali emersi in seguito all’emergenza sanitaria e porre così delle basi per costruire economie più solide e stabili, in grado di far fronte a future emergenze. Questo piano prevede investimenti monetari e aiuti e in Italia parte di essi sono utilizzati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ma vediamo insieme di cosa si tratta. 

Che cos’è il PNRR?

Il PNRR è un piano creato dal governo italiano che racchiude le iniziative e le azioni con cui il Paese ha intenzione di investire i fondi previsti dal Next Generation EU. Gli investimenti e gli aiuti previsti dal NGEU in Italia ammontano a 191,5 miliardi di euro. Di questi, circa il 27% è destinato al PNRR. Il PNRR prevede 6 macro aree in cui è necessario intervenire:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile
  4. Istruzione e ricerca
  5. Inclusione e coesione
  6. Salute

Ovviamente anche gli altri Paesi europei hanno evidenziato delle macro aree su cui investire. Di seguito è possibile avere una rappresentazione visiva di come ciascun Paese ha deciso di ripartire: le macro aree scelte e le risorse assegnate.  In particolare in termini di valore assoluto, l’Italia risulta essere il primo paese, accantonando 71,81 miliardi per la transizione verde e per l’investimento in fonti energetiche rinnovabili come ad esempio i pannelli solari, 48,06 miliardi per la transizione digitale e i restanti 71,61 miliardi per le altre macro aree. 

Ma focalizziamoci sulla transizione digitale. 

Tecnologia al centro del Piano di Ripresa e Resilienza

La pandemia ha reso evidente come la digitalizzazione abbia un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, evidenziando le disparità tra chi può beneficiare di strumenti digitali e chi no. Tenendo conto dell’indice annuale di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), che misura i progressi di ciascun Paese nel realizzare un’economia e una società digitale, il podio per i paesi più digitalizzati del 2022 è occupato da:

  1. Finlandia
  2. Svezia
  3. Danimarca

Analizzando la situazione europea, e facendo un confronto con i 27 Stati Membri dell’Unione Europea, l’Italia non è neanche tra i primi 10 paesi più digitalizzati. In termini di innovazione tecnologica e accessibilità digitale l’Italia si trova alla 24° seguita da Romania, Grecia e Bulgaria. 

Come intende agire l’Italia?

Il Governo Italiano ha dunque stabilito che circa 48,06 miliardi verranno impiegati per la transizione digitale. L’obiettivo è quello di aumentare la produttività, il tasso di occupazione e migliorare l’accesso pubblico ai cittadini italiani. La gestione di tali fondi è principalmente gestita dal settore pubblico, con eccezione della digitalizzazione delle imprese che ricade sul settore privato. 

In particolare questi interventi si focalizzano su 2 principali aree:

  1. Il miglioramento delle infrastrutture digitali e le reti a banda ultralarga: in modo da poter garantire ai cittadini italiani una connessione veloce.
  2. La digitalizzazione della pubblica amministrazione: con l’obiettivo di rendere i servizi accessibili a chiunque e ridurre i tempi della burocrazia. 

In particolare, per migliorare le infrastrutture digitali, sono stati stanziati 6,71 miliardi di euro con la speranza di garantire una connettività a 1 gigabit per secondo a tutti i cittadini e estendere la copertura 5G in Italia anche alle aree meno popolate. Invece, nel caso della digitalizzazione della pubblica amministrazione l’ammontare stanziato è 6,74 miliardi di euro. Questi verranno impiegati per migliorare la cybersecurity ed effettuare una migrazione dei dati al cloud delle amministrazioni (strategia “cloud first”). In questo modo sarà possibile applicare il cosiddetto principio “once only”, per cui i dati forniti dal cittadino rimangono registrati, dunque non sarà più necessario richiedere informazioni già fornite in precedenza.  Inoltre, parte dei fondi è stanziata per estendere e  rendere i servizi amministrativi al cittadino maggiormente accessibili, così da arrivare allo stesso livello dei paesi del Nord Europa.  Sembra proprio che il governo italiano abbia in mente di dare una grande spinta alla digitalizzazione, e si spera che un giorno anche l’Italia sia sul podio dei paesi più digitalizzati d’Europa.