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Mazzini e la patria, di Ruggero Grio

Ieri

Così Mazzini si rivolgeva agli Italiani:

“A voi uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la Patria meglio definita d’Europa… Dio v’ha steso intorno linee di confini sublimi, innegabili: da un lato, i più alti monti d’Europa, l’Alpi: dall’altro, il Mare, l’immenso Mare. Aprite un compasso: collocate una punta al Nord dell’Italia, su Parma: appuntate l’altra agli sbocchi del Taro e segnate con essa, nella direzione delle Alpi, un semicerchio: quella punta che andrà a fare il semicerchio, a cadere sugli sbocchi dell’Isonzo avrà segnato la frontiera che Dio vi dava. Fino a quella frontiera si parla, s’intende la vostra lingua: oltre quella non avete diritti. Vostre sono innegabilmente la Sicilia, la Sardegna, la Corsica e le isole minori collocate fra quelle e la terraferma d’Italia. Senza Patria, voi non avete nome, né segno, né diritti, né battesimo di fratelli tra i popoli. Siete i bastardi dell’umanità. Soldati senza bandiera, israeliti delle nazioni, voi non otterrete fede né protezione: non avrete mallevadori. Oh miei fratelli! Amate la Patria. La patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi una numerosa famiglia che ci ama e che noi amiamo, con la quale possiamo intenderci meglio e più rapidamente che con altri, e che per la concentrazione sopra un dato terreno e per la natura omogenea degli elementi ch’essa possiede, è chiamata a un genere speciale di azione. La Patria è la nostra lavoreria. Lavorando, secondo i veri principi, per la Patria, lavoriamo per l’Umanità: la Patria è il punto d’appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune. Perdendo quel punto d’appoggio, noi corriamo il rischio di riuscire inutili alla Patria e alla Umanità. Miei fratelli amate la Patria! Dovunque vi troviate, combattete per la libertà della vostra Patria. Non abbandonate la bandiera che Dio vi diede. Combattete come Italiani. E italiano sia il pensiero continuo delle anime vostre: italiani siano gli atri della vostra vita; italiani i segni sotto i quali v’ordinate a lavorare per l’Umanità. Non dite; io, dite: noi. La Patria s’incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi si senta, si faccia mallevadore dei suoi fratelli: ciascuno di voi lavori a far sì che in lui sia rispettata e amata la Patria. La Patria è una, indivisibile. Come i membri di una famiglia non hanno gioia della mensa comune se uno di essi è lontano, rapito all’affetto fraterno, cosi voi non abbiate gioia e riposo finché una frazione del territorio sul quale si parla la vostra lingua è divelta dalla Nazione. La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale- finché uno solo vegeta ineducato tra gli educati- finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue, per mancanza di lavoro nella miseria voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti. Il voto, l’educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate“. Giuseppe Mazzini. Nato nel 1805 da un’agiata famiglia genovese, nel 1827 si laurea in legge e si affilia alla carboneria locale; attraverso L’Indicatore genovese si impegna con Ruffini in una battaglia culturale e politica che lo proietta in una intensa attività cospirativa in Liguria, Lombardia e Toscana. Viene arrestato e rinchiuso nel forte savonese di Priamar. Nei quattro mesi che trascorre nel forte- fra novembre 1830 e febbraio 1831- elabora la sua teoria politica, concepisce e definisce l’associazione politica che sarà lanciata qualche mese più tardi, da Marsiglia, la “Giovine Italia”. La “Giovine Italia” racchiude l’influenza religiosa del suo messaggio, la necessità di educare gli italiani per portarli a comprendere la missione che da Dio è stata loro affidata; l’unità nazionale come momento preparatorio di un’unità universale nel segno della democrazia. Patria e unità. Dio e popolo. Con l’ideazione della “Giovine Italia”, Mazzini separa il suo movimento dalle angustie della cospirazione carbonara, dal viluppo e dall’intrico delle sette, in cui si era mosso per pochi anni e con crescente disagio. Vecchi schemi, falliti alla prova, non bastano più. “Con i moti italiani del 1831, scrive Mazzini, “si è consumato il divorzio tra “Giovine Italia” e gli uomini del passato. Mazzini possedeva la fede che muove le montagne. Mazzini non fu né uomo di stato né filosofo. Fu un mistico. Chiunque vive non per sé stesso ma per gli altri, è un mistico, anche se un ateo. Il raggiungimento dell’unità nazionale, di quella “terra promessa” cui alludeva Francesco De Sanctìs, quando parlava del “Mosè dell’unità”, costituiva solo il punto di partenza per incontrare l’Europa. Il patriota ligure l’aveva compreso sin dal primo momento. Dalla “Giovine Italia” alla “Giovine Europa”: il nesso non è solo cronologico, è spirituale. Ed è un nesso intimo “il concetto della “Giovine Europa”, sono parole di Mazzini, “…io l’avevo già da gran tempo: da quando io cacciavo le basi della Giovine Italia”. Nel corso di quell’itinerario che dalla “Giovine Italia” condurrà alla “Giovine Europa”, il movimento democratico e repubblicano non ha mai separato il patriottismo dall’europeismo, rifiutando costantemente ogni suggestione autoctona nazionale o peggio ancora di enfasi o di boria nazionalista. Il futuro della “Nuova Italia”, nasce tutto nel quadro di quella “Nuova Europa” di cui Mazzini è stato definito, e non solo in Italia, il “profeta.”

2 Giugno 2021/da user-pannunzio
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