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“Dopo la Beata Vergine non si trova donna alla quale nel mondo non si sia stato reso maggior riverenza e dato maggior gloria in cielo”. Onorata col titolo di Apostola degli Apostoli da Tommaso d’Aquino, Maria di Magdala fece parte del gruppo dei discepoli di Gesù, lo seguì fino ai piedi della croce e, fu la prima testimone della resurrezione. Eppure, per una serie di equivoci fu a lungo calunniata, considerata una prostituta e una peccatrice, lei che mostrò un grande amore a Cristo e fu da lui tanto amata. “Gli altri, quando ti sono vicini, amano se stessi: io amo te in te stessa” scrive Kahlil Gibran, raccontando il loro primo incontro. Fin dall’antichità la pittura e la letteratura l’hanno ritratta, di conseguenza, nei suoi innumerevoli aspetti, soprattutto quelli della peccatrice convertita, e una mostra spettacolare intitolata Maddalena. Il mistero e l’immagine, dal 4 marzo fino al 26 giugno 2022, ai Musei San Domenico di Forlì, offrirà al visitatore un percorso espositivo affascinante che comprenderà pittura, scultura, miniature, arazzi, argenti e opere grafiche e che si snoderà attraverso i più grandi nomi di ogni epoca, per indagare il mistero di una donna che andò oltre le convenzioni del tempo, seguendo il proprio istinto. Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra, a cura di Cristina Acidini, Paola Refice, Fernando Mazzocca, si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli. Il percorso espositivo, curato nel suo allestimento dagli studi Wilmotte et Associés di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì, sarà accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale. Tutti gli artisti si sono ispirati a lei, da Giotto a Caravaggio, da Botticelli a Tiziano, da Donatello a Crivelli a Signorelli, da Tintoretto a Rubens, specchio delle diverse epoche che vi hanno riconosciuto la propria immagine, i vizi e le virtù.  “ In questa singola donna si sono agglutinate e confuse nei secoli infinite altre figure femminili, ed ella è diventata volta a volta simbolo di peccato e di pentimento, di fedeltà e di sofferenza, di ossessione e di amore, di fecondità e di sapienza, di carnalità e di santità, di umanità e di protesta, creando una trama narrativa che, soprattutto attraverso l’arte, ne ha fatto l’“oscuro oggetto del desiderio” della nostra storia”, ha spiegato il direttore della mostra Gianfranco Brunelli. Un’esposizione emozionante che proporrà i diversi aspetti della personalità attribuita alla Maddalena: dall’iconografia di epoca classica pre-cristiana, centrata sull’estetica del dolore, ai ritratti dell’Umanesimo quattrocentesco, alle tensioni formali del Cinquecento, alla sensuale spiritualità del Seicento che esalta nella peccatrice santa i temi della vanitas, del pentimento e dell’estasi, ai tratti che Mengs, Canova e Hayez affidano a una donna sola ed enigmatica, al Simbolismo ottocentesco che la vede pallida e perduta, alle espressioni moderne dove la figura di Maddalena è emblema della protesta, del dolore e dell’angoscia.  Almeno 200 opere tra le più significative dal III sec. d.C. al Novecento, suddivise in undici sezioni, provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali la ritraggono mirrofora, col vaso del balsamo, padrona di casa che accoglie Gesù alla sua mensa, come nella splendida evocazione di Alessandro Allori, pia donna solitaria sotto il Crocefisso, come nel Signorelli, solitaria e inquieta presso il sepolcro, come nel Savoldo, timorosa discepola che vede per prima il Risorto e ne è delicatamente allontanata con parole dolci: “Noli me tangere” ritratta dal Beato Angelico al Pontormo, al Barocci. Ci saranno tre opere di Antonio Canova, e poi Guido Cagnacci, Guido Reni, Francesco Hayez, Gaetano Previati, Renato Guttuso, Bill Viola per una straordinaria galleria d’immagini che proverà a comporre il racconto delle contraddizioni del personaggio e la ricchezza dei temi, a restituirci l’anima di una donna coraggiosa e innamorata, per Paola Refice “incarnazione del femminile che supera i limiti del tempo”.