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Cari amici del Pannunzio Magazine, il nostro giornale ha deciso di dare voce ai candidati sindaci della città di Torino che vogliano parlare delle motivazioni che li hanno spinti a mettersi in gioco.

L’economia torinese, in declino da oltre un decennio, ha patito più di altre città la crisi da Covid e gli effetti pesantissimi sulla sua rete commerciale, che è stata ristorata solo del 20% delle sue perdite. Purtroppo le precedenti Amministrazioni, non solo l’ultima, non si sono accorte della diminuita competitività della città che negli ultimi anni ha perso 10 punti di Pil non solo rispetto a Milano, ma anche rispetto a Bologna. La bassissima crescita degli ultimi vent’anni ha impoverito Torino e l’ha praticamente divisa in due, come ha detto lucidamente l’Arcivescovo Nosiglia nel 2012. A Torino la metà della città che sta bene non si accorge della metà che sta male. Essa è tra le prime per disoccupazione giovanile, ha la più alta cassa integrazione tra i dipendenti e ha la metà dei pensionati che non ce la fa ad arrivare a fine mese. Il grave errore delle Amministrazioni che hanno preceduto la Appendino è stato quello di pensare che turismo, cultura e loisir bastassero a sostituire tutto ciò che stavano perdendo nell’industria. L’industria era e sarà ancora necessaria perché dentro l’industria vi e tanta ricerca e innovazione che si autoalimenta e genera il futuro. Hanno poi pesato  i tempi lunghissimi per costruire la Metropolitana e la TAV. Dal 1993 al 2016 sono stati scritti ben tre piani decennali ma non è mai stato fatto un bilancio dei risultati raggiunti, così non si è capito che Torino stava crescendo meno della media nazionale. Degli ultimi sei Sindaci nessuno aveva mai amministrato una azienda privata, altrimenti avrebbero misurato i risultati e sarebbero corsi ai ripari, come dissi a Chiamparino e alla Bresso nel maggio 2009 da Sottosegretario. Aver amministrato un’azienda privata per anni e aver avuto esperienza al Governo del Paese sono due caratteristiche strategiche che mi hanno convinto a candidarmi per il bene di Torino e del suo futuro. Inoltre, a differenza degli altri politici, dopo aver denunciato per primo il declino economico, nel 2013 ho guidato la battaglia per portare a Torino l’Autority dei Trasporti con i suoi 200 posti di lavoro altamente qualificati; nel 2018 di fronte alla volontà della Appendino di dire no alla TAV, ho avuto il coraggio di organizzare la prima manifestazione in piazza per la TAV, una cosa che mai nessuno aveva fatto. Ringrazio del loro appoggio le madamine e le imprese torinesi. Torino ha ancora tante eccellenze nelle Università e nei Centri di Ricerca, ha aziende leader nel mercato mondiale ma tutto ciò  non basta a farla crescere ai livelli delle altre metropoli del Nord Italia e d’Europa. Tra le 44 aree metropolitane europee con oltre 1,5 milioni di abitanti, Torino è solamente 41a, prima di Napoli 42a, mentre Lione è 11a, Milano 23a e Roma 33a. L’accordo Fiat Peugeot difatti è stata la vendita della Fiat alla Peugeot. Nella nuova STELLANTIS le deleghe le ha l’amministratore delegato Tavares, non J. Elkan. Pertanto le decisioni sul nostro gruppo industriale più importante non sono più nelle mani della famiglia Agnelli ma vengono prese in Francia. Torino si trova al bivio del terzo rilancio della sua Storia, la prima fu dopo la perdita della capitale, quando il sindaco Marchese Luserna di Rorà riuscì ad attirare capitali esteri che costruirono le prime centrali idroelettriche e investirono nel tessile. Da lì parti l’industrializzazione. In quel periodo molte novità industriali e produttive nascevano a Torino e in Piemonte. La seconda rinascita avvenne nel secondo dopoguerra e li furono decisivi Valletta e altri grandi amministratori locali come Peyron e Grosso. Oggi potremmo essere alla terza rinascita se riusciremo ad avere un sindaco che abbia una grande visione del futuro e che abbia la competenza e la determinazione per trattare con l’imprenditoria e con il Governo nazionale riguardo alle azioni e alle strategie che servono al rilancio dell’economia e del lavoro, sia quello dipendente che quello autonomo. Si il lavoro autonomo che nell’ultimo anno è stato tartassato e dimenticato. Ecco perché ho deciso di candidarmi Sindaco di Torino. Rispetto agli altri possibili candidati sono l’unico ad avere un’esperienza di tre anni e mezzo al Governo. Un’esperienza unica che aiuta un sindaco a trattare con gli imprenditori, col Governo e col Parlamento nel modo giusto per ottenere risultati positivi. Il nuovo sindaco dovrà avere una sensibilità che ne stimoli la sensibilità nel cogliere le difficoltà delle piccole aziende, delle partite IVA , della metà della città che sta male e non scambi le piste ciclabili con gli interventi a favore dello sviluppo, unico modo per iniziare a curare le ferite economiche e sociali. L’ignavia del governo giallorosso ha tenuto fermi per quasi due anni i lavori della TAV e ha rischiato di farci perdere il Centro per l’Intelligenza artificiale. Questo dimostra che non basta conoscere i problemi  ma occorre anche avere la competenza e la capacità di governo per passare dalle parole, ai fatti.  Nel programma che sto definendo insieme ai miei esperti, parliamo della linea 2 della Metropolitana, del rilancio dell’aeroporto, del rilancio della mobilità del futuro (auto elettrica, a idrogeno), dell’industria dello spazio, del commercio e del turismo, del rilancio delle fiere e dei congressi internazionali, della lotta al degrado, dell’attenzione alle periferie, della cultura, del rilancio del Teatro Regio, della vita ricreativa. Insomma non solo TAV anche se con la TAV Torino ritornerà tra le capitali europee e con la TAV avremo almeno due milioni di turisti esteri in più. Candidarsi a sindaco di una città in crisi come Torino è il servizio più bello anche se il più impegnativo per il futuro dei suoi Cittadini. Lo faccio perché non vedo candidati con l’esperienza, la determinazione e la vision dei grandi sindaci che hanno rilanciato Torino dopo il 1864 e dopo la seconda Guerra Mondiale. Tutti saranno chiamati a fare di più per far ripartire l’economia e il lavoro.  Chi ha avuto tutto e tanto da Torino deve fare la sua parte, non limitarsi a giocare in borsa o a puntare su qualche start-up. Non prometto cose irrealizzabili ma cose che servono davvero. Lavorerò  fin da subito insieme al sindaco di Genova, un caro amico, al sindaco di Lione e a quello di Milano per mettere insieme le eccellenze e trovare le sinergie economiche e sociali.  L’area economica che unisce queste 4 città vale più di 600 miliardi di euro e ha potenzialità nella ricerca, nei servizi e nella manifattura che la porrà ai primi posti e potrà candidarsi a diventare la Silicon Valley d’Europa. Nei ruoli chiave utilizzerò molte le donne che hanno una visione originale è una determinazione molto importante. Così come prevedo un Assessorato per le partite IVA e per l’utilizzo del 110%; un ufficio che aiuterà cittadini e imprenditori a fare di questo bonus una grande occasione di rilancio urbanistico e sociale. Sarò lieto di leggere i commenti e i suggerimenti così come sono disponibile ad accogliere chi volesse impegnarsi come candidato al Consiglio Comunale o nelle Circoscrizioni.

Mino Giachino  Candidato Sindaco di Torino  Lista Civica SITAV SILAVORO  335.6063313