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Caro Vattimo,

sono passati tanti anni da quando ci siamo conosciuti all’Università e tu eri assistente di Luigi Pareyson di cui seguivo le lezioni. Il suo esame lo sostenni casualmente  con quello che diventerà con gli anni un amico e un maestro, Giuseppe Riconda  e non con te.  Seguii anche qualche tua lezione ma al contrario delle tante studentesse che ti idolatravano, sentii subito una certa lontananza da te che allora eri cattolico. Sei venuto alcune volte al Centro Pannunzio a parlare di estetica. Forse l’unico momento in cui mi trovai in una qualche sintonia con te fu quando aderisti al partito radicale. Ammirai il coraggio che dimostrasti dichiarandoti omosessuale in una Facoltà di Lettere come quella di Torino degli anni ’70. La Facoltà ti elesse preside. Poi man mano il tuo pensiero filosofico andò crescendo e nacque il “pensiero debole“, che alcuni considerarono una forma di pensiero laico che andava oltre le formule del laicismo. Così sostenne la mia amica Annelise Caverzasi, sorprendendo Sandro Galante Garrone. Il pensiero debole contro il pensiero forte che venne anche identificato con quello del marxismo dottrinario. Io allora rimasi zitto poi mi misi ad approfondire e mi resi conto che il tuo pensiero si identificava con il relativismo etico ed il nichilismo . Erano idee che non potevo accettare perché anche i laici hanno valori forti. Bobbio ci fu maestro insuperato  nel descrivere le diverse etiche laiche. Croce e Salvemini ebbero vite  eticamente rigorose  che non lasciavano spazio ad una filosofia come la tua che si riallacciava a Nietzsche e Heidegger  che  tu hai avuto il grande merito di sdoganare. Poi c’è stata da parte tua la conversione al marxismo più ideologico che ti ha portato alla militanza e a fare il parlamentare europeo. A volte hai raggiunto livelli di faziosità davvero molto forte, se posso usare questo termine. Nel frattempo, mi sono avvicinato molto a Maurizio Ferraris che stimo ed apprezzo e che ho avuto anche modo di frequentare un po’ . Ferraris  oggi rappresenta la figura di pensatore più originale ed è riconosciuto come tale a livello europeo. Perché tutto questo lungo preambolo, caro Vattimo?  E’ semplice. Ho letto il tuo breve intervento sul green pass a cui ti sei dichiarato contrario come Cacciari senza sottoscrivere  però le idee davvero incredibili dell’ex sindaco di Venezia e noto  commentatore televisivo, che è stato un semplice  e pur affascinante professore di filosofia ma non può certo considerarsi un filosofo. Pur temendo di sembrare impertinente, malgrado la tua opera omnia di oltre 2000 pagine, vorrei dirti con il massimo rispetto che non considero neppure te un filosofo, parola grossa spesso abusata  per tanti professori di filosofia esemplari ma non portatori di un pensiero originale. Alcuni hanno detto che tu non hai voluto  esporti e che hai fatto un discorso cerchiobottista in cui apprezzi i vaccini e dichiari molto opportunamente che c’è una parte del mondo che non ha né medicine né vaccini. Forse ti richiami all’amata isola di Cuba ed hai ragione a rivendicare il  diritto universale alla salute. Poi sembri però   nuovamente dar ragione a Cacciari perché  il problema dei vaccini e della loro certificazione è “problema  di democrazia eccetera“ senza precisare cosa intendi con quell’eccetera. Quell’eccetera è cosa troppo importante per essere liquidata con un eccetera. Posso dirti che ancora una volta non mi hai convinto, anche se il tuo pensiero  tornato debole ,di fronte al virus che miete vite umane, è umanamente più vicino ai tanti che non sanno e vivono nel dubbio di un domani  così incerto? Più che filosofo ti sento uomo come me che esprime dubbi . Ma forse bisognerebbe infondere anche qualche certezza. E si tratta di certezze che le ideologie non possono più darci. Una di queste certezze da ricordare sono i doveri di Mazzini rispetto a diritti che sono  sempre più forme di egoismo e di arbitrio individualistico. Ti perdonerei  persino la tua candidatura nel partito comunista di Rizzo al Comune di Torino anche se ricordo che fosti uno dei grandi sostenitori del sindaco Castellani, se dicessi qualcosa sui doveri a cui dobbiamo uniformarci più che mai oggi  nel turbine della pandemia.

Un caro saluto ed auguri di buona e lunga vita.