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L’annuncio dell’imminente abbattimento dello storico ippocastano di Piazza Carlo Emanuele II a Torino, affettuosamente chiamata dai suoi abitanti Carlina,  è solo l’ultimo di una pilotata strage di alberi secolari, motivata sempre da “imminenti cedimenti “dei rami od addirittura del tronco e quindi pericolosi per l’incolumità dei cittadini.  Poco importa se tutelati dalla L. 10 /2013 che li vincola come veri e propri monumenti verdi. La strage di alberi in Italia non ha tregua, da Nord a Sud si perpetrano quotidianamente  tagli indiscriminati, nelle città e nelle aree verdi. Dalla Calabria a Montegiordano, dove nel piccolo comune in provincia di Cosenza, in piena pandemia,  il Sindaco ha fatto abbattere 115 pini marittimi, connotativi del bel lungomare. A Roma, poi i famosi Pini, musicati da Ottorino Respighi sono stati  oggetto nel Parco di Villa Glori di un impietoso taglio radicale,  tanto da suscitare l’indignazione del Washington Post, che li definisce “l’icona di Roma”, al pari delle Fontane, anch’esse magistralmente musicate da Respighi nel 1921. Eppure la malattia di cui soffrono è nota da anni e facilmente debellabile, si tratta di un parassita, la cocciniglia che intacca le radici e soffoca poi il tronco. Il rimedio c’è ed è noto, si tratta di fare periodicamente iniezioni alla base dell’albero di un potente antiparassitario, l’abamectina, già sperimentato negli USA da cui proviene il parassita.  A Roma si sono formati comitati di cittadini per salvaguardare i Pini delle principali e storiche aree verdi ed un candidato alle prossime amministrative, Carlo Calenda, ne ha  fatto una bandiera del  suo programma elettorale, irriso, ingiustamente, per questo da molti ed anche oggetto di una parodia da parte di Crozza. In questi giorni, cittadini e villeggianti di Santa Margherita Ligure, si stanno mobilitando attraverso Change Org, per salvare tantissimi alberi in procinto di essere abbattuti. Notizia di queste ore, come scritto in apertura, che uno degli alberi più antichi di Torino, l’ippocastano maestoso davanti alla Caserma Bergia, ex Collegio delle Province, ora Comando Regione Carabinieri del Piemonte, sarà abbattuto, perché “malato.” Un destino nefasto accompagna ora questi due Monumenti, uno dell’architettura, risale infatti al 1793, per opera di Bernardo Vittone su incarico di Vittorio Amedeo II°, diventato nel 1814 Sede dei Carabinieri Reali, qui rimasti, anche se repubblicani, sino ad oggi.  Ippocastano e Comando Carabineri, che creano in simbiosi, uno degli angoli più suggestivi di Torino, hanno avuto entrambi lo sfratto, il primo dal Comune, che anziché monitorare e curare preferisce  abbattere, l’altro cartolarizzato dalla  Città Metropolitana per problemi di bilancio. Il declino delle città significa anche questo, non preservare il delicato rapporto Verde/Uomo, non considerare l’importanza dal punto di vista climatico, estetico, ambientale degli alberi, soprattutto se essi sono stati piantati molti decenni, in alcuni casi centinaia di anni, prima. Anche dopo un’estate infausta per gli alberi, che ha visto andare in fumo, per quasi sicuramente mano dell’uomo, intere foreste con conseguenze tragiche per le persone e gli animali. Non bisogna arrendersi, a Torino ed in qualsiasi parte d’Italia, dove il patrimonio arboreo, corra pericolo, ad esso dobbiamo molto.