Margherita di Savoia. La prima Regina nell’Italia unita, di Mara Antonaccio
Margherita di Savoia. La prima Regina nell’Italia unita di Bruna Bertolo
Conosco Bruna ormai da un po’ di anni e, come moltissimi lettori dei suoi libri, ho imparato ad apprezzare il suo modo mai banale di raccontare le persone, i personaggi, la storia. Sono soprattutto le donne a riempire le pagine dei suoi scritte e non è mai banale il modo di raccontarle: eroine, anticipatrici di tendenze, vittime, ribelli, figure note o dimenticate, ognuna di loro lascia traccia di sé nel lettore. E lo stesso accade in questo nuovo lavoro di Bruna Bertolo, dedicato alla Regina Margherita, sovrana molto amata dagli Italiani. Come spesso accade nelle figure femminili narrate dall’autrice, che ama raccontare il punto di vista delle donne, c’è un gesto preciso, quasi politico, dentro questo libro: rimettere una donna al centro della scena nazionale dopo decenni in cui è stata raccontata come icona, cornice, immagine da cartolina. Bruna scardina la superficie e prova a restituire profondità, capacità di influenza e ruolo sociale alla moglie di Umberto I. Così la sovrana non appare più soltanto come simbolo elegante dell’Italia umbertina, ma come figura che agisce, orienta, costruisce consenso, interviene nello spazio pubblico. In altre parole: una protagonista dentro un sistema che alle donne concedeva visibilità ma raramente potere riconosciuto. La scrittura dell’autrice è divulgativa, limpida, ma mai indulgente verso i cliché; Bruna interroga il modo in cui la memoria collettiva ha semplificato Margherita trasformandola in mito popolare e, facendo questo, le ha sottratto complessità politica. Per cogliere appieno lo spirito che ha spinto alla scrittura di questo volume bisogna guardare l’insieme dell’opera di Bruna Bertolo; da anni il suo lavoro compie la stessa operazione: aprire spazi e riempirli di “donne”, dove la narrazione ufficiale ha lasciato vuoti.
Basta pensare a titoli come:
- Donne del Risorgimento. Le eroine invisibili dell’Unità d’Italia
- Donne nella Shoah
- Mondine. Donne e lavoro in risaia
- Donne protagoniste. Per la Costituzione della Repubblica italiana
- Donne e follia in Piemonte
Il filo rosso è evidente: restituire nome, voce e peso storico alle figure femminili, che non sono una nota a margine della storia, ma sono state parte strutturale degli eventi. A mio parere il libro si inserisce in quella corrente di studi che non si limita a “raccontare donne”, ma mette in discussione i criteri con cui la Storia è stata selezionata e tramandata: chi decide cosa è rilevante? Perché certi ruoli maschili vengono letti come potere e quelli femminili come rappresentazione? Bruna Bertolo, pur mantenendo un impianto narrativo accessibile, compie un’operazione tipica della storiografia di genere: mostra che la marginalità è spesso un effetto del racconto, non della realtà. Margherita diventa così un caso emblematico, non una figura minore, ma una leader che esercita il suo potere esercitata con strumenti differenti da quelli tradizionalmente riconosciuti agli uomini: relazione, cultura, simbolo, diplomazia sociale. Non credo che nelle intenzioni dell’autrice ci fosse quella di riabilitare una regina, mi piace pensare che abbia voluto costruire attraverso il racconto di una sovrana, la memoria pubblica delle donne, azione compiuta puntualmente in tutti i suoi libri. Rileggere queste biografie significa offrire modelli più complessi, liberandoli dall’alternativa riduttiva tra santificazione e decorazione; ed è esattamente ciò che rende il lavoro di Bruna Bertolo prezioso: la capacità di stare nella divulgazione senza perdere densità critica e capacità di raccontare storie, complessità caratteriali e scelte difficili sempre con lo sguardo di chi capisce e si sente preso in causa, perché donna..



