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Premetto che gli storici non accettano di portare le questioni storiche in tribunale, quindi chi scrive è contro l’idea di considerare i negazionismi di qualsiasi tipo come dei reati. Le opinioni  vanno sempre  rispettate , anche quelle più intollerabili. Il dibattito anche più aspro deve trovare delle limitazioni nel rispetto delle persone. Ovviamente però  tutti i negazionismi vanno respinti in termini storici perché negano o sminuiscono verità storiche consolidate  che non si possono cancellare ,specie se  gli accadimenti sono delle stragi di cui c’è  ancora ampia testimonianza nelle famiglie delle vittime. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, rettore dell’ Università per stranieri di Siena  opinionista televisivo molto fazioso e collaboratore del “Fatto”, il foglio che fa della diffamazione la sua bandiera prediletta, questa volta se la prende con le foibe, riecheggiando il piccolo storico torinese nostalgico di Tito che ha pubblicato sul tema un libretto giustificazionista  delle foibe ,anche se in parte nettamente  negazionista. Queste persone si ostinano a non leggere i libri di uno storico di sinistra come Oliva che tanti anni fa documento ‘ in modo incontrovertibile  la tragedia delle foibe e dell’esodo Giuliano – Dalmata – Istriano e Fiumano. Oliva venne linciato da una settantina di storici che scagliarono contro di lui un manifesto carico di improperi, scomunicandolo. Quella scelta pesò sulla carriera universitaria di Oliva come un macigno ma non impedì ad Oliva di essere oggi uno dei più accreditati e seri storici italiani. Adesso al coro negazionista o giustificazionista (di recente c’era già stato   anche Alessandro Barbero a dire la sua  videoboutade in materia) si aggiunge uno storico dell’arte che che ritiene il 10 febbraio, giorno del ricordo, “una falsificazione storica“ e la prova provata di un revisionismo di destra che vuole a cancellare la storia del fascismo. Si tratta di affermazioni così grossolane e prive di ogni significato storiografico che non meritano di essere oggetto di confutazione. Risponderei con le parole del grande  storico Piero Pieri che, rivolgendosi I nascenti istituti storici della Resistenza ,li invitava a tenersi lontano dal “fare cattiva politica sotto il travestimento della storia“. Che poi Montanari prenda a pretesto, per intervenire sulle foibe, la nomina da parte del ministro Franceschini  del nuovo direttore dell’archivio centrale dello Stato  che alcuni, in primis lui, vorrebbero bloccare in quanto “colpevole”  di aver accolto il fondo archivistico di Pino Rauti, evidenzia in modo scoperto  tutta  la strumentalità dei suoi giudizi pseudo – storici. Se penso alla serietà di studiosi  come Philippe Daverio o Donatella D’Angelo (che interloquisce con lui sul “Fatto“) vedo in modo lampante come il prof. Montanari sia soprattutto un politico più che un uomo di studi, come pure emergerebbe  dal suo curriculum.