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Ieri 17 marzo ai Murazzi di Torino ho voluto e  promosso, come direttore del Centro Pannunzio e come suo amico personale che non dimentica, un ricordo di Mario Soldati sotto la lapide che rammenta l’esemplare gesto di lui sedicenne che, esattamente cent’anni fa, si gettò nelle acque del fiume Po per salvare un coetaneo da sicuro annegamento. Un episodio che fa pensare al racconto mensile “Valore civile” del libro “Cuore“ di De Amicis che rievoca un episodio analogo avvenuto nell’800 più o meno a poca distanza da dove Soldati salvò il nipote del cardinale di Torino Richelmy. Soldati nello stesso 1922 ebbe dal Re il conferimento della Medaglia al valor civile che gli venne consegnata dal Sindaco di Torino in una solenne cerimonia in Comune. Se ho potuto promuovere questo incontro lo debbo all’assessore alla cultura di Torino Rosanna Purchia che è stata l’unica a collaborare fattivamente all’iniziativa con grande disponibilità. E lo debbo anche al mio amico Stefano Morelli che si adoperò in ogni modo, dieci anni fa, per lo scoprimento della lapide proposta dal Centro Pannunzio, che vergognosamente il sindaco di Torino pro tempore aveva ignorato. Solo il presidente del Consiglio Comunale Castronovo ci diede ascolto e la lapide venne inaugurata quando il Consiglio Comunale stava per scadere e sarebbero state indette le elezioni del 2011. E ovviamente va rivolto un grazie  sentito ai soci del Centro Pannunzio  che non si sono fatti intimidire dalla pioggia e hanno partecipato numerosi alla manifestazione. Ma quante diserzioni vuoi per la pioggia, vuoi per altri motivi non proprio nobili, per non parlare dell’assoluto silenzio della “Busiarda”, il quotidiano diretto  magistralmente da Giannini. Anche la scuola statale torinese ha brillato per la sua totale assenza, lasciando agli alunni dell’Istituto Sociale di cui Soldati era allievo, l’onore esclusivo di rappresentare gli studenti di Torino. Certo quelli che sono passati alla storia per aver introdotto gli asterischi nei licei torinesi, non sono venuti, né sarebbero stati graditi: posso immaginare con che sarcasmo Mario avrebbe trattato  questi snobismi modaioli che provengono dal *signor* Murgia. E certo molti giovani d’oggi che protestano per la seconda prova scritta alla Maturità occupando le scuole, forse non sarebbero disposti a seguire il loro coetaneo Soldati. Forse lo sarebbero i giovani ucraini che combattono per difendere la propria libertà oppressa. Soldati in effetti  non aveva neppure  bisogno di questo ricordo torinese  perché la sua opera appartiene alla storia della letteratura e del cinema, mentre  di molti dei piccoli assenti resterà, forse,  solo il necrologio commissionato dalla famiglia ,naturalmente tra cent’anni e oltre. Io che ho conosciuto bene Mario in tanti decenni di amicizia, so di che tempra era. Il gesto del sedicenne trovò conferma nel resto della sua vita improntata alla lealtà e all’amicizia che andava oltre la politica, cosa rarissima tra gli intellettuali italiani del ‘900. Voglio rievocare  Mario con un ricordo molto speciale di cui non ho mai parlato. Nell’ultimo periodo si trovava in difficoltà a parlare al telefono e la sua fida segretaria di allora mi telefonava quasi ogni settimana per dirmi: ”Le passo il dottore che vuole sentire la sua voce e la invita a venire presto a Tellaro“. Erano momenti di intensa commozione, per me davvero indimenticabili che rivelano la tenerezza  affettuosa di uomo davvero fuori ordinanza ,come disse di lui Massimo Mila. La definizione piacque molto a Soldati che la fece sua ,attribuendola poi  ad altri forse  con troppa generosità. Mi disse: davvero una definizione straordinaria quella di Massimo, sapevo di essere un Soldati, ma non mi ero mai accorto di essere fuori ordinanza.