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L’ingegnere di Alba Davide Giri che frequentava il dottorato di ricerca  alla Columbia University ed è stato ammazzato selvaggiamente da un criminale afro-americano sembra che  non abbia diritto di essere ricordato degnamente. I giornali liberal americani – lo scrive testualmente Federico Rampini – minimizzano l’omicidio del ricercatore italiano perché il killer di Davide è afroamericano. Anche in Italia i giornali che non sono neppure  liberal, ma ottusamente e conformisticamente  progressisti hanno fatto lo stesso, dimostrando i pregiudizi di una sottocultura politicamente corretta che ci fa indignare. Un giovane italiano intelligente, serio, preparato è stato ucciso nel disinteresse quasi generale. Anche le Tv italiane hanno minimizzato. Noi comprendiamo storicamente il grave problema razziale americano che è lungi dall’essere superato . Comprendiamo che negli Usa la presidenza Trump è stata devastante, anche se la presidenza Biden si rivela piena di errori e di insufficienze, con una vicepresidente che andrebbe sostituita, se non fosse donna e nera, per evidente incompetenza e lampante faziosità. Conosciamo i gravi problemi degli USA che non possono certo crogiolarsi in un sogno americano inesistente. Ma come italiani orgogliosi dei nostri giovani migliori, rivendichiamo il diritto al rispetto nei confronti della vittima innocente di un delitto efferato da parte di un personaggio violento che pratica l’aggressione e la rapina come scelta di vita e che giudici demagogicamente  accondiscendenti hanno finora favorito in modo  sfacciato. Sia reso onore almeno in Italia all’ing. Giri, espressione della laboriosità tutta piemontese della gente di Langa. Noi lo vediamo come un eroe cantato da Nino Costa nella poesia dedicata alla gente piemontese citata persino dal Papa quando venne a Torino. Finire ucciso in quel modo dopo una partita di calcio è un fatto che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini. Finora  nessuno si è inchinato davanti alla tragedia del giovane italiano e della sua famiglia, nessuno ha elevato una parola di condanna e di protesta, rendendo pubblicamente omaggio al giovane italiano.