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Noto e apprezzato dapprima in una cerchia ristretta di addetti ai lavori (Stravinsky, che possedeva un suo dipinto, Romain Rolland, Kandinskij, Bernard Berenson, suo compatriota, Federico Zeri e Gillo Dorfles in Italia), il lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (Varena, 22-IX-1875 – Pustelnik, 10-IV-1911) nella duplice veste di compositore e in specie  di pittore, in qualche modo cucita dai suoi interessi non tanto filosofici quanto decisamente teosofici ed esoterici  («mistico veggente» lo definì Berenson), si è gradualmente venuto a imporre sulla scena culturale come uno degli artisti europei di maggior spicco negli anni cruciali dello snodo tra tardo-romanticismo  (con quanto di “decadente” reca inevitabilmente con sé) e modernità, intendendo per “moderno” ogni atteggiamento artistico e culturale, ogni poetica (non riferibile a una sola forma artistica, ovviamente) che si proponessero in vario modo e in varia misura (e con tutti gli equivoci, gli intoppi e le contraddizioni del caso) di mettere appunto in soffitta i canoni estetici ed espressivi tardo-romantici. In tale complessità di ricerche, di sperimentazioni, di tentativi la figura di Čiurlionis, pure costretta nel quadro di una vita breve e febbrilmente vissuta, sembra originalmente e genialmente assumere una dimensione e una incidenza senza dubbio paradigmatiche.

Ai fini di un arricchente approfondimento della conoscenza di un artista così singolare e da noi ancora quasi sconosciuto se non perfino ignoto, della massima importanza fu l’allestimento della mostra Čiurlionis. Un viaggio esoterico 1875-1911, tenutasi al Palazzo Reale di Milano tra il novembre 2010 e il febbraio 2011 per le cure di Gabriella Di Milia e Osvaldas Daugelis, altresì responsabili e coordinatori del bellissimo e denso Catalogo, strumento imprescindibile per un fondato approccio pluriprospettico al nostro affascinante artista[1]. La mostra, prima in assoluto a lui dedicata in Italia (ma due sue opere, Sonata alle stelle. Allegro e Sonata al mare. Allegro, erano state esposte nel 1986 alla mostra Futurismo & Futurismi presso il veneziano Palazzo Grassi), faceva séguito alle prime personali di Mosca del 1975 (in occasione del centenario della nascita, di importanza decisiva per il rilancio mondiale), di Berlino del 1979, di Tokyo del 1992, di Colonia del 1998, di Parigi del 2000, per tacere delle collettive o delle settoriali sul compositore, sul simbolista, sullo “sperimentalista”, sul “mistico”.

Sorvolando sulle condizioni storico-politiche della Lituania del tempo, duramente dominata dalla tirannia dell’impero zarista e in stretti legami territoriali-storico-culturali con la Polonia, andrà invece ricordato che la concreta operosità di Čiurlionis sarà rivolta in un primo tempo prevalentemente alla musica e in un secondo alla pittura, pur se una tale periodizzazione è abbastanza insignificante ed è in parte attribuibile a cause esterne e contingenti. Figlio di un organista, Čiurlionis, già addottrinato dal padre, studiò dal 1889 al 1893 alla scuola musicale di Plungė istituita dal principe Michał Ogižski, per trasferirsi poi a Varsavia nel cui Conservatorio (1894-1899) sarà allievo di Antoni Sygietinski per il pianoforte, di Julian Stattler per la musica corale, di Zygmunt Noskowski (maestro anche di Fitelberg  e  Szymanowski) per la composizione. Dall’ottobre del 1901 all’estate dell’anno seguente studiò al Conservatorio di Lipsia, contrappunto con Salomon Jadassohn, già allievo di Liszt, canto e strumentazione con il celebre compositore e direttore d’orchestra Carl Reinecke. Ma la morte di Jadassohn nell’inverno del 1902 e lo scarso feeling con Reinecke, nonché un ravvivato interesse per la pittura, lo indussero a ritornare a Varsavia per iscriversi nell’autunno del 1902 alla Scuola di Disegno del pittore Jan Kauzik, per poi entrare due anni dopo alla Scuola di Belle Arti appena costituita. Esposte con successo alcune opere a Varsavia (1905), a San Pietroburgo e a Vilnius (1906), si stabilì in quest’ultima città all’inizio del 1908, per poi trasferirsi nel 1909, sùbito dopo il matrimonio con la giovane scrittrice Sofija Kymantaité, a San Pietroburgo alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Come pittore cominciò a ottenere successi e riconoscimenti grazie a mostre a Varsavia, a Vilnius, a San Pietroburgo, a Mosca, a Kiev, a Parigi, a Minsk; sue composizioni musicali vennero eseguite a San Pietroburgo nel 1908 e nel 1909, insieme con opere di Skrjabin, Medtner, Rachmaninov; ma questa fama, ancorché germinale, sembrò appena sfiorarlo, perché non mutò né le precarie condizioni finanziarie né lo stato di salute, fisica e mentale, dell’artista, in moto perpetuo, sempre più irrequieto e depresso, tra Russia, Lituania e Polonia. Ricoverato nel sanatorio di Pustelnik, vicino a Varsavia, nel 1910, vi morì di polmonite il 10 aprile del 1911, quando sembrava invece avviato verso un deciso miglioramento.    

Il dèmone che presiede alla visione artistica di Čiurlionis – letterariamente e filosoficamente nutrito di Poe, Nietzsche, Ruskin, ma soprattutto di teorie teosofiche esoteriche antroposofiche dai Veda a Rudolf  Steiner, affascinato dalla pittura di Caspar David Friedrich e di Joseph M. V. Turner – è la sinestesia, come estrema e metamorfosata epifania tardo-ottocentesca del perdurante mito romantico di un’arte suprema quale sintesi trascendentale di ogni altra espressione e forma estetica (si pensi soltanto al Gesamtkunstwerk wagneriano…), in una concezione assai vicina a quella del coevo Skrjabin per quanto riguarda musica e immagine, anche se il compositore russo, nel concepire il Clavier à lumière, ipotizza una produzione di suono e colore in seno a uno stesso strumento, a una stessa fonte produttiva, laddove nella prassi di Čiurlionis le due arti rimangono ancora per necessità fisicamente separate. Sarà però rivelatore il fatto che se il musicista compone, fra l’altro, due poemi sinfonici intitolati La foresta e Il mare, il pittore, nella sua piena maturità,  elabori ed intitoli alcuni suoi cicli fondamentali secondo una scansione compositiva “musicale”, onde avremo la Sonata della Primavera (1907) in quattro pannelli o “movimenti” iconici (Allegro- Andante-Scherzo-Finale), la Sonata del Sole (1907), la Sonata dell’Estate (1908) e la Sonata del Serpente  (1908) di analoga struttura quadripartita, la Sonata del Mare (1908), articolata in Allegro-Andante-Finale, la Sonata delle Piramidi (1908), in Allegro- Scherzo, e la Sonata delle Stelle (1908), in Allegro-Andante.

Altri cicli capitali dell’esperienza pittorica di Čiurlionis sono Scintille (1906), Alba (1906), Creazione del Mondo (tredici tempere meravigliose; 1906-7), Inverno (1906-7), Il viaggio del principe (1907), Zodiaco (1907), La città (1908), Fiabe (1909). Altri titoli si possono aggiungere – Serenità (1903-4), Foresta (1906), Mare di notte (1906), Montagna (1906), Pensieri (1907), Preludio del cavaliere (1909), Angeli [Paradiso] (1909), Angelo [Preludio dell’Angelo] (1909), Cimitero lituano (1909), Fulmini (1909), Adorazione del Sole (1909), L’altare (1909), L’offerta (1909), Rex (1909) – di per sé eloquenti nel definire un repertorio iconico-tematico costituito da paesaggi naturali rarefatti e trasfigurati, da creature e animali emblematici e sacrali (il serpente prima di ogni altro), da «acropoli oniriche, ponti e chimeriche strutture, torri e rocche immaginarie» (Di Milia), da «sfere, sinusoidi, piramidi planetarie e anelli solari, annegati in mari cosmici» (Vallora)… Tenendo conto che Čiurlionis è attivo sùbito dopo gli anni della Sezession (di Monaco, Vienna, Berlino) e in pieno trionfo del Jugendstil, la sua opera, volta all’acquisizione della più recondita verità sapienziale, spira la stessa aura in cui si librano quelle di Boecklin, Kupka, Kandinskij; e nel portare agli esiti estremi un simbolismo esoterico e visionario, «una realtà fiabesca e metafisica» (Dorfles) con forti radici anche nella tradizionale mitologia pagana lituana, finisce quasi con l’anticipare e il preludere, come è stato osservato, alle future conquiste di un Mondrian,  di un Malevič, dell’astrattismo spirituale di un Rothko.

Meno appariscente, o forse più diluito e intermittente, può apparire il tasso di innovazione e di rottura segnato dalla produzione musicale dell’artista, il cui indiscutibile talento e la cui innegabile ispirazione non ebbero forse la possibilità di dispiegarsi appieno e richiedono ancora attente verifiche e specifici approfondimenti. Čiurlionis ci ha lasciato oltre duecento composizioni, comprendenti brani corali (la cantata per coro e orchestra De profundis [1899, eseguita nel maggio del 1908], un Sanctus e un Kyrie per coro a cappella, ecc.), i poemi sinfonici Miške (La foresta) e Jura (Il mare), un Quartetto per archi in Do minore, molti pezzi per pianoforte (preludi, notturni, ecc.), pezzi per organo (preludi, fughe, canoni, fughette, ecc.) e l’adattamento per coro di numerosi canti popolari lituani, a dimostrazione – in questo caso – del forte impegno in senso nazionale e patriottico di un compositore che sull’argomento stese anche lo scritto Sulla musica.

L’esperienza creativa di Čiurlionis, a parte l’ovvia conoscenza scolastica dei “classici”, muove, e non potrebbe essere diversamente, da Chopin, ma non ignora Liszt e soprattutto Grieg, e viene a essere contemporanea a quella di Skrjabin, di Reger, di Sibelius, di Schreker, del primo Schoenberg e del primo Berg, e con i suoi accenti originali e personali non indegnamente ha da inquadrarsi entro queste coordinate.[2] Nel breve poema sinfonico La foresta (1901), lontano debitore di Sibelius e Richard Strauss, vivono un pathos gentile e una poesia sincera ed elegante, se mai conditi da un pizzico di Čajkovskij e di Reger, ma di carattere senza dubbio evocativo piuttosto che descrittivo. L’istanza “pittorica” prevale invece nel più ampio e complesso poema Il mare (1903-07; sorta di analogo rovesciato dell’intento “musicale” che anima le Sonate figurative), il cui descrittivismo più marcato, talvolta sfociante in clangori un poco enfatici, se strutturalmente rinvia ancora a Strauss, non è immemore di Debussy e del Wagner “naturalistico” (quello, cioè, delle scene della natura nell’Anello del Nibelungo).Il primo movimento del Quartetto per archi in Do minore (1901-02; eseguito al Conservatorio di Lipsia), Allegro Moderato, col suo tema gagliardo e martellato, fortemente scandito, può certo evocare Beethoven, ma è di ottima fattura, così come originale è l’Andante seguente, di natura rapsodica, con evidenti influssi orientaleggianti, russi o genericamente slavi, e assai bello ed elegante è anche il Minuetto. Il quarto movimento andò perduto prima della pubblicazione. (Del Quartetto esiste anche una curiosa trascrizione per pianoforte ad opera della pianista lituana Mûza Rubackyté). È tuttavia nella musica pianistica che l’arte di Čiurlionis raggiunge i risultati più notevoli e si pone in linea con le acquisizioni  più avanzate del tempo: in tale àmbito registreremo pezzi ragguardevoli come il Notturno in Fa diesis minore, il Notturno in Do diesis minore, il Preludio in Fa diesis maggiore, il Preludio in La maggiore, il Padre nostro (1904), l’Usignolo (1905), Rimembranza (1906), il ciclo Tre pezzi su un tema, il Preludio O sacro Signore (1909), la Fuga in Si bemolle minore (1909; ultima strordinaria creazione sonora di Čiurlionis, quasi un preannunzio del Šostakovič più spigoloso…), brani che, insieme con parecchi altri, esasperando le tensioni armoniche e praticando un cromatismo sempre più radicale e totalizzante sembrano a buon diritto reclamare un loro posto di antesignani nell’esperiena musicale dell’Espressionismo e dell’Atonalità.

Non privo di virtù anche letterarie, Čiurlionis fu un epistolografo copioso. Le sue lettere, specie quelle indirizzate al fraterno amico Eugeniusz Morawski (destinato a divenire uno dei più insigni compositori polacchi del Novecento) e all’amatissima fidanzata e poi sposa Sofija Kymantaité, traboccano affetto e sentimento, vivacissime, ricche di spirito, di intelligenza, di cultura, e sono una miniera di notizie, oltre che private, sull’arte e sulla musica europea di quel periodo.


[1]La scarna bibliografia italiana registra a tutt’oggi: Luca Quattrocchi, M. K. Čiurlionis: preludio all’astrattismo, Pendragon, Bologna 2000; Maria Grazia Imarisio, Preludio all’astrattismo: Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, in «Annali del Centro Pannunzio», XXXV, 2004/05, Torino 2004.

[2]Molto opportunamente al Catalogo milanese fu accluso il CD Čiurlionis e la musica del suo tempo, che secondo un progetto diretto da Angelo Mantovani e realizzato dal pianista Orazio Sciortino accoglie significativi pezzi dell’Autore a confronto con altri di Grieg, Berg, Liszt, Prokof’ev, Skrjabin (è di Paolo Bolpagni la Guida all’ascolto del CD).