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Caro preside Altavilla,

ci conoscemmo agli esordi del Suo incarico, quando venne al Centro “Pannunzio” a rendere omaggio al suo illustre predecessore Giovanni Ramella. Poi i nostri incontri cessarono e certo la pandemia ha impedito di riprendere la bella tradizione, durata decenni, di una collaborazione tra Liceo e Centro “Pannunzio” protagonisti di convegni importanti tenutisi nei locali storici del Liceo. Voglio complimentarmi con Lei per il modo in cui ha diretto la scuola, un lavoro complesso e difficile che ho seguito da lontano. Il “d’Azeglio”, a partire da una “d” minuscola che non viene mai rispettata, è una scuola difficile anche perché troppo politicizzata. Io ci insegnai nel secolo scorso sette anni e mi resi conto della complessità di dirigerla,  in rapporto alla fraterna amicizia che ebbi con il preside Ramella che ,molto amareggiato, spesso si confidava con me. E desidero altresì complimentarmi per i 120 anni di vita del prestigioso liceo. Avevo letto anni fa la storia del liceo riportata sul sito, scritta da una professoressa di materie letterarie che non possedeva quello che Omodeo definiva “il senso della storia “. Scrisse una serie di pensierini  lacunosi, faziosi,  politicamente squilibrati che non rendevano merito al liceo, che non  fu solo importante per aver avuto Augusto Monti professore ed alcuni ex allievi, ignorando, ad esempio, il cattolico Valdo Fusi o minimizzando il laico Luigi Firpo che non apprezzava affatto Monti, ma la prof. Azeglia Arici del tutto ignorata dalla professoressa. L’autore del dizionario Italiano/Latino Oreste Badellino, ad esempio, mi diceva Ramella che lo aveva conosciuto, fu fascistissimo e venne  per un certo periodo epurato, anche se non sono riuscito finora  a trovare documenti in proposito. Suo figlio cercò di sviarmi dalla ricerca e poi la sua fine tragica mi indusse a sospendere le ricerche. Badellino  in fondo va ricordato come latinista, senza andare a cercare  altro. Chi scrisse quel testo era anche sostanzialmente ignorante nel senso di ignorare la materia che stava trattando. Persino il preside partigiano Aurelio Verra era del tutto ignorato, il preside che forse, sull’onda dei suoi ideali giovanili, finì di appoggiare il ‘68 in modo acritico, facendo scelte opposte a quelle del preside Luigi  Vigliani al “Cavour “. Verra fu anche uno studioso di un certo rilievo.
Ho sentito in passato una qualche colpa perché un editore, d’intesa con il preside Ramella,  chiese a me di scrivere  una storia del “d’Azeglio” anche su sollecitazione dell’amico Pene Vidari, storico ed autorevole presidente degli ex allievi. Non ebbi le garanzie che richiedevo per scriverne con il dovuto distacco e rifiutai l’incarico. Tutti i principali licei italiani hanno una storia a loro dedicata salvo il “d’Azeglio “.
Vedo che il sito è migliorato e parla anche della giovane ausiliaria repubblichina ammazzata selvaggiamente, Marilena Grill, studentessa del Ginnasio, che solo il coraggio di Massimo Novelli ha fatto conoscere. La storia del liceo non può essere ridotta ad alcuni nomi illustri di antifascisti .Appare davvero inspiegabile lo spazio dato ad un supplente come Franco Antonicelli, che va ricordato per altre benemerenze e non per l’insegnamento occasionale come supplente. Tra il resto Antonicelli fu tesserato per un certo tempo al PNF .Il liceo ha avuto presidi e docenti fascisti che vanno almeno citati, senza fermarsi al solo prof. Corradi e al suo gesto estremo  ed infantile di vietare l’uscita di allievi e professori nell’aprile 1945 per impedire loro di partecipare allo sciopero insurrezionale, sempre che gli interessati ne avessero intenzione. E anche nel dopo guerra l’insistere su ex allievi viventi e operanti , senza un’indagine approfondita nei decenni precedenti volta a ricostruire i volti degli allievi degli Anni 50 e 60, non è  storicamente accettabile ed è persino privo di buon gusto. Non credo che il mio amico Paolo Montalenti nella sua elegante  sobrietà gradirebbe. Ignorare fra gli ex allievi  i deputati socialisti Carlo Mussa Ivaldi e Giuseppe La Ganga, animatore da studente della vita del liceo, appare altrettanto poco condivisibile. Così come  appare storicamente insostenibile, ignorare docenti e presidi che per decine d’anni sono stati protagonisti del liceo, ne cito uno per tutti il prof. Villa organizzatore di grandi eventi al teatro “Carignano“ negli Anni Sessanta. Ci sono tra i  professori del “d’Azeglio“, come appare dai fascicoli personali,  persone insignite di Medaglia d’oro di prima classe di benemeriti della scuola  e addirittura della più alta onorificenza repubblicana, che non possono essere taciuti, come non può essere taciuto il  focoso preside Iuvara o, su tutt’altro versante, lo storico contemporaneista Gianni Oliva ,autore di importanti opere destinate a restare. In occasione dei 120 anni dell’intitolazione a Massimo d’Azeglio, caro preside Francavilla, dia incarico  a qualcuno di rimediare alle lacune ed alle dimenticanze. Se ne gioverà sicuramente l’immagine storica del liceo, adeguandosi a quella che lei con tanto impegno tiene alta nella faticosa quotidianità di ogni giorno, guardando con lucidità al futuro della scuola che dirige. Molti cordiali saluti ed auguri.